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sabato 16 luglio 2011

John Stephens - L'Atlante di Smeraldo

Uscito in contemporanea in mezzo mondo il 28 Aprile scorso, L'Atlante di Smeraldo era probabilmente uno dei romanzi più attesi dell'anno, almeno dal punto di vista commerciale. L'autore proviene dalla tv, è stato sceneggiature di successi per ragazzi/e come Gilmore Girls e The O.C. e ha come agente letterario lo stesso di Christopher Paolini e Stephanie Meyer. Quindi cosa ci aspetta: un libro per ragazzini.

In sé non c'è nulla di male, intendiamoci. I libri di Gianni Rodari sono per ragazzini e sono dei capolavori. I libri di Roald Dahl sono per ragazzini e sono dei capolavori. Harry Potter è un libro per ragazzini e... non so se è un capolavoro, ma sicuramente è un ottimo romanzo.

L'Atlante di Smeraldo (ovviamente è la prima parte di una trilogia, sia mai che i romanzi vengano da soli!) vorrebbe essere il nuovo Harry Potter. Sia per l'età dei protagonisti (tre fratelli dagli 11 ai 15 anni) che per la commistione tra mondo reale e mondo magico. Aggiungiamoci una quest (ritrovare i tre Libri dell'inizio, che consentirebbero di dominare il mondo) alla Signore degli Anelli ed il gioco è fatto.

La trama:

Kate, Emma e Michael sono stati abbandonati dai piccolissimi dai genitori, e vanno da un orfanotrofio all'altro sperando che papà e mamma tornino a prenderli, ma la speranza sembra divenire sempre più vana... Dopo l'ennesimo tentativo di adozione finito male i tre vengono scaricati in un orfanotrofio tutto particolare, una casa enorme in un paese praticamente deserto della quale sono gli unici ospiti. L'amosfera è piuttosto misteriosa, così come il gestore dell'orfanotrofio, il dottor Pym, che ha tutta l'aria di essere uno stregone. Kate, la sorella maggiore, trova nascosto in una stanza un libro che ha il potere di farli viaggiare nel tempo, usando delle fotografie...

PROBLEMI

Sostanzialmente... è un libro per ragazzi che avrebbe l'ambizione di piacere anche ai più grandi. Come Harry Potter, appunto. Ma non ce la fa. Lo stile, l'umorismo, lo svolgimento della trama sono piuttosto infantili, senza tutti quei livelli di lettura che rendono imperdibili i romanzi di Pratchett o della stessa Rowling. 

PUNTI DI FORZA

Se avete meno di 16 anni (o siete dei tonti che comprano tutto ciò che è fantasy) questo è il libro per voi. I personaggi sono simpatici, la trama è ben studiata, i colpi di scena sono molti e lo stile è semplice e leggibile anche se fate le scuole medie.
Eppoi... ci faranno il film, è ovvio!

Giudizio finale: PROMOSSO... se fate le scuole medie. Altrimenti regalatelo ai vostri fratellini.


lunedì 11 luglio 2011

Anselm Audley - Eresia

Non solo torno a scrivere su questo quasi dimenticato blog (che ho deciso di rispolverare a dovere), ma vi propino la recensione di un libro fantasy scritto da un quindicenne, bwahahah!

Lo so, mi odiate già. Ma non ci sono solo punti a sfavore, dai.

Innanzitutto, Anselm Audley non è italiano. Questo è già un bene, perché i fantasy italiani (tutti scritti da diciassettenni) nun se possono leggere. Poi c'è un mondo ben costruito dominato da una chiesa vigliacca e prepotente. La cosa mi attirava. C'è tutta una storia di marciume, divinità dimenticate, un'operazione su larga scala di riscrittura della storia e di lavaggio del cervello che poteva portare  a qualcosa di buono. Eppoi non ci sono gli elfi, ecco!

Sostanzialmente, quando ho preso in mano il libro, mi aspettavo un romanzo che, in chiave metaforico-fantasy, parlasse male del papa.

Ovviamente non sapevo che l'autore l'avesse scritto quando era un marmocchio. E non sapevo neppure che avesse questa faccia qui.

Bello eh?

Chiaramente Anselm Audley quando ha scritto questo libro non aveva mai visto una passera in vita sua, e la cosa è piuttosto evidente quando descrive (???) situazioni amorose o di corteggiamento. Eppoi il protagonista, Cathan, è uno sfigatello piccoletto figlio di una specie di governatore che non regge l'alcool e che vorrebbe diventare oceanografo. E che - si scopre - è MAGGICO! Non solo sa usare la magia, è proprio MAGGICO! Freud potrebbe parlare a lungo a proposito.

Ovviamente cosa comporta l'essere MAGGICI lo si scoprirà nei successivi volumi della trilogia di Aquasilva (prot), visto che in questo c'è solo qualche accenno da cui non si capisce nulla.

PROBLEMI:

- Protagonista dimmerda e MAGGICO, ma ne abbiamo già parlato.
- Coprotagonista, la bella Palatine, che sembra essere una trovatella, poi però viene rapita senza motivo e addestrata, e alla fine si rivela una grande combattente (perché Cathan, essendo una mezza sega, non ce la fa), una leader di primordine e... TA-DAH! E' pure MAGGICA. Però meno.
- E' tradotto male. Non voglio dire che sia SCRITTO male, perché per quanto piuttosto semplice la sensazione non è questa. Sembra proprio tradotto malino, con diversi problemucci di punteggiatura e un modo di inserire gli incisi che trovo odioso.
- Alcune svolte narrative sono telefonate, altre non hanno senso nella trama. Inoltre Anselmuccio evidentemente non sapeva come affrontare alcuni passaggi (tipo il sesso, ma non solo), perché per diverse cose anche importanti sappiamo che accadono ma non ci è narrato come.
- Anselmuccio ha provato ad inserire elementi narrativi forti, ma come è ovvio che sia senza i mezzi per affrontarli. Sembra ridicolo che un'organizzazione eretica su base mondiale agisca (???) senza una direzione precisa, sia diretta senza polso, in modo casuale, e nonostante questo non sia stata ancora sconfitta... anzi, sembra in espansione almeno numericamente.

PUNTI DI FORZA:

- Il mondo è ben organizzato. Almeno pare. Si vede comunque che c'è un certo studio dietro.
- Non ci sono gli elfi.
- Non è italiano.

Giudizio finale: BOCCIATO!

Nota: Anselmuccio ora ha quasi trent'anni e probabilmente i suoi libri sono migliorati. Ma m'importa una sega di leggerli lo stesso.

martedì 8 marzo 2011

Michael Swanwick - I draghi del ferro e del fuoco

Ammettiamolo: durante la nostra vita di lettori di romanzi ognuno di noi ha avuto un periodo, più o meno lungo, da lettore accanito di fantasy. Per me è capitato a partire dai 14 anni, quando per Natale ho avuto in regalo Il Signore degli Anelli seguito quasi immediatamente dal Silmarillion, fino più o meno ai 22, con qualche ricaduta successiva dovuta alla scoperta di un paio di autori interessanti. Perché, soprattutto da adolescenti, ci innamoriamo della letteratura fantasy? Perché in ognuno di noi è fortissimo il desiderio di evadere, di fuggire dalla realtà, di perderci in universi dove gli unicorni sono di casa ed elfi e nani combattono orchi e goblin. Passa qualche anno, però, e quasi tutti, tranne i patiti del genere, si stancano. Perché al decimo (o al centesimo) romanzo in cui elfi e nani combattono orchi e goblin, e dove un eroe venuto dal popolo si scopre discendente di antichi sovrani ed impugna una spada magica per combattere il male assoluto... beh, viene da pensare: dov'è la fantasia in tutto questo?

La fantasy è un genere commerciale, e lo sappiamo benissimo. Vende anche e soprattutto a un pubblico di adolescenti, che al di là di un'apparente ribellione vogliono sempre e soltanto le solite cose. Sempre i soliti elfi bellissimi, i nani lavoratori, gli orchi brutti e cattivi e l'eroe di cui parlano le profezie tornare quando davvero c'è bisogno di lui. Esistono decine di buoni scrittori che con questi ingredienti hanno pubblicato un sacco di buoni romanzi. Poi esistono degli onesti artigiani, capaci di qualche spunto di qualità, e anche tra la loro produzione si trova qualcosa che vale la pena di leggere. Il resto, e si parla di milioni di pagine di robaccia, è merda che vende tre copie solo perché ha un drago in copertina.

Eppure la fantasy dovrebbe permettere un utilizzo sfrenato dell'immaginazione. Certo, c'è chi ha osato qualcosa di diverso, ci sono stati libri con orchi protagonisti, libri dove l'eroe non è quello previsto dalle profezie, parodie più o meno riuscite... ma non si potrebbe osare di più?

Michael Swanwick è uno di quelli che hanno osato di più. E il suo "segreto", come ha dichiarato lui stesso in una intervista, è che scrive solo di ciò che conosce. L'autore medio americano (ma anche quello italiano, visto che sono pochissimi gli esperimenti di fantasy che partano dal nostro folklore... anche perché l'autore fantasy italiano medio ha 16 anni...) non sa nulla di castelli, lande incantate e circoli di pietra, anzi vive tra fabbriche e locali di lap dance, tra autostrade trafficatissime e supermercati. Si può fare fantasy partendo da tali elementi?

"I draghi del ferro e del fuoco" (che in realtà sono due romanzi messi assieme per l'edizione italiana, anche se condividono solo l'ambientazione) dimostra che si può, eccome. Il nostro mondo è solo la base di partenza, uno spunto, ma anche se nell'universo di Swanwick si trovano abiti di Valentino e Porsche quello NON E' il nostro mondo. e' più un universo parallelo, popolato da MIGLIAIA di razze diverse. Migliaia non è un'esagerazione. Qualsiasi creatura di miti, leggende o simili è presente, e oltre alla classica mezza dozzina di elfi e nani abbiamo fate, gargoyle, orend, tokoloshe, oni, fantasmi, gnomi... e questo solo sfogliando una decina di pagine a caso. Oltre ai draghi, naturalmente. E i draghi di Swanwick sono tutto tranne che i nostri classici draghi fantasy. Creature biomeccaniche, prodotte in infernali fabbriche dove si sfrutta il lavoro minorile, sono creature crudeli, malvagie, che possono prosperare solo in una sorta di simbiosi con il loro pilota e portano anch'esso verso il male più assoluto.

QUESTA è fantasy. QUESTO è dare libero spazio alla fantasia. E attenti, non è che Swanwick abbia aggiunto un elemento all'altro a casaccio, tanto per il gusto di farlo. Il mondo da lui creato è coerente e - a suo modo - realistico. Non uno spillo è fuori posto. La magia è gli strip club possono trovare un punto d'incontro.

I due romanzi (La figlia del drago di ferro e I draghi di Babele) sono stati scritti uno nel 1993 e l'altro nel 2007. Gli anni trascorsi in qualche modo si vedono, perché seppure anche il primo sia scritto molto bene nel secondo lo stile appare leggermente migliore, più perfezionato nei dettagli. D'altro canto dal punto di vista della storia ho preferito leggermente il primo. Entrambi partono dal rapporto tra un mezzo umano e il drago con cui sono venuti a contatto, per poi andare a parlare di mille altre cose differenti, senza un freno ma con un ben preciso filo logico. Difficile riassumere la trama. Anche perché non ne ho voglia. :P

L'importante è che passi il messaggio: LEGGETE I LIBRI DI MICHAEL SWANWICK! Non quelli di Licia Troisi o Chiara Strazzullo o dell'autore fantasy diciassettenne #84. Non ve ne pentirete. Neppure se siete dei diciassettenni pure voi.

Info: 

Michael Swanwick - I draghi del ferro e del fuoco
(The Iron Dragon's Daughter, 1993 - The Dragons of Babel, 2007)
Urania Millemondi #54 - Febbraio 2011
638 pagg., 7,50€
In edicola

domenica 26 settembre 2010

Richard Sanderson - Mistborn, L'Ultimo Impero



L'Ultimo Impero, pubblicato da Fanucci nel 2009, è il libro che apre la trilogia (ma qualche autore fantasy che decida di scrivere... che ne so... una quadrilogia non si trova? ORIGINALITAAAAA'!) di Mistborn, notevole successo editoriale degli ultimi anni che, si vocifera, potrebbe diventare presto anche un film. Richard Sanderson è ancora giovanissimo, classe 1975, ed è noto ai lettori di fantasy perlopiù per essere stato scelto dalla vedova di Robert Jordan per terminare l'infinita saga della Ruota del tempo, traendo spunto dagli appunti inediti dell'autore defunto.


La trama

Da mille anni sull'Ultimo Impero cade costantemente una pioggia di cenere, e una nebbia abitata da presenze inquietanti ricopre ogni Dominazione ad ogni ora del giorno e della notte. Il Lord Reggente, immortale ed apparentemente onnipotente, è venerato come un dio, e nessuno sembra essere in grado di alzare un dito per mettere in discussione il suo potere. I cittadini sono rigidamente divisi in classe, con i nobili a comandare ed amministrare, il Culto a controllare con la sua rete di stipulatori ed i temuti inquisitori che non vi siano eresie e gli skaa, il popolino, ad essere sfruttato in ogni luogo come schiavo. 
La ribellione skaa è sempre stata una forza risibile, pochi uomini senza un vero supporto delle masse e nessuna speranza di combinare granché, ma le cose sembrano poter cambiare quando Kelsier e la sua banda di ladri Misting vengono ingaggiati per osare ciò che da centinaia di anni nessuno osa nemmeno sussurrare.
I Misting sono allomanti, ovvero una sorta di maghi in grado di usare alcuni metalli per spingere le loro capacità al di là del normale. Ogni Misting sa usare un solo metallo, ma in casi rarissimi nascono Misting che sanno usare tutti i metalli, i Mistborn. Kelsier è uno di loro, l'unico Mistborn skaa di cui si abbia notizia. Almeno fino a quando non viene reclutata Vin, una timida e diffidente ragazzina che sembra avere solo un controllo intuitivo sulla sua magia...

