Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta horror. Mostra tutti i post

mercoledì 2 dicembre 2015

Iliade Z!

Ok, era giunto il momento di scrivere qualcosa di nuovo. Il giorno che uccisi Fabio Volo stava diventando vecchio, ed in qualche modo dovevo soddisfare la mia passione per i morti viventi, no? 

Quindi...


Ho avuto il piacere di collaborare con i ragazzi di I Love Zombie a questa versione moderna, italiana e piena di morti viventi dell'Iliade, un omaggio al classico omerico ma anche una nuova storia violenta, romantica, iconoclasta, ricca di azione e di colpi di scena. Il capitolo a me assegnato è quello di Paride, colui che per amore (o desiderio?) darà il via a tutto. Gli altri capitoli sono stati assegnati a Luca Pennati (Agamennone), Viola Della Rina (Briseide), Nicola Furia (Ettore), Michele Rubini (Achille), Pietro Giovani (Ulisse) e ovviamente Igor Zanchelli, novello Omero, a coordinare il tutto.

L'ebook è disponibile su Amazon a soli 2.00€
Per la versione cartacea potete ricorrere sia ad Amazon che a Lulu... Per chi abita vicino a me potrei presto averne qualche copia disponibile, ma non fateci troppo conto :)

Non voglio anticiparvi troppo, ma voglio farvi due promesse.

La prima: vi divertirete.

La seconda: non finisce qui!

Compratelo ;)

mercoledì 18 novembre 2015

Deadly Virtues: Love. Honour. Obey



Quali sono le virtù alla base di un buon rapporto? Amore, rispetto, fedeltà, obbedienza, sostegno reciproco... Nel rito cattolico si dice "amarla ed onorarla finché morte non vi separi". Basterà?

Deadly Virtues potrebbe sembrare un classico film "home invasion", ma lo scopo che si prefigge è proprio quello di esplorare le dinamiche all'interno di una coppia ormai pronta a scoppiare, segnata da mille problemi e differenze, che si trova a dover affrontare l'apparentemente inarrestabile minaccia esterna di un pazzo maniaco che irrompe nella loro abitazione, immobilizza e tortura il marito e chiede di passare un weekend con la bella moglie, come farebbe se fossero loro ad essere sposati. 


Il film è finanziato tramite Indiegogo... e si vede. Il microbudget traspare da ogni inquadratura, e per fortuna la scelta di mantenere gli attori all'interno della stessa location per tutta la durata tappa qualche falla. Solitamente il 99,9% dei film finanziati in questo modo sono troiate oscene, ma Deadly ha almeno un paio di frecce al proprio arco. Due frecce chiamate Edward Akrout e Megan Maczko. Il primo non ha probabilmente il volto o il phisique du role del maniaco da film horror, ma proprio questa sua apparente tranquillità lo rende inquietantemente efficace, la sua pazienza nel dissezionare la coppia solo apparentemente felice e i suoi improvvisi scatti di ferocia funzionano, la scelta dell'uso simbolico del bondage è perfetta per quello che traspare della sua personalità. La seconda ha il ruolo più difficile, deve mostrare tutta la sua fragilità ed il suo sforzo per mantenere l'apparenza della brava mogliettina, mentre il terrore le scorre sotto pelle, spesso costretta in posizioni non esattamente comodissime...

Il regista olandese Ate de Jong (espertissimo della serie B, suo il vecchio Autostrada per l'Inferno, dove appariva anche il quasi esordiente Ben Stiller) sceglie la strada dell'horror psicologico, lo fa scegliendo spesso delle scorciatoie ma azzecca diverse cose. L'ingresso del maniaco in casa, usando le chiavi giuste per il portone, segna l'atmosfera di tutta la pellicola. Orrore nella normalità. Visivamente ci sono diverse pecche, e il rischio di didascalismo è sostenuto, ma per quasi tutta la durata della pellicola l'attenzione è mantenuta alta...


Ultimo membro del cast è il marito Matt Barber, che se ne sta quasi tutto il tempo legato ed imbavagliato dentro la sua vasca da bagno, con sempre meno dita a fargli compagnia. Fin dall'inizio la scelta è di evitare toni simpatetici, si sente che all'interno della coppia il cattivo è lui, ma ancora un filo d'amore che lo lega alla moglie resiste...

Mi sarei aspettato un film completamente diverso, molto meno pensato e molto più banale, ma alla fine Deadly Virtues mi ha piacevolmente sorpreso. Nonostante il suo look semi-amatoriale è riuscito a conquistarmi ed a mantenermi attento davanti allo schermo, senza farmi innamorare (è comunque un piccolissimo) ma interessandomi ed intrattenendomi... fin quasi alla fine. Dove ahimè sbrocca è nella tanto attesa fase finale, rimandata fino all'ultimo secondo possibile eppoi tirata per le lunghe, fin troppo. Il messaggio del film era già arrivato, il twist svelato in maniera fin troppo evidente, la tensione, fin lì costruita in maniera semplice ma sapiente, inevitabilmente va a calare... probabilmente il regista si è sentito obbligato ad inserire qualche minuto in più, visto che il film è comunque corto, ma la cosa poteva essere gestita in maniera decisamente diversa, più realistica ed efficace. Peccato.

Voto: *

sabato 31 ottobre 2015

The Final Gnocches!

Non doveva essere facile per la simpatica Taissa Farmiga vivere con una madre così particolare come la MILFona Malin Akerman, una pazza entusiasta che da sempre sogna di diventare una stella del cinema ma che deve il suo unico momento di notorietà ad un filmaccio horror divenuto di culto, Camp Bloodbath, nel quale moriva uccisa dal maniaco di turno dopo aver mostrato le puppe come da canone del genere. Ma sempre meglio che vivere senza di lei, dopo la sua morte in un incidente stradale... Un anno dopo degli appassionati di cinema di serie B organizzano una serata con la proiezione di Campo Bloodbath 1 e 2, e riuscire ad avere la presenza della figlia di una delle protagoniste è sicuramente un evento! Purtroppo un incendio rovina la serata, e Taissa ed i suoi amici si trovano trasportati dentro il film, conoscendo bene tutte le sue dinamiche, i personaggi e anche, ovviamente, come andrà a finire...


Sapete cos'è una Final Girl, vero? E' l'ultima ragazza che rimane alla fine di uno slasher, dopo che le altre sono state trucidate, l'unica che abbia davvero una speranza di vittoria. Bene, in The Final Girls abbiamo queste possibilità...

TAISSA FARMIGA, la verginella


MALIN AKERMAN, la (futura) milf


NINA DOBREV, la stronza


ALIA SHAWKAT, la racchietta (poverina, in mezzo a tutte queste fiche)


Che poi a proposito di fiche ci sarebbe anche Chloe Bridges, ma non divaghiamo, rimaniamo ai veri protagonisti. Si ci sono anche un paio di maschietti, ma chissenefrega di loro, giusto? Ok, ovviamente non vi dirò io chi sarà la Final Girl... ma vi parlerò del film. Che sta ricevendo un sacco di elogi perché... è bello! Un divertente omaggio allo slasher un po' come Scream, ma con l'occhio rivolto più agli ingenui anni 70, quelli che dal 1974 di Non Aprite Quella Porta andavano fino al 1980 di Venerdì 13. Anche qui si gioca con gli stilemi dell'horror... come in Quella Casa nel Bosco, ma se quello rimaneva un horror tout court qui ci muoviamo più territori più accessibili a tutti, quelli della commedia, dell'avventura, dell'horror televisivo più edulcorato. Non si tratta di una critica, sia chiaro, è solo una evidente scelta di destinatario che servirà sicuramente ad aumentare il pubblico interessato. L'appassionato di horror si godrà le citazioni, le famiglie le molte situazioni divertenti ed appassionanti, i teenager rideranno sulle cazzate dette in quantità industriale dal maschio dominante del campeggio, e tutti apprezzeranno la bellezza delle protagoniste.


In giro si legge anche che The Final Girls sarebbe il miglior horror dell'anno. Beh, no. Ma è un film ben diretto, per recitato, ben costruito al quale è difficile trovare una vera critica da fare che non sia "è un po' leggerino". Ma è stato pensato così, leggerino, e non c'è nulla di male. Non è niente di veramente innovativo, non è disturbante, non spaventa, non impressiona davvero... ma diverte come pochi altri film quest'anno. Un bravo al regista, Todd Strauss-Schulson, che ha solo 35 anni ma una vasta esperienza in tv e corti e promette davvero bene.

Voto: *** 1/2

Curve (pericolose!)


Allora, cercate di indovinare la trama di Curve rispondendo nel modo più stereotipato possibile.

Mallory (Julianne Hough - gran topa) sta attraversando mezza America da sola sul suv del suo futuro marito per andare a sposarsi. Per andare a Denver può scegliere due strade:

A- una comoda autostrada
B- una strada in mezzo alle montagne dove non passa nessuno.

Se avete risposto A... NO!!! Ma che razza di film horror avete visto fino ad oggi? La risposta giusta è ovviamente la B. Andiamo avanti. La bella biondina in shorts viaggia tutta sola sotto il sole del Colorado, pensando a quella zoccola di sua sorella o a quanto è entusiasta (zero) del matrimonio in vista. Secondo voi adesso...

A- il viaggio andrà avanti tranquillissimo e lei arriverà a Denver in perfetto orario
B- l'auto si guasterà senza apparente motivo

Dite la verità, speravate nella A... e invece no, è B! A questo punto...

A- Mallory chiama il carro attrezzi che viene a prenderla
B- il cellulare non prende, mannaggia.

...che coincidenza, non c'è campo! Mallory è costretta ad aspettare, aspettare, aspettare... finché...

A- passa un'altra automobile che la accompagna dal meccanico più vicino
B- mentre lei si sta cambiando la canottierina che aveva bagnato aprendo una pepsi spunta dal nulla un autostoppista col fisico di un modello di Abercrombie & Fitch che si toglie la maglietta e ovviamente ha conoscenza di meccanica sufficienti a far ripartire l'auto

Dai che lo sapevate, il Colorado è STRAPIENO di autostoppisti gnocchi che spuntano dal nulla (proprio dal nulla!) mentre le proprietarie dell'auto sono in reggiseno. L'autostoppista ottiene un passaggio (errore!) e...

A- e niente, è un bravo ragazzo.
B- è un serial killer che passava di lì per caso.

Ok, era la A.

Fine.

NO ASPETTATE STAVO SCHERZANDO!!! Si trattava ovviamente di un serial killer che però non si rivela subito come tale, no, prima fa un po' di conversazione spicciola, poi insinua che Mallory non sia in grado di portare a termine l'antica pratica del deepthroat sul suo pene e SOLO DOPO, quando Mallory esce volontariamente fuori strada per evitare il maniaco e rimane incastrata con la gamba nel sedile con la macchina ribaltata in fondo al dirupo, si capisce quanto è davvero malvagio.

CUCU'!

Non vi preoccupare, non vi ho spoilerato nulla di trascendentale. Il film vero e proprio comincia qui. Ed è altrettanto pieno di stereotipi nel suo svolgimento!

Ed è un peccato, perché altrimenti avrebbe potuto essere un ottimo film. La Hough oltre che fica è anche brava, riesce ad esprimere bene il suo senso di terrore, angoscia, disperazione ma anche di orgoglio. Per una attrice tutto sommato poco più che esordiente (fino a poco tempo fa era una delle principali ballerine del Ballando con le Stelle statunitense) tenere la scena da sola per più di un'ora non era facile, ma lei è sempre credibile, le sue tette sono una bella visione (immaginaria, mannaggia) e le sue gambe lasciate scoperte dai micro-shorts appaiono succulente. Il regista Iain Softley (quello di K-Pax, ve lo ricordate? Ma anche del sottovalutato The Skeleton Key) mantiene bene la tensione e ci regala un senso di claustrofobia crescente che comunque tiene ancorati alla poltrona, e anche il cattivissimo Teddy Sears offre una prova non banale, senza gigioneggiare come sarebbe stato facile fare. Curve è carino, ma banalissimo. Si sa già sempre cosa succederà nella scena successiva, ma quando questo accade si rimane comunque quasi soddisfatti, perché in un mare di filmacci a bassissimo budget questo comunque spicca come una piccola perla. 

Almeno fino al finale. Il finale fa schifo. 

Curve, comunque, è guardabile. E' una copia spudorata di The Hitcher e 127 Ore, non vi cambierà la vita, non vi farà schifo. Insomma oh, decidete voi, per me è uguale.

Voto: **

domenica 18 ottobre 2015

Goodnight Mommy

Quanti sono i film che vi hanno fatto stare male, al punto di voler quasi interrompere la visione? Non per lo schifo, ma per il senso di disagio, angoscia ed inquietudine che sono in grado di generare. Io fino ad oggi me ne ricordo uno solo, Ju-On, l'originale giapponese, che vidi parzialmente una notte su Sky almeno una decina di anni fa e mi convinse a continuare la visione solo il giorno dopo, col sole alto. Non era un grande film, neppure un film perfetto, ma non mi era mai capitato di guardare un film che mi colpisse così tanto allo stomaco.


Oggi la stessa cosa mi è successa con Goodnight Mommy. Quella voglia di voltare lo sguardo, di spegnere la tv, quella sensazione che le immagini che stai guardando rimarranno a lungo dentro di te, che non sarà facile liberarsene. Sono riuscito ad andare avanti fino alla fine del film, superando il momento topico ma... non è stato per niente facile.

Goodnight Mommy è un piccolo film austriaco, e il fatto che l'Austria abbia dato i natali anche a Michael Haneke, che con i suoi Funny Games non era andato affatto lontano da un risultato simile, non può essere un caso. Il film segue due gemelli, Lukas ed Elias (interpretati dai veri gemelli Lukas ed Elias Schwarz), che attendono il ritorno a casa della madre, annunciatrice televisiva in una tv austriaca, dopo un intervento di chirurgia plastica. Quando la madre torna, coperta di bende, il suo comportamente è freddo, distaccato, a volte tendente al violento, tanto che i bambini iniziano a pensare che non sia la vera madre, ma qualcuno che ne ha rubato l'identità...


Goodnight Mommy è ambientato in una grande, fredda casa nella campagna austriaca. Una casa perfetta, moderna, inquietante. I due registi esordienti, Veronika Franz e Severin Fiala, cominciano da qui a costruire la tensione, seminando indizi e false piste che porteranno allo sconvolgente finale. Il tema, è chiaro, è quello dell'identità, e non a caso il film è costellato di artistiche sagome sfocate, foto mancanti o tolte dall'album, silenzi difficili da comprendere. Ma le cose non sono così semplici come appaiono in un primo momento...

Il film conduce lo spettatore in un altalena attraverso il dubbio. Il comportamento della mamma (Susanne Wuest, bravissima) è davvero difficile da giustificare, e in un primo momento ci troviamo a condividere il punto di vista dei ragazzini e ci chiediamo perché le loro domande non riescono a trovare una risposta. Poi però anche i due gemelli cominciano ad apparire strani... nei loro giochi, nelle loro avventure per i campi che li portano a visitare misteriosi ossari, nel loro collezionare grosse blatte dentro un acquario. Solo strani o c'è qualcosa di più marcio dietro?


Visivamente Goodnight Mommy è una piccola perla. Niente di stupefacente, ma ogni immagine è vista così come dovrebbe essere vista, la telecamera indugia sul dettaglio, lascia tempo all'occhio di assimilarlo, lo fa crescere... Sono le piccole cose a fare la differenza. Sono i momenti onirici non si sa se reali o meno. Sono le immagini della madre vista all'inizio sempre di spalle ed in controluce. Sono gli spazi ampissimi ma dove manca terribilmente il calore umano. Il tutto sottolineato da una colonna sonora che sottolinea ogni passaggio, i più bassi come i più alti.

Nel suo racconto di sentimenti familiari il film non può non riportare alla mente il capolavoro dello scorso anno, The Babadook, ma se la pellicola australiana flirtava con il sovrannaturale per raccontare una storia di rapporti umani Goodnight Mommy... no, non ve lo dico, sarebbe veramente da stronzi fare anticipazioni su storie del genere. 

I due registi sono riusciti a costruire una trama a prova di bomba, con una perfetta costruzione della tensione ed una rivelazione che arriva proprio nel momento più opportuno. Ho intuito il twist finale proprio nel momento più sconvolgente di tutto il film, quello che mi ha quasi portato a smettere di guardare... sono davvero contento di aver resistito fino in fondo. Non è una questione di immagini, si è visto molto di peggio nei vari Saw, Hostel, per non parlare di schifezza come A Serbian Movie. In Goodnight Mommy c'è sangue, ci sono un paio di momenti rivoltanti e un oggetto viene usato in un modo che vi rimarrà impresso per tutta la vita, ma a sconvolgere è la violenza psicologica... è la sensazione di disagio che permane quando la telecamera va a spiare una scena che no, non dovrebbe accadere. E quando l'azione si sposta finalmente fuori campo è troppo tardi...

Provate a guardare Goodnight Mommy. Forse vi pentirete di averlo fatto, ma questo è un film che ogni amante del cinema dovrebbe guardare assolutamente.

Voto: **** 1/2

mercoledì 7 ottobre 2015

Cub - Piccole Prede

Dopo Cop Car ancora un film coi bambini! Ormai è un vizio! Questa volta però si tratta di un horror dal Belgio, paese piccolo ma che di orrori se ne intende eccome... anche in senso cinematografico! Gli appassionati recenti si ricorderanno almeno del bel Calvaire, quelli più attempati magari dei classici Malpertuis o La Vestale di Satana. In ogni caso... c'è del marcio in Belgio, specialmente se andiamo a rovistare nel classico bosco oscuro e minaccioso come in Cub - Piccole Prede, pellicola che misteriosamente è riuscita persino ad arrivare nei cinema italiani!


La storia segue un gruppo di boyscout portati a campeggiare nel bosco da un trio di adulti o quasi. Sul bosco circolano ovviamente tante storie, quella più vera, raccontata loro dal poliziotto locale, è che lì vicino c'era una fabbrica di autobus ormai da tempo abbandonata, e quando fu chiuso molti operai che avevano perso il lavoro si impiccarono proprio agli alberi del bosco. Le tre guide, inoltre, raccontano anche un'altra storia... quella di Kai, un ragazzino-licantropo che vive nella foresta. E se Kai non fosse la cosa peggiore che abita nelle vicinanze?

La storia è piuttosto classica e non riserva grosse sorprese, ma ha una prima parte in cui la tensione è costruita con sapienza ed è ben interpretato da quasi tutti i giovani attori, in particolare il protagonista Sam, orfano timido dal passato oscuro e preso di mira dagli altri. Sam è una figura emblematica, il suo malessere si lega al malessere sociale che ha portato l'oscurità nella foresta, la sua sensibilità particolare può non essere sempre una cosa positiva, le sue pulsioni pre-adolescenziali lo spingono a crescere ma lo confondono... 


Cub è un film che da la sensazione di poter avere, scavando in profondità, molto più da dire rispetto alla media dei film del genere. Solo che per qualche motivo non lo dice, non fa quasi mai il passo avanti decisivo, non si spinge oltre come un vero horror ambizioso dovrebbe fare. Nella seconda parte anzi si adagia su binari più convenzionali e quindi deludenti. Non è un brutto film, intendiamoci, ma è un film piccolo, quasi povero, che delude perché crea aspettative poi non realizzate. Anche nel finale... soddisfacente, si, ma non ti da quella mazzata che mi sarei aspettato. 

Si poteva dare molto di più. Peccato. Sono comunque curioso di seguire il futuro del regista... chissà!

Voto: * 1/2

mercoledì 30 settembre 2015

Paga il fantasma (ma soprattutto le bollette)

Sapete tutti che qui sul Cumbrugliume mi piace scherzare, guardare le tette e dire cazzate, ma ora dobbiamo essere seri per un momento perché l'argomento è grave.

Nicholas Cage.


Dai, non mettetevi a ridere, l'argomento è grave anche se stiamo parlando di uno che fa queste facce.


Il nostro attore preferito (???) è in grossi guai. Deve 96 milioni di dollari al fisco, vive in affitto in un mini appartamento e deve sborsare mensilmente un sacco di soldi alle tre ex mogli (così impara). E per sopravvivere è costretto ad accettare di interpretare film come questo.


Mettiamo le cose in chiaro fin dal principio, il film è una merda, è faticosissimo rimanere svegli per tutta la sua pur breve durata, è un horror pigro, che prova a spaventare in un paio di casi con i vecchi ed abusati trucchi dei movimenti rapidi di camera e della colonna sonora che cambia all'improvviso, ma che non riuscirebbe a scuotere neppure mia nonna (anche perché è morta, ma questi sono dettagli).


Ma vorrei che concentraste la vostra attenzione sulla tagline del film: EVIL WALKS AMONG US. Ora farò uno spoiler ma la cosa è volontaria, ho visto io il film e NON C'E' QUINDI BISOGNO CHE LO GUARDIATE VOI, potete ringraziarmi dopo, meglio se con un bonifico (o se siete dei pezzenti poveri come Nicholas Cage con foto delle vs. fidanzate nude, tranquilli, sono uno che mantiene i segreti). Pay the Ghost parla del povero babbo Nicholas Cage che perde un figliolo che comunque era appiccicoso alla parata di Halloween, e la colpa NON E' DEGLI ZINGHIRI ma di un fantasma incazzato. Succede. Solo che il fantasma non è cattivo per colpa sua, è lo spirito di una mamma alla quale sono stati bruciati vivi i figli nel 1600 solo perché i cattivi popolani credevano fosse una strega cattiva. Ora lasciate perdere che alla fine la tizia ha maledetto tutti per quattrocento anni e quindi se proprio vogliamo esaminare gli indizi forse i popolani col forcone avevano ragione, comunque non sono stati carini lo stesso e perché prendersela con i figli? Da lì --> vendetta. Ma insomma la vendetta è umana, quindi possiamo dire che alla fine il fantasma non era poi così cattivo, ce l'hanno fatto diventare.


Ma allora chi è il MALE che cammina tra di noi?

Il fisco americano.


Aiutiamo Nicholas Cage a combattere il fisco americano, perché non sia più costretto a recitare in dei film schifosi come questo solo per pagare le bollette. Facciamo una colletta, mi offro io di raccogliere i soldi e poi versarglieli quando arriveremo a 96 milioni (contattatemi per l'IBAN). Insieme ce la possiamo fare. Forza!


Voto :P:P:P:P:P

P.S. Per il 2016 Nicholas Cage è già annunciato in USS Indianapolis: Men of Courage, un film di MARIO VAN PEEBLES.


mercoledì 23 settembre 2015

Girl House

Cosa possiamo aspettarci da uno slasher dal titolo "Girl House" il cui poster si presenta così?


Non so cosa vi aspettereste voi, ma posso dirvi cosa mi aspettavo io: tette e sangue nel caso peggiore, morti originali, una bella atmosfera morbosa e magari qualche omaggio al giallo/nero italiano anni 70 nel migliore. Inutile dire che tette e sangue sono comunque un requisito minimo sufficiente, quindi non potevo certo lasciarmi scappare Girl House! Anche perché il cast non è niente male...

La protagonista è Ali Cobrin, bel corpicino e faccino da "sono troppo furbetta per fare dei porno"! L'abbiamo già vista in un American Pie ed in qualche horrorino, ma qui si dimostra in grado di reggere perfettamente la parte della studentessa che in qualche modo è costretta a spogliarsi in webcam per mantenersi ma che rifiuta di vergognarsene (troppo).


Tra le altre ragazze della casa annoveriamo Alyson Bath (Evil Feed)...


...Elysia Rotaru (Arrow)...


...Chasty Ballesteros (Final Destination 5)...


...e anche altre gnocchette, ma non intasiamo il blog di foto di fiche, sennò mi dicono che sono un maniaco! Comunque avete capito il senso, no? Di carne al fuoco ce n'è eccome. Al sangue provvede invece il simpatico Loverboy, ovvero uno degli utenti più affezionati della chat-room di Girl House, una persona tutto sommato molto dolce... finché non gli viene negato il sentimento e decide di fare una strage. Fin dalla sua presentazione capiamo bene quale sarà il suo ruolo, e questo se nega un po' di suspense crea comunque attesa e curiosità.

I porno con la trama fanno piangere sempre anche me
Il film di Trevor Matthews, infatti, non stupisce mai, la trama è piuttosto scontata e fatto salvo qualche dettaglio di non secondaria importanza si capisce bene quello che succederà fino alla fine, ma questo è dovuto più alla legge degli slasher (cosa vi aspettereste di diverso?) che a un suo reale deficit. Inoltre viene fatto un bel lavoro nel non buttare tutto in vacca... e si che sarebbe stato semplicissimo! Sarebbe bastata qualche scena quasi-porno in più, insistere su dettagli ginecologici guarniti con una bella fetta di gore... ed invece il film sceglie una strada completamente diversa. Pochissima nudità e spesso presentata a distanza, attraverso uno schermo, pochi stereotipi, niente famiglie difficili o molestie e assolutamente zero slut-shaming. Si sa, negli horror le ragazze più troiette sono quelle che muoiono per prime... ed un po' se lo meritano. Girl House non è così, le gnocche sono anche in gran parte intelligenti o quantomeno mosse da motivazioni comprensibili, ed anche quelle più antipatiche non sono solo delle oche stupide. Nell'esibirsi nude non c'è vergogna: si può fare per denaro o per esibizionismo, ma a nessuna viene fatta una colpa. L'assassino non scatta di fronte ad una provocazione sessuale, ma anzi ad una negazione (immaginaria, ok) dell'amore romantico, e questo francamente è piuttosto atipico in un film del genere. Il ragionamento sulla pornografia moderna non è banale come potrebbe sembrare, ed aggiunge interesse alla pellicola.

Non che servissero molti altri motivi...
Se vogliamo essere davvero obiettivi, anzi, il consueto slut-shaming è sostituito da un prejudice-shaming... Forse c'è persino un eccesso di buonismo in senso opposto. Ed in effetti in una certa semplificazione di personaggi e situazioni risiede il principale limite del film, che probabilmente è attribuibile in gran parte ad inesperienza e limitazioni del budget, ma va segnalato. Per il resto non posso non fare i complimenti al regista ed al cast, che interpreta le scene piuttosto bene. Niente male per un filmettino fatto con due lire.

In conclusione, esordio davvero promettente! Sono curioso di scoprire quali saranno i prossimi progetti del regista e di rivedere tutte queste belle gnocche! EVVIVA!

Voto: **

mercoledì 2 settembre 2015

Top Ten: i dieci migliori film di Wes Craven

E' morto qualche giorno fa, a 76 anni, Wes Craven, un regista che negli anni 80 con la saga di Nightmare e negli anni 90 con quella di Scream è stato sinonimo di horror. Una persona intelligente, attiva, capace di sfruttare a proprio vantaggio gli stereotipi dell'orrore ma anche di dedicarsi ad altri genere apparentemente inconciliabili con quello che l'ha reso famoso. Il modo migliore di omaggiare un regista è rivedere i film che l'hanno reso immortare, e questa mia top ten vuole essere anche un invito alla visione. Buon viaggio Wes!



10- SCREAM 4


L'ultimo film di Wes Craven non è un capolavoro, ma è una pellicola più intelligente di quello che può apparire a prima vista. E' quasi un remake dell'originale, aggiornato alle nuove tendenze dell'horror, quindi con nuove regole, nuovi personaggi, nuove modalità. Se l'orrore non fa più paura, come si fa a farvi urlare?

09- L'ULTIMA CASA A SINISTRA


L'esordio di Wes Craven mostra tutte le ingenuità ovvie per un giovane regista costretto a girare quasi senza budget una storia che sembra fatta apposta per shockare. Ma erano gli anni 70, ed è incredibile come il film tutto sommato regga ancora, dopo oltre 40 anni, nonostante la colonna sonora che non c'entra nulla, nonostante alcune prove d'attore terribili, nonostante alcuni momenti quasi slapstick che proprio stonano con il resto. Non male anche il remake!

08- RED EYE


Il più ingiustamente sconosciuto tra i film di Wes Craven è un bel thriller secco e claustrofobico, senza concessioni allo splatter, con una storia ben congegnata ed ottime prove dei protagonisti. Ha incassato pochissimo ma guardatelo senza preconcetti, è la dimostrazione che Wes Craven è un ottimo regista anche quando non usa trucchetti per catturare l'attenzione degli spettatori.

07- LA MUSICA DEL CUORE

Il Craven che non ti aspetti. La Musica del Cuore è la storia edificante e drammatica di un'insegnante che cerca di insegnare il violino a dei ragazzi dei peggiori quartieri di Harlem. Non vi si trovano tracce del Craven che conosciamo e la genesi del film appare misteriosa, ma tra mille contraddizioni il film ha ottenuto due nomination all'Oscar, tra cui l'ennesima per Meryl Streep

06- LA CASA NERA


Nei primi anni 90 l'horror era ancora uno dei generi che tiravano di più, ma La Casa Nera unisce alle consuete tematiche di quel periodo una vena dissacrante, forse ancor più evidente che nel classico Nightmare. Avrebbe potuto essere un classico horror, avrebbe potuto essere un film a suo modo di denuncia (neri contro bianchi, ricchi contro poveri), l'unione delle due cose l'ha reso qualcosa di diverso e superiore alla somma delle parti. Non ha lo stesso impatto anche storico che aveva quando è uscito, ma resta un film importante e sottovalutato, di cui raramente si parla.

05- NIGHTMARE - NUOVO INCUBO

Wes Craven torna al personaggio che l'ha reso famosissimo in tutto il mondo e... fa centro, anche se sono passati anni! Il regista aggiorna l'incubo americano al nuovo decennio, esagera forse con qualche scena fin troppo sopra le righe ma crea un film coinvolgente, trascinante, divertente. Da rivedere!

04- IL SERPENTE E L'ARCOBALENO

Uno dei registi horror per eccellenza non poteva non dire la sua sugli zombie, ma Craven ha scelto un approccio più classico (direi pre-Romeriano) al tema, riportandoci nella Haiti del voodoo e della magia nera. Un film affascinante ed evocativo, che assume valore ancor maggiore alla luce dei troppi film tutti uguali sui morti viventi.

03- LE COLLINE HANNO GLI OCCHI

Le Colline hanno gli Occhi è uno di quei film degli anni 70 che hanno qualcosa di impalpabile che li caratterizza e li rende imperdibili, ma del quale è difficile dare una definizione. Sarà la maggior libertà creativa, sarà l'onestà ingenua (e l'onesta ingenuità), sarà l'atmosfera che si respirava, fatto sta che Le Colline hanno gli Occhi ancora sconvolge, colpisce duro senza bisogno di troppe spiegazioni. Craven è cresciuto rispetto a L'Ultima Casa a Sinistra ma non ha ancora perso la voglia di colpire durissimo...


02- SCREAM

Oggi sembra un'idea scontata, persino banale, ma nel 1996 Scream è stata una rivoluzione. C'erano già stati horror ironici o comici tout court, ma mai nessuno aveva volontariamente denunciato la banalità dell'orrore usandola allo stesso tempo per costruire un film migliore. Scream ha creato un'estetica (la maschera è ormai un simbolo), ha lanciato numerose carriere e... purtroppo ha dato vita ad una infinità di cloni che non avevano un decimo della sua intelligenza. Ma di questo non possiamo certo dare la colpa a Craven...



