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mercoledì 2 dicembre 2015

Iliade Z!

Ok, era giunto il momento di scrivere qualcosa di nuovo. Il giorno che uccisi Fabio Volo stava diventando vecchio, ed in qualche modo dovevo soddisfare la mia passione per i morti viventi, no? 

Quindi...


Ho avuto il piacere di collaborare con i ragazzi di I Love Zombie a questa versione moderna, italiana e piena di morti viventi dell'Iliade, un omaggio al classico omerico ma anche una nuova storia violenta, romantica, iconoclasta, ricca di azione e di colpi di scena. Il capitolo a me assegnato è quello di Paride, colui che per amore (o desiderio?) darà il via a tutto. Gli altri capitoli sono stati assegnati a Luca Pennati (Agamennone), Viola Della Rina (Briseide), Nicola Furia (Ettore), Michele Rubini (Achille), Pietro Giovani (Ulisse) e ovviamente Igor Zanchelli, novello Omero, a coordinare il tutto.

L'ebook è disponibile su Amazon a soli 2.00€
Per la versione cartacea potete ricorrere sia ad Amazon che a Lulu... Per chi abita vicino a me potrei presto averne qualche copia disponibile, ma non fateci troppo conto :)

Non voglio anticiparvi troppo, ma voglio farvi due promesse.

La prima: vi divertirete.

La seconda: non finisce qui!

Compratelo ;)

sabato 29 agosto 2015

Episodio Uno: Fear the Walking Dead

ZOM-BIE! ZOM-BIE! ZOM-BIE! ZOM-BIE!!!

FEAR THE WALKING DEAD


Commento in sintesi: CHE PALLE!!!

Spiegazione del commento in sintesi: era talmente noioso che mi sono addormentato.

Commento un minimo più articolato: ok, me lo potevo aspettare. Avevo anche letto da qualche parte che lo spinoff di The Walking Dead sarebbe stato incentrato MENO sugli zombie rispetto alla serie originale, visto che è ambientato all'inizio dell'epidemia quando ancora i morti non hanno il dominio delle strade. Però cavolo, non mi aspettavo una cosa così! In parte è anche dovuto all'ambientazione Losangelina (di cui riparlerò in seguito), ma persino visivamente (luci, trucco, LE FACCE DEGLI ATTORI!) Fear the Walking Dead sembra una soap opera. La scelta è voluta e sicuramente pagherà, visto il mega ascolto del primo episodio e la seconda stagione (di quindici episodi) già confermata prima ancora dell'inizio di questa, ma per un appassionato dei vecchi e cari zombie c'è di che piangere. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e uno stereotipo dietro l'altro. C'è la madre divorziata che si innamora di un padre divorziato, le due famiglie che fanno resistenza ad unirsi, il contrasto tra il figlio ribelle e drogato a cui nessuno crede e la figlia bella e brava che andrà a Berkeley (zombie permettendo)... che però ha un fidanzato di colore. E sappiamo tutti che fine fanno i neri negli horror ed in The Walking Dead in particolare. Poi ci sono le autorità che vogliono tenere la cosa sotto silenzio e nascondono la verità, come da cliché. E anche un paio di zombie, ma giusto un paio eh! Che viene da pensare.. se già la popolazione è infetta, non c'è tipo una nonna che sia morta in casa, o la vittima di un incidente stradale, o di una sparatoria in qualche ghetto ad aver fatto scoprire alla popolazione che qualcosa sta succedendo? In fondo siamo a Los Angeles, mica in un paesino di campagna dove non succede mai nulla...

Le uniche cose un minimo interessanti sono la scena iniziale, che mi aveva fatto sperare in qualche balzo di adrenalina, e l'ambientazione urbana che è una novità benvenuta rispetto alle campagne e ai paesini dell'originale. Ah, anche quella milfona di Kim Dickens!

Continuerò a guardarlo? Per forza cazzo, ci sono gli zombie! Ma mi gireranno parecchio le scatole se continua così.

lunedì 24 agosto 2015

Partenze e ritorni: guida alle nuove sere tv - 17/08 - 23/08/2015

Risollevatevi dalle vostre tombe, tornano le serie tv! 

22 Agosto

- Survivor's Remorse (seconda stagione)


Network: Starz (USA)
Genere: comedy / sport
Runtime: 30 minuti
Puntate previste: 10

Un giovane di talento "esce dal ghetto" quando gli viene offerto un lucroso contratto dalla squadra NBA di Atlanta, così si trasferisce con tutta la famiglia... La serie è prodotta da Lebron James.

Perché potrebbe piacere: le serie di Starz solitamente hanno almeno qualche motivo d'interesse, e l'argomento potrebbe sembrare stuzzicante..
Perché potrebbe non piacere: lo scorso anno ho fatto lo stesso ragionamento per quanto riguarda la prima serie, ma mi sono bloccato dopo poche puntate

Le aspettative del Cumbrugliume: mi stupisce che sia arrivata una seconda stagione, visto che gli ascolti non sono stati certo entusiasmanti

23 Agosto

- Fear the Walking Dead


Network: AMC (USA)
Genere: zombie!
Runtime: 60 minuti
Puntate previste: 6

Scopriamo un po' cosa è successo mentre Rick Grimes era in coma... ma da un'altra parte degli USA! Le prime fasi dell'epidemia zombie verranno raccontate in questo prequel / spinoff ambientato a Los Angeles!

Perché potrebbe piacere: zombie. Ed è già stata confermata una seconda stagione di quindici episodi.
Perché potrebbe non piacere: The Walking Dead ha annoiato un po' tutti...

Le aspettative del Cumbrugliume: The Walking Dead ha annoiato un po' tutti, ma continuiamo tutti a guardarlo. E anche io non mi perderò certo l'appuntamento con i morti viventi!

Le serie che seguirò: Fear the Walking Dead!

mercoledì 13 maggio 2015

La recensione di Spaghetti Zombie!

Chi non adora gli zombie? Il grande successo in particolar modo di The Walking Dead ha portato negli ultimi anni un vero Rinascimento del morto vivente, nei fumetti (oltre a The Walking Dead vanno citati almeno Marvel Zombies, The Dead, I Am a Hero...), in tv (Dead Set, Z Nation, In the Flesh...), in letteratura (i romanzi di Max Brooks, Loureiro, Bourne...) e al cinema, dove addirittura si è riusciti a fare qualche capatina nel mainstream (in particolare con World War Z e Warm Bodies). Ma gli appassionati italiani potrebbero chiedersi, perché i morti devono sempre risvegliarsi nell'Ohio, in Massachussets, a Tokyo o nelle periferie di Londra? Non potrebbe succedere a Frosinone, Varese, Canicattì o Brescello? Forse le cose stanno per cambiare...


Spaghetti Zombie è una di quelle raccolte di racconti che piacciono a me: rapide, scorrevoli, divertenti ma che non rinunciano a cercare di provocare, denunciare, far riflettere il lettore. Sette racconti scritti da otto scrittori ancora non conosciuti (il più noto è sicuramente Nicola Furia, già autore del miglior romanzo zombie italiano fino ad oggi) ma... che si faranno conoscere presto, tutti parte del collettivