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mercoledì 27 agosto 2014

Serie che dovresti proprio recuperare #3: Carnivàle

Mi rendo conto che questa breve rubrica potrebbe iniziare a sembrare una retrospettiva su tutta la vecchia programmazione HBO, ma cosa ci posso fare se sono state proprio quelle di questo network le serie che hanno cementato la mia passione per la tv americana? 


Carnivàle è andata in onda per sole due stagioni dal settembre 2003 al marzo 2005, ed in quel breve periodo ha riscosso un ottimo successo di critica ed un successo di pubblico comunque probabilmente superiore alle aspettative. La prima puntata della serie fu la premiere più vista della storia di HBO (è stata battuta successivamente da Deadwood) e tutta la prima stagione ha avuto complessivamente buonissimi rating... che purtroppo la seconda non ha visto confermati. Il motivo della cancellazione dello show è stato l'altissimo costo di produzione, circa 4 milioni di $ a puntata. Peccato, perché il concept originale della serie prevedeva ben 6 stagioni a formare tre cicli narrativi che avrebbero portato avanti una storia di lotta tra bene e male originale ed avvincente...

Carnivàle è ambientato negli anni della grande depressione e racconta due storie diverse che lentamente vanno ad incrociarsi. La prima è quella di Ben Hawkins, un giovane uomo con misteriosi poteri curativi che si unisce in Oklahoma ad un circo itinerante. Ben comincia presto ad avere sogni surreali e visioni profetiche, in particolare su un uomo, Henry Scudder, che aveva avuto a che fare col circo anni prima e che condividerebbe con Ben alcuni dei suoi poteri. La seconda storia è quella di Justin  Crowe, un pastore metodista che vive con la sorella in California. Anche Justin ha sogni profetici e scopre di avere poteri sovrumani, può piegare la volontà di un uomo alla sua e fare apparire i peccati commessi come terribili visioni. Justin è convinto che Dio l'abbia scelto per compiere la propria volontà, e intanto lentamente il circo, con la sua nemesi Ben Hawkins, si avvicina alla sua città...


Ciò che in principio mi ha attratto di Carnivàle è... ehm... il nano. Samson, il co-manager del circo, è infatti intepretato dall'attore Michael J.Anderson, meglio conosciuto come il nano di Twin Peaks. Io venivo proprio dalla visione completa di Twin Peaks, serie che ovviamente apparirà presto in questa rubrica, così passare a questa mi venne naturale. E le atmosfere oscure, ricche di mistero e di decadenza di Carnivàle mi conquistarono subito. Proprio Twin Peaks è la serie che forse meglio di ogni altre si può paragonare a questa. Entrambe sono ricche di simbolismo, volutamente poco chiare, ricche di personaggi strani (i freak del circo) e di altri destinati a diventarlo. Entrambi, in fondo, raccontano la lotta tra bene e male, la sua valenza universale e la durata eterna.

E' facile capire perché Carnivàle non ha avuto un successo ancora maggiore... le storie sono intricate, complesse, la serie non ha un personaggio, un'idea, una situazione in grado di agganciare lo spettatore occasionale, va seguita per intero, settimana dopo settimana, e questo, specie nel 2003 quando ancora il download da internet era praticamente impossibile, richiedeva un impegno che man mano gli spettatori hanno dimostrato di non riuscire a mantenere. In più la serie ha un inizio lento, il cast di contorno è svelato e acquisisce un vero ruolo solo nella seconda metà della prima serie. Insomma, Carnivàle ti conquista lentamente... ma se riesce a farlo non ti lascia più.


Il pregio principale è l'ambientazione, estremamente raffinata. Le location sono superbe e splendidamente mostrate, l'aspetto itinerante del circo aiuta anche se ha contribuito a far lievitare i costi. Il cast era ottimo, oltre ad Anderson i ruoli principali erano interpretati da Nick Stahl (John Connor in Terminator 3!) e Clancy Brown, mentre Henry Scuddere era John Savage! Anche il resto degli attori era di ottimo livello, ma quello che rendeva Carnivàle speciale era la sceneggiatura, la qualità dei dialoghi, era evidente che tutto era ispirato e avrebbe portato ad una conclusione della serie che riesco a definire solo epica, alla conclusione dei cicli narrativi. Specialmente nella prima serie gli sceneggiatori erano in un vero e proprio stato di grazia... impossibile da ripetersi, se è vero che il creatore della serie Daniel Knauf non ha fatto molto di degno di nota da allora, e lo scorso anno ha scritto il pessimo Dracula per NBC...