01- NIGHTMARE - DAL PROFONDO DELLA NOTTE

Se pensate all'icona horror per eccellenza chi vi viene in mente se non Freddy Krueger?



domenica 2 agosto 2015

Unfriended

C'era una volta l'horror found footage. E c'è ancora, mi verrebbe voglia di dire purtroppo, anche se in fondo qualcosina di interessante la si vede ancora. Il capostipite di tutti questi filmetti è, ovviamente, The Blair Witch Project. Ricordo ancora la strepitosa campagna pubblicitaria che venne fatta prima che il film uscisse nelle sale, in un'epoca in cui internet non era ancora media di massa come adesso e non esistevano Facebook, Youtube e similari. Erano davvero in tanti a credere che potesse essere tutto vero, ed anche molti tra i più smaliziati arrivavano ad avere qualche dubbio... The Blair Witch Project non può definirsi un oggetto filmico perfettamente riuscito, ma come esperimento narrativo e - perché no - sociale ha segnato un'epoca. E non a caso la protagonista di questo Unfriended si chiama Blaire...


Come horror in sé Unfriended è decisamente canonico. La storia è quella di una vendetta sovrannaturale, l'ambientazione (si intuisce) la provincia americana, i personaggi sono i classici teenager "da film horror": la troietta antipatica, il nerd ciccione, il ragazzo innamorato, lo sportivo... eppoi la protagonista, che potremmo quasi definire la vergine buona se non fosse che proprio nei primi minuti la conosciamo mentre sta esibendosi in un succulento spettacolino in webcam per il fidanzato (per un importante spoiler su questa parte della trama vedi la parte finale della recensione). La particolarità è nel modo in cui questa vicenda è presentata, ovvero in realtime esclusivamente attraverso lo schermo del Mac della protagonista, attraverso le sue finestre di Skype (soprattutto), Facebook, Google Chrome, Youtube e via dicendo...


La vendetta è quella di Laura Barns, che esattamente un anno prima si è suicidata per la vergogna dopo che qualcuno aveva messo online un video in cui lei, ubriaca, si era fatta la cacca addosso. I suoi amici sono impegnati in una conversazione su skype alla quale partecipa un ospite misterioso che comincia a mandare messaggi a tutti loro. Qualcuno si è impadronito dei vecchi account di Laura ed ha intenzione di rivelare i segreti di tutti oppure si tratta proprio del suo fantasma, tornato dalla tomba per rimettere le cose apposto?


La miglior cosa che si possa dire di Unfriended è che si tratta di un prodotto credibile, fino agli ultimi secondi. Proprio come per The Blair Witch Project quindici anni fa, intorno al film è stato costruito un contorno di tutto rispetto, che comprende video su Youtube, pagine facebook, profili kik e via dicendo. Ovviamente viviamo in tempi più smaliziati, ma qualcuno che ci crede, se giriamo per le varie pagine dedicate e diamo un occhio ai commenti, c'è... gli attori contribuiscono con buone prove, il film scorre bene e prende. E' costato ovviamente una miseria (un milione circa) ed ha incassato almeno 40 volte tanto, un seguito è già stato annunciato ed ovviamente sarà peggiore di questo originale che... va precisato, non è affatto perfetto. Ma è interessante, e tanto basta a prouoverlo.

Perché si:

- buone prove degli attori
- lo so, mi ripeto, ma la parola d'ordine è CREDIBILE
- buon ritmo e storia che sembra ricalcata da veri fatti di cronaca

Perché no:

- storia che se spogliata della confezione originale è vista e rivista
- la protagonista viene interrotta un secondo prima di far vedere le tette

Voto: **

mercoledì 24 giugno 2015

Clown: perché i pagliacci fanno sempre paura

I pagliacci fanno sempre paura. Lo sapeva bene Stephen King, che con il suo Pennywise ha creato un'icona del genere horror che ha generato numerosi figli e figliastri... con risultati alterni. Dal precursore Killer Clowns from Outer Space (che precede addirittura il film di It, ma non il romanzo...) all'ottimo Stitches al terribile 100 Tears.


Nel 2010 gli aspiranti regista e sceneggiatore Jon Watts e Christopher Ford misero su Youtube un finto trailer per il loro progetto, e per attrarre maggiormente l'attenzione dichiararono che il film sarebbe stato prodotto "dal Master of Horror, Eli Roth", che a dire il vero non c'entrava nulla, e neppure aveva mai sentito parlare dei due coraggiosi giovanotti. Ma il trailer cominciò a girare e qualcuno chiese veramente a Eli quando il film sarebbe uscito, o se si trattava di uno dei falsi girati per Grindhouse. Il regista cadde dalle nuvole, si informò su ciò di cui stavano parlando e... il trailer gli piacque talmente tanto che decise davvero di produrre il film. A volte le profezie si auto-realizzano davvero...


La storia è piuttosto semplice: Kent, un papà affettuoso e bravo agente immobliare, ha organizzato una festa per il compleanno del figliolo, ma il clown che aveva ingaggiato per l'occasione gli da buca per via di un altro impegno. La festa potrebbe rivelarsi un disastro, ma Kent trova nella soffitta di una casa destinata alla vendita un vecchio costume da clown in buone condizioni. Il compleanno è salvo! Il problema è che la mattina dopo Kent non riesce più a togliersi di dosso il costume, che diventa praticamente una seconda pelle, ed anche la sua personalità comincia a cambiare...