Lo stile

Va detto innanzitutto che avendo letto il libro in italiano è difficile capire quanto alcuni dei difetti di cui parlerò appartengano all'autore e quanti al traduttore... un bravo traduttore può migliorare enormemente un romanzo, uno pessimo lo può distruggere. Qui non accade nessuna delle due cose, ma è evidente che qualche pecca c'è. Sanderson scrive in maniera semplice e scorrevole, e questo è sicuramente un bene, sebbene non ci siano elevati picchi qualitativi. I dialoghi sono di discreta fattura anche se talvolta appaiono un filo forzati, in particolare sembra difficile che nobili e spook si esprimano praticamente allo stesso modo... se c'è una così netta differenziazione tra le classe qualche ripercussione nel linguaggio mi parrebbe inevitabile. Sanderson sembra appartenere alla schiatta dei patiti del sinonimo, e quindi a volte si arrampica un po' sugli specchi per evitare di dire "dice". La cosa che m'è piaciuta meno è il modo incomprensibile con il quale è stato reso in italiano il dialetto di Spook, che parla solo coi gerundi ed elenca le parole in maniera astrusa. Dubito che in inglese fosse così, e anche se fosse la cosa non m'è piaciuta affatto. Anche se va considerato che la difficoltà di rendere in un'altra lingua i dialetti di un testo da tradurre è immensa. Il maggior pregio di Sanderson è la sua capacità di rendere il lettore partecipe delle scene che legge. Le parti d'azione non sono mai semplicemente raccontate ma sempre mostrate, con ottima proprietà di linguaggio. Piccolissima pecca finale: a volte ci si perde in piccole quantità di quello che Gamberetta chiamerebbe "inforigurgito". Vero, ma devo dire anche che le informazioni che l'autore ci da non arrivano mai a sproposito e mi sono sempre risultato interessanti.

Il giudizio

Nonostante quanto detto sopra sembrerebbe far pensare a un libro senza infamia e senza lode, L'Ultimo Impero mi è piaciuto moltissimo. In particolare mi è piaciuta l'ambientazione originale e il dettagliatissimo sistema di magia, l'allomanzia, veramente ben trattato. Pur essendo il primo volume di una trilogia il libro HA UN FINALE!!! E Addirittura un BEL finale, non banale, godibilissimo anche preso a sé. Rimangono ancora molte domande a cui rispondere e si intuisce che Sanderson ha progettato le cose molto più in profondità di quanto non appaia, e questo spinge il lettore (quantomeno: spinge me) a continuare anche con il secondo volume. Sapete che vi dico? Ora mi dedico a un paio di letture-fuffa, poi in settimana vado a comprarmelo. Mica posso aspettare Martin per soddisfare la mia voglia di fantasy! :D

Info:


Brandon Sanderson, L’ultimo impero. Mistborn
(Mistborn: The Final Empire, 2006)
Traduzione Gabriele Giorgi
Fanucci Editore, collana Collezione Fantasy
pagg. 692. euro 22,00
ISBN 978-88-347-1512-3

sabato 4 settembre 2010

Robin Hobb - Il Destino dell'Assassino


E' un discorso che avrò già fatto milioni di volte, ma mi sembra giusto ripeterlo anche in questa occasione. Il panorama del romanzo fantasy internazionale è stantio come non mai, solo il fenomeno Harry Potter ha dato, per qualche anno, un po' di respiro, ma ormai con il trend imperante ed inarrestabile dei libri sui vampirla il fantasy pare relegato a qualche verboso clone di Terry Brooks e poco più. Qualche eccezione, ovviamente, c'è. La prima e più importante è il desaparecido George Martin. La seconda, non allo stesso livello ma quasi, sono i romanzi di Robin Hobb, e in particolare le due trilogia che vedono come protagonista "l'assassino", FitzChevalier Lungavista.

Figlio illegittimo di Chevalier, mancato re dei Sei ducati, Fitz è allevato dallo stalliere di corte Burrich che riconosce in lui i primi segni della magia del popolo, lo Spirito, che gli permette di entrare in comunione con gli animali. Ma lo Spirito è una magia odiata dal popolo, temuta, fonte di superstizioni... non come l'Arte, la magia dei Re, che scorre forte nel sangue della casata Lungavista. Fitz viene allevato come stalliere, ma non è solo Burrich ad interessarsi al ragazzo. Anche Umbra, assassino di corte, spia, consigliere e longa manus che ordisce le trame più nascoste del reame, lo sceglie come suo pupillo. I sei libri sono il racconto di quarant'anni della sua vita e della vita del reame, densi di intricate trame politiche, avventure fino ai confini del mondo, amori, gioie e bassezze.

Fitz è un personaggio affascinante perché non si tratta del classico eroe fantasy. Lui lavora nell'ombra, non cerca la gloria, serve la causa del regno e quella della giustizia ma non disdegna di sporcarsi le mani. Un personaggio che è facile amare, ma soprattutto verosimile. Come verosimili sono quasi tutti gli altri coprotagonisti e le semplici comparse, anche se parlano con i draghi, posseggono magie arcane, appaiono immortali o mutano la pelle come i serpenti. Il punto di forza dei romanzi di Robin Hobb è proprio questo. Potrebbero spiazzare chi è abituato, nel genere, a trovare le classiche quest, gli oggetti magici mandati dagli dei, le grandi battaglie. Qui tutto si svolge in piccolo, per lunghi periodo non succede "niente"... se non consideriamo l'interazione mai banale tra i personaggi, la loro crescita, i loro pensieri. Un po' come succede nella Saga del Ghiaccio e del Fuoco di Martin, che anche con la sua dose massiccia di sangue, sesso e colpi di scena continua a sembrarmi la miglior pietra di paragoni per i romanzi ambientati nei Sei Ducati.

Titolo: Il Destino dell'AssassinoTitolo Originale: Fool's FatePrima Ediz. Originale: Ottobre 2003Ciclo: L'Uomo Ambrato - Vol. IIIPrima Ediz. Italiana: Settembre 2008Casa Editrice: FanucciCollana: Collezione Immaginario FantasyTraduttore: Paola Bruna CartocetiCopertina: Stephen YoullPagine: 800ISBN: 88-347-1431-7

lunedì 9 novembre 2009

Parnassus - L'uomo che voleva ingannare il diavolo (Gilliam, 2009)


Parnassus gira per le strade di Londra col suo bislacco carrozzone, in compagnia della sua splendida figlia quasi sedicenne, di un giovane giocoliere e di un misterioso nano senza età. Parnassus ha il potere di scavare nella mente delle persone e far vivere loro i più nascosti sogni dell'immaginario, ma le cose per lui non vanno più bene come una volta. La clientela è scarsa, l'alcool è un demone sempre più presente, ed inoltre il compleanno della figlia Valentina si avvicina. E' il sedicesimo, e per quella data Parnassus dovrà consegnare l'anima della piccola al diavolo, che in cambio gli aveva donato immortalità e amore... Un misterioso smemorato salvato da un apparente suicidio sarà la chiave di volta per cambiare le cose e dare una svolta alle vite di tutti...

...forse non è così importante raccontare la trama di Parnassus. Forse quello che conta è il vivido immaginario di Terry Gilliam, che se pur non sempre lucidamente dai tempi dei Monty Pyton ci delizia con sogni e incubi che sembrano non avere mai fine. Quello che conta è l'omaggio a Heath Ledger, morto come sappiamo quando il film non era ancora terminato, e "resuscitato" con altre fattezze grazie ai suoi amici Johnny Depp, Jude Law e Colin Farrell, che hanno consentito (sia pure con ovvie e non facili modifiche) a Gilliam di completare il film donando il loro compenso alla figlia piccolissima di Ledger. E Parnassus è proprio un inno alla vita e all'immaginazione che vincono nonostante tutto, nonostante il diavolo, la realtà, la morte. Un film non perfetto ma affascinante, visivamente ricchissimo, sin troppo denso di idee che non sempre sono sviluppate in maniera coerente. Ma questo è Gilliam, che a mio parere da sempre fa film per se e per i pazzi come lui. E che pur senza (forse...) avere stretto patti con il diavolo (interpretato da un sublime Tom Waits, ovviamente) in Parnassus si rivede eccome.

martedì 3 novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge (Jonze, 2009)


Where the wild things are è un libro illustrato scritto e disegnato da Maurice Sendak nel 1963, e l'autore molto probabilmente non avrebbe mai immaginato che potesse divenire un film. Forse un cortometraggio animato, ma un film vero, con attori in carne e ossa... Spike Jonze invece, patito del libro fin da bambino, ha sempre avuto il sogno di trasporlo su pellicola e finalmente ce l'ha fatta. Rimanendo fedele come più non si poteva all'opera originaria.

Il libro comincia con "quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori". Max fa proprio così, non sa trattenersi anche se a volte si pente, ha problemi di autocontrollo e persino sua mamma glielo dice, chiamandolo "mostro selvaggio". "E io ti sbrano", risponde lui, e comincia una fuga , nella foresta, lungo il fiume che poi diventa un mare, verso un mondo immaginario popolato da giganteschi bestioni famelici che lo incoronano re. E che finiscono per porlo di fronte a questioni molto simili a quelle che deve affrontare una famiglia.

Il paese delle creature selvagge è un mondo ritratto con linee nette, dove deserti che si estendono a perdita d'occhio confinano direttamente con le foreste e il mare, ritratte con estrema semplicità nel sud dell'Australia. Il design delle creature è deciso, praticamente uguale al libro e reso con tratti semplici ed espressivi. Il film scorre così tra esplosioni di aggressività e momenti dolci o introspettivi, una storia di crescità che affascinerà chi non ha bisogno di chiedere troppi perchè. Secondo l'autore "deve piacere soltanto ai bambini", ma probabilmente lo apprezzeranno di più i grandi... che sono rimasti bambini dentro.

lunedì 13 luglio 2009

Pierre Bordage - I Guerrieri del Silenzio


Era da tanto tempo che non rileggevo un libro di questo tipo, un bel volumone di quasi seicento pagine che rappresenta solo il primo capitolo di una trilogia che si preannuncia epica, di quella fantascienza che confina con la fantasy, avvicinabile a quel capolavoro che è la saga di Dune (beh, almeno all'inizio!). Pierre Bordage è uno degli autori più promettenti d'oltralpe, e questo è stato, nel 1993, il suo esordio. Un esordio già perfettamente maturo, se è vero che dopo le prime 50 pagine (scoglio invero duro da affrontare) la narrazione prende ritmo, i personaggi (soprattutto Tixu Oty, irresistibile perdente che si trova ad affrontare questioni più grandi di quanto avrebbe mai potuto immaginare) crescono e ci si trova coinvolti come accade poche volte. Se non spaventa il gradino di una certa pesantezza strutturale questo è un libro da avere.
La trama:

La Confederazione di Naflin è composta da quasi cento mondi, tra cui la ricca e raffinata Syracusa. Sotto la protezione della famiglia regnante, i misteriosi Scaythe di Hyponeros, provenienti da un pianeta lontano e dotati di poteri pischici terrificanti, sono gli organizzatori di un complotto che porrà una dittatura a capo della Confederazione. Ma il piano si complica quando le persone interessate al comando si moltiplicano e combattono tra loro... Chi potrà contrastarli? Il destino di ognuno potrebbe essere affidato ai cavalieri dell'Ordine absourate, che hanno un'imponente e autonoma organizzazione e sanno utilizzare a loro volta le armi del pensiero. Oppure a Tixu, semplice impiegato di un'agenzia di viaggi interplanetaria, che sta affogando i propri dispiaceri sul pianeta Due Stagioni. La sua vita infatti cambierà per sempre nel momento in cui una splendida Syracusana in fuga varcherà la soglia del suo ufficio. Tutti sono sulle tracce della donna: lei è l'ultima a possedere il segreto di una scienza molto potente che è all'origine di tutte le facoltà mentali...

L'autore

Pierre Bordage, nato in Vandea nel 1955, ha scoperto la passione per la scrittura negli anni '70, restando folgorato dalla lettura di Cronache Marziane di Ray Bradbury. Il suo primo romanzo, I guerrieri del silenzio, è stato insignito del Grand Prix de l'imaginaire nel 1993; nel 1997 ha ottenuto il Prix Tour Eiffel con Wang, e due anni dopo, per Fables de l'Humpur, gli è stato assegnato il Prix Paul Féval de littérature populaire. Scrittore visionario e dotato di capacità narrative fuori dal comune, Bordage è oggi riconosciuto come uno dei piú grandi romanzieri francesi contemporanei. Il vangelo dello sciamano, premiato nel 2001 con il Prix Bob Morane, è il primo volume della trilogia delle Profezie, cui farà seguito L'angelo dell'abisso.

Info:

Pierre Bordage - I Guerrieri del Silenzio
Les Guerriers du Silence, 1993
Casa ed.: Fanucci
Collana: TIF Extra
584 pagg., 14.90€

mercoledì 30 luglio 2008

Martin Millar - Ragazze Lupo


Di Martin Millar avevo già letto (e apprezzato) Storie di Sesso e Stage Diving, quindi notata la sua nuova fatica in libreria non c'ho pensato molto prima di accaparrarmela. Ragazze Lupo era inoltre un titolo accattivante, e non avendo letto il suo "Fate a New York" ero curioso di vedere come Millar (molto amico di Neil Gaiman, e si nota) se la cavasse col fantasy moderno.

La risposta è "bene".

Ragazze Lupo parla di Kalix, giovane licantropa con gravi tendenze anoressiche e autodistruttive, che dopo aver aggredito il padre reo di aver esiliato il suo amante scappa a Londra, dove due umani le salvano la vita e cercano in tutti i modi di divenire suoi amici. Intanto la lotta di successione per il posto di comando dell'antica famiglia MacRinnalch impazza, e finirà per coinvolgere anche chi non è minimamente interessato.

La trama sembra persino seriosa... ma aspettate un momento. Qualcuno ha definito il libro "chick-lit fantasy", ovvero fantasy per ragazze, e per certi versi ha anche ragione: ci sono lupe mannare stiliste, regine del regno del fuoco fashion-addict, si parla in continuazione di tacchi a spillo, vestiti audaci, sfilate di moda etc... contemporaneamente ci sono gruppi thrash metal composti da ubriachi e strafatti, universitarie darkettone che si innamorano delle persone sbagliate, cacciatori di licantropi poco svegli, lotte furibonde, momenti drammatici, momenti comici... un gran calderone insomma! E se mi passate l'esagerazione il libro mi ricorda una via di mezzo tra Pratchett (per le tematiche e l'umorismo) e Gaiman (per lo stile narrativo). Ovviamente un paio di gradini sotto entrambi ma... godibilissimo.

E consigliato.

Il finale piuttosto aperto fa pensare che probabilmente l'autore tornerà presto a narrarci le sorti dei MacRinnalch... francamente non vedo l'ora!

Info:

Martin Millar
Ragazze Lupo (Lonely Werewolf Girl, 2007)
Fazi Editore (Collana LAIN)
667 pagg., 19.50€

Compralo Online (IBS, sconto 15%)

lunedì 23 giugno 2008

David e Leigh Eddings - La Redenzione di Althalus


Era tantissimo che non mi avvicinavo alla lettura di un romanzo di Eddings, ma essendo questo un regalo della Tabata non potevo che buttarmi a capofitto nella lettura... e scrivere poi questa recensione :)

Ricordandomi della saga di Belgariad (che mi era abbastanza piaciuta) mi aspettavo da questa "saga in volume unico" (innovazione bene accetta in un mondo fantasy popolato da saghe che non finiscono mai) un libro simpatico, divertente, con un buon ritmo e un notevole senso dell'umorismo a infarcire le pagine. E il romanzo è in effetti tutto questo... e anche di più. Ma andiamo con ordine.

Althalus è un ladro, un truffatore, un farabutto, una persona senza troppo senso morale capace tranquillamente di uccidere se se ne presenta il bisogno. Dopo una serie di sfortune che gli fanno temere di aver perso la sua proverbiale buona sorte, Althalus viene avvicinato da uno strano figuro, che gli chiede di rubare un libro per lui. Un libro magico e molto prezioso, ma che non viene neppure sorvegliato da nessuno, che si trova in una casa... ai confini del mondo. Althalus, allettato dalla ricompensa, accetta, e riuscirà anche a mettere le mani sul libro, ma proprio questo libro (e la persona che lo controlla) cambierà la sua vita, lo condurrà alla "redenzione" e soprattutto in una lotta quasi eterna tra bene e male, a contatto con divinità capricciose e praticamente onnipotenti, con compagni di viaggio sorprendenti e dalla diversa estrazione sociale...

La trama può sembrare interessante, ma a mio parere è anche il difetto principale del libro. Si, perchè la narrazione è leggera e piacevole, l'umorismo sempre molto presente (a volte pure troppo, tanto da far apparire il romanzo un po' "infantile"), ma alcuni buchi o incoerenze nella trama fanno un po' storcere il naso. Trovarsi a gestire uno scontro tra fazioni praticamente onnipotenti, con viaggi nel tempo, trasferimenti istantanei, portali, magie capaci di fare qualsiasi cosa non è facile... e al buon David e alla sua mogliettina le cosa sono qualche volta sfuggite di mano. Le altre due cose che mi hanno un po' deluso sono state i cattivi, che fanno regolarmente la figura degli idioti e quindi non appaiono mai come una vera minaccia, e... Althalus, che parte ladro e carogna, ma che fin troppo presto diventa una sorta di patriarca fin troppo bonario, che risveglia la propria indole solo negli ottimi dialoghi con Emmy, una gattina che in realtà... ma non voglio rivelarvi troppo!

Per gli appassionati di fantasy: compratelo comunque, tra gli adoratori del genere il volume ha avuto ottime recensioni.
Per chi frequenta il genere solo di striscio: pensateci due volte, e compratelo solo se volete una lettura "estiva", leggera e senza troppe pretese di credibilità.

mercoledì 30 aprile 2008

Kull - Esule di Atlantide, Robert E. Howard


Ricomincia (per l'ennesima volta!) da 1 la rivista Urania Fantasy, e speriamo possa continuare con proposte di qualità come questo Kull di Valusia, opera del famosissimo creatore di Conan Robert Howard. Kull di Conan è un po' l'antenato: i due condividono l'ambientazione (il nostro mondo in un'era ormai dimenticata), certe tematiche e un approccio decisamente nuovo al genere, quello che poi è stato chiamato Heroic Fantasy. Molte però sono anche le differenze, sia stilistiche che di contenuti...

La storia di Kull è quella di un gigante, un barbaro proveniente dalla decaduta Atlantide che riesce ad ergersi sul trono della nobile ma anch'essa superata Valusia. Attraverso vari racconti (non tutti pubblicati quando Howard era in vita), l'autore ci racconta diversi episodi della vita di Kull, alle prese con un mondo che non è il suo e con difficoltà dovute alla mancanza di fiducia dei suoi sudditi, agli intrighi di corte e quant'altro, con il sovrano che ritrova un po' di serenità solo quando può ritirare fuori il suo spirito di barbaro, versando sangue con la sua poderosa ascia, ignorando le ferite con il sorriso sulle labbra.

Opera giovanile e in certo qual modo acerba, Kull mostra qualche caduta di tono quando l'azione si fa più viva, e non tutti i racconti contenuti nell'opera sono allo stesso livello, mostrando qualche incertezza e qualche errorino, come se l'autore avesse pensato a una trama e l'avesse poi cambiata, oppure se avesse ancora qualche indecisione sulla direzione da prendere. Howard è comunque già innovativo, grandioso nel descrivere lo straniamento, la decadenza, la possenza del barbaro consapevole comunque che non c'è salvezza in un mondo destinato al baratro. E' proprio questo pessimismo, che poi emergerà anche in Conan, a rendere forse i racconti di Howard così affascinanti. Non è casuale l'amicizia (e il lungo rapporto epistolare) che l'autore ha intrattenuto per anni con l'altro maledetto dell'epoca, anch'egli morto giovane, HP Lovecraft. L'edizione Urania è ben fatta, comprendendo tutto il possibile e con redazionali di buon livello. La lettura è molto piacevole ed è sicuramente consigliata, anche visto il prezzo... resta il rimpianto di cosa avrebbe potuto scrivere Howard se non avesse abbandonato il personaggio, ma la lettura delle avventure di Conan è sicuramente un'ottima consolazione.

Info:

Kull - Esule di Atlantide
Urania Fantasy #1
4.50€
In edicola

venerdì 11 aprile 2008

George RR Martin, Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco

Le Cronache del Ghiaccio e del Fuocodi George RR Martin
Tit. orig.: A Song of Ice And Fire
Casa ed.: Mondadori
Genere: fantasy
9 libri finora, in pubblicazione

Voto:

Questa recensione non di un libro, ma di un'intera serie che conta 4 volumi in lingua originale, lievitati fino a 9 in italiano per una odiosa scelta della Mondadori che ha voluto specularci sopra, non sarà troppo imparziale... ADORO Martin e la sua saga, che mi ha riappacificato con il genere fantasy dopo qualche anno di noia e delusione, e non riuscirei mai a parlarne male... cercherò di nominare anche quelli che per molti sono i difetti, ma per me assumono il valore di pregi quindi è difficile essere obiettivi. Comunque...

La Saga del Ghiaccio e del Fuoco è una lunga, lunghissima serie di libri fantasy ideata da George Martin a metà anni 90. Difficile fare un riassunto della trama, basti dire che il tutto è ambientato nel continente di Westeros, dove il Re Robert Baratheon chiama a corte il suo vecchio amico Eddard Stark per aiutarlo a governare il regno. Eddard scoprirà intrighi e giochi politici dei quali non sospettava neppure l'esistenza, mentre al di là del mare Daenerys Targaryen, nata dalla tempesta, ultima discendente della famiglia reale spodestata dai Baratheon, cerca di ritrovare la perduta potenza e soprattutto... i draghi simbolo della sua famiglia.

Centinaia, forse migliaia di personaggi, ognuno delineato alla perfezione e ognuno destinato ad avere un ruolo importante nella storia, una trama perfetta fin nel minimo dettaglio, il gioco del trono così appassionante che sembra di viverci dentro... Martin ha creato un mondo incredibile, che non si vorrebbe mai finire di esplorare. Il centro della vicenda è la rivalità tra gli Stark e la famiglia Lannister, quella della regina Cersei, ispirata vagamente alla guerra delle due rose tra gli York e i Lancaster, ma man mano che i capitoli vanno avanti assistiamo a morti inaspettate, personaggi positivi che scompaiono, mostri (in apparenza) che vedono motivate le loro ragioni, tradimenti, salti di prospettiva e così via... è una storia di politica e spionaggio ambientata in un mondo che potrebbe essere paragonato all'Europa Medievale, nel quale la magia è scomparsa proprio con i draghi estintisi qualche centinaio di anni prima, e dove le stagioni possono durare degli anni, e l'inverno è forse lo spauracchio più temuto...

Parliamo dei difetti: molti accusano i libri di dilungarsi pagine e pagine mentre "non succede niente". Se si parla di battaglie campali, assalti alla torre del mago, incantesimi spettacolari... è vero, eventi di questo tipo (se ci sono) sono molto diradati nella serie, ma lo spazio è lasciato alla vita comune dei personaggi, che trovano forza e motivazioni anche dalle piccole cose della vita, proprio come succede nella realtà. Altre critiche vengono mosse a una certa pesantezza nella narrazione, ma a mio parere il libro scorre liscio come l'olio, e risulta decisamente più pesante la lettura di uno come Tolkien (che comunque adoro). L'unico vero difetto che riesco a trovare alla saga è che... George Martin è lento, e le vicende editoriali dei suoi romanzi sembrano non finire mai, visto che dovrebbero mancare almeno tre libri alla conclusione e Martin si fa sempre più lento e perfezionista, con 5 anni passati tra il terzo libro e l'uscita del quarto, arrivato nelle librerie americane nell'ormai lontano 2005, e da me finito di RIleggere (in inglese, perchè in italiano è stato sdoppiato anch'esso e viene a costare uno sproposito) qualche giorno fa. Il quinto libro dovrebbe arrivare nell'autunno di quest'anno, ma di uno scrittore come MArtin c'è poco da fidarsi, quando nomina delle date. Speriamo. Intanto... leggetevi i libri arrivati fino ad oggi. Il link alla pagina su Wikipedia spiega bene quali libri comprare e in quale ordine... buona lettura!

Link:

Sito ufficiale di George Martin (ENG)
La Barriera, sito italiano sull'opera
Westeros in Italy, blog sull'opera con splendide illustrazioni
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