In Italia Carnivàle è andato in onda per la prima volta su quella che è stata forse la migliore televisione della storia del nostro paese, ovvero Canal Jimmy... una tv che probabilmente si meriterebbe un articolo a parte :) Consigliatissimo!


Voto: *****

sabato 26 luglio 2014

Serie che dovreste proprio recuperare #2: Oz

Oz è stata una delle serie che mi hanno fatto capire come doveva essere una serie televisiva moderna, capace di raccontare senza reticenze storie troppo lunghe, troppo difficili o persino troppo scomode per il cinema, dando il giusto spazio a tantissimi personaggi senza sacrificarne nessuno, magari perché non interpretato da un nome di richiamo al botteghino. Non ringrazierò mai abbastanza il mio amico Marco per avermela fatta scoprire.


Protagonista di Oz non è un personaggio, ma la prigione stessa. Il penitenziario di Oswald, ed in particolare il suo quinto braccio, il Paradiso, dove i detenuti vengono rinchiusi non nelle classiche celle con le sbarre, ma in stanze con vetri in plexiglass, interamente visibili dalle onnipresenti guardie. Al centro del braccio c'è l'atrio, dove i detenuti passano la maggior parte del loro tempo a guardare la tv, giocare, pregare, allenarsi... ma anche a complottare, spacciare droga, cercare di uccidersi a vicenda.


Non appena un nuovo detenuto mette piede nella prigione è costretto, volente o nolente, a decidere da che parte stare. Il braccio è infatti diviso tra vere e proprie gang rivali, alcune in alleanza tra di loro, altre in vera e propria guerra.

Gli Zombie: ovvero gli afroamericani. Inizialmente guidati da Jefferson Keane, ma il membro più rappresentativo diverrà presto il folle Simon Adebisi.

è un mistero come quel cappello resti su
La Fratellanza Ariana: ovvero i nazisti, guidati da Vernon Schillinger, uno dei personaggi più terribili ma anche (ovviamente) affascinanti della serie. Alleati dei nazisti sono i Centauri, motociclisti guidati inizialmente da Scott Ross.


I Siciliani: la mafia è inizialmente il gruppo più potente del Paradiso, avendo il controllo dello spaccio di droghe. Il capo è Nino Schibetta, che poi lascerà il posto al figlio Peter quando verrà ucciso, e poi ad Antonio Nappa. Ma il personaggio più mitico dei siciliani è senza dubbio Chucky "the Enforcer" Pancamo...


I Musulmani: Oz è nato quando ancora le Torri Gemelle erano in piedi, ed il gruppo dei Musulmani rappresenta per gran parte della serie il mondo dei "buoni", che cercano di mettere pace tra gli altri. Guidati da Kareem Said.


I Latinos: i latino americani, guidati per gran parte della serie dallo spietato e cinico Raoul "El Cid" Hernandez, grande carisma... interpretato dal mitico Luis Guzman!


Gli Irlandesi: gruppo poco numeroso e dall'ovvia composizione, ma molto importante nella storia di Oz. La loro guida è Ryan O'Reilly, al centro di alcune tra le trame principali della serie.


Oltre a loro, nel Paradiso ci sono i Gay, i Cattolici e gli Altri, ovvero coloro che non godono di nessuna affiliazione.

Oz, approfittando della libertà concessa da HBO, può essere definita come un vero e proprio crudele horror dentro un'ambientazione estraniante e quasi futuristica. Il Paradiso nasce come esperimento sociale per il bene dei detenuti, ma è subito evidente come la prigione sia un microcosmo difficilmente redimibile. Nella serie non mancano terribili omicidi, stupri, umiliazioni, torture. Il personaggio simbolo della serie è probabilmente Tobias Beecher, semplice avvocato e padre di famiglia in prigione perché ha ucciso una bambina di nove anni investendola guidando ubriaco. Beecher entra in carcere come vero e proprio pesce fuor d'acqua, diventa la "puttana" di Schillinger che lo stupra ripetutamente e gli marchia a fuoco una svastica sulla natica. Beecher viene ripetutamente umiliato, inizia a drogarsi e lentamente cambia, divenendo una persona completamente diversa da quella che era all'inizio. Prima ribellandosi al suo "padrone" Schillinger (cacandogli anche in faccia davanti agli altri detenuti), poi scoprendo di essere omosessuale ed innamorandosi di un altro detenuto, lo psicopatico Keller... ma non voglio svelare più nulla della trama... Dovete assolutamente guardare Oz e scoprirla da soli! La serie ha quasi venti anni sulle spalle, ma non li dimostra affatto. In  Italiano sono arrivate solo le prime quattro stagioni, ma la quinta e la sesta sono tranquillamente reperibili sottotitolate.

Voto: *****

mercoledì 16 luglio 2014

Serie che dovreste proprio recuperare #1: John From Cincinnati

Poco più di sette anni fa, il 10 giugno 2007, andava in onda l'ultimo, incredibile episodio de I Sopranos, serie HBO che insieme a poche altre (Oz, The Wire) ha rivoluzionato il modo di fare televisione. L'episodio ottenne un audience di 11 milioni e 900mila spettatori, risultato elevatissimo per le tv americane, e della schermata nera finale si è parlato per settimane e settimane... anni, si potrebbe anzi dire. Subito dopo I Sopranos HBO mandò in onda il primo episodio di una nuova serie ideata dal creatore di Deadwood, David Milch, in collaborazione con lo scrittore di romanzi noir sul surf (evidentemente esistono!) Kem Nunn. John From Cincinnati fu visto solamente da 3,4 milioni di persone, che scesero poi ancora negli episodi successivi. Una lenta ripresa degli ascolti nella seconda parte della stagione non bastò a HBO, che cancellò la serie dopo soli dieci episodi. Dieci episodi che dovreste recuperare assolutamente.


Le ragioni dell'insuccesso della serie sono subito evidenti. E' una serie sul surf, e le serie sul surf non hanno mai avuto troppo successo. Ma questa va oltre, il surf è infatti solo una scusa per parlare d'altro, e fa fatica a piacere anche ai surfisti più accaniti, che vedono il loro sport relegato a soli pochi minuti per episodio, e talvolta neanche quelli. E' una serie lentissima, a confronto Breaking Bad è Machete. In molti momenti si fa fatica a capire quello che succede... ed in effetti spesso non si capisce. Tuttora, a sette anni di distanza, esistono decine di blog e fan-site dediti a fornire possibili spiegazioni per i momenti più inspiegabili della serie. Se volessi riassumere John From Cincinnati in una frase potrei provare con "Gesù Cristo, o forse un androide proveniente dal futuro, o forse un alieno, torna sulla terra e decide di parlare con una famiglia disfunzionale di surfisti". 


Ecco la trama di JFC (John From Cincinnati ma anche Jesus Fucking Christ). Certo, potremmo aggiungere problemi matrimoniali, dipendenze dall'eroina, miracoli, ritorni inspiegabili, messaggi criptici, star degli anni 90 in grande spolvero (Luke Perry mai così bravo, Mark Paul Gosselaar) e Luis Guzman, che è sempre bello veder recitare. Ma la verità è che è impossibile capire. Forse JFC parla delle onde, forse di messaggi mistici provenienti dall'infinito, forse è una serie profondamente cristiana, ma probabilmente è ancor più profondamente eretica, è anti-narrativa, ha un finale che fa venire i brividi anche se ci fa capire ancor meno della serie. Forse dovreste recuperarla e farvene un'idea da soli. Forse la odierete, forse vi cambierà la vita.

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Voto: *****


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