Nonostante la produzione di Eli Roth Clown resta un piccolo film, e la cosa è piuttosto evidente. Ma chi l'ha detto che i piccoli film non possano competere (quasi) alla pari con i grandi? Un film semplice, con pochi personaggi interpretati da attori non certo notissimi (il più famoso è sicuramente il bravo Peter Stormare), è riuscito comunque a conquistarsi un'uscita cinematografica in diversi paesi e qualche buona recensione. Il merito, molto probabilmente, è della serietà con cui il tema è stato affrontato: la sceneggiatura prosegue dritta per la sua strada, senza buttare il tutto in vacca o condire la trama con dialoghi inverosimili. Il film, anzi, da il meglio di sé nella parte iniziale, quella della presa di consapevolezza del protagonista che il costume non verrà più via. La sua lenta trasformazione si accompagna a quello che possiamo considerare un vero e proprio dramma familiare, senza troppo sangue, gore o scene che facciano saltare sulla sedia, ma genuinamente inquietante. Lo sconosciuto Andy Powers si rivela sufficientemente bravo da reggere una parte difficile, il trucco molto convincente l'aiuta... ed il film funziona, ispirandosi più a un capolavoro (con le dovute differenze) come La Mosca che ai vari slasher "con i mostri"!


Clown funziona meno nella seconda parte, quella più canonicamente horror. I demoni, si sa, vanno sconfitti, e forse è commercialmente giusto che il film sia finito così, ma paradossalmente quando la situazione si fa davvero critica i toni sembrano alleggerirsi, e certe scene mi hanno dato l'idea di fare a cazzotti con i presupposti della sceneggiatura.


Il risultato finale è un film dalle due facce, che forse per mancanza di coraggio, forse per il budget, forse per (de)meriti e scelte della produzione non è riuscito ad andare fino in fondo. Ma Jon Watts è bravo, e non a caso il suo nuovo Cop Car (con Kevin Bacon), presentato al Sundance, ha ottenenuto buone recensioni prima dell'uscita ufficiale, e la Sony l'ha scelto come regista per il reboot di Spiderman del 2017. Il ragazzo si farà...

Voto: **

lunedì 16 febbraio 2015

Starry Eyes

Cosa siete disposti a fare per il successo?


Cosa c'è di originale in Starry Eyes, pellicola indie horror diretta dai registi Kevin Kölsch e Dennis Widmyer che sta ottenendo ottimi successi sulla rete e nel giro dei festival? Apparentemente, non molto. Starry Eyes ci presenta il classico patto col diavolo, accettato in maniera più o meno esplicita e che ovviamente porta conseguenze di ogni tipo. Anche e soprattutto inaspettate.

Sarah è da ormai troppi anni un'aspirante attrice che per mantenersi fa la cameriera in un locale orribile, dove è costretta ad indossare dei trashissimi leggings con le bollicine. Si fosse chiamata Penny probabilmente avrebbe cercato un fidanzato cervellone ricercatore universitario che la mantenesse, ma si chiama Sarah, ed i suoi amici sono tutti aspiranti attori/attrici/sceneggiatori/registi come lei. Gente anche carina e simpatica, se vogliamo, ma senza speranza. Sarah viene chiamata a fare l'ennesimo provino per un'importante film horror, va un tantino fuori di testa, ma a quanto pare fa una buona impressione, visto che viene richiamata per un secondo provino, questa volta alla presenza del produttore...

Fareste un pompino ad un famoso produttore per ottenere la parte della vostra vita?


Chissà quante attricette sono state abbindolate con una proposta del genere. Sarah si trova di fronte una specie di orrendo mix di Gianni Letta e Tinto Brass, che morbosamente le appoggia la mano sulla coscia e comincia a salire. Sarah si rifiuta, schifata. Torna alla propria vita. Ma è davvero vita quella? Un lavoro di merda, amici per cui provare al massimo pena. Forse vale davvero la pena di fare un pompino al produttore per cambiare la propria vita completamente.

Soprattutto se, come gli spettatori avevano già capito, il produttore non è solo un produttore, ma anche qualcosa che assomiglia pericolosamente ad un diavolo, o quantomeno uno che con il diavolo riesce a stringere patti in ogni momento. Sarah cambia, il suo corpo si ribella, marcisce fuori e dentro. E la sua anima marcisce insieme ad esso... fino alla rinascita?


Starry Eyes è una piccola pellicola con ottime idee, molti difetti della scena indie e qualche piccolo particolare che lo eleva al di sopra della massa. Uno in particolare: Alexandra Essoe, la protagonista, che si immerge generosamente nella parte e dona anima e corpo nella sofferta interpretazione di Sarah. Chissà, forse anche lei ha avuto proposte del genere nella sua breve e fino a questo momento non troppo significativa carriera...

Per il resto, il film colpisce soprattutto per la fisicità dell'orrore. Sia nella decadenza del volto di Sarah, nel suo corpo sconvolto dai tremiti di una febbre interiore, che nel finale liberatorio e quasi-slasher. Ma non solo, il pessimismo è per una volta davvero senza speranza, e le soluzioni non ci sono. Se esistono altri modi per arrivare al successo, Starry Eyes non li presenta. Ogni strada è preclusa, tranne il male. Che porta terribili cambiamenti, ma anche una reale ricompensa... Se la persona che esce dal percorso sia la stessa che vi entra è tutto da vedere, ma la ricompensa c'è.


Ci sono anche i difetti, in particolare una fotografia fin troppo scura che mostra i limiti del budget e alcune verbosità eccessive, ma se consideriamo che si tratta di un film finanziato inizialmente tramite Kickstarter possiamo considerarlo un mezzo capolavoro visto cosa esce di solito dal crowdfunding.

Sentiremo parlare ancora dei registi... e sicuramente anche di Alex Essoe. Film consigliato!

Voto: *** 1/2


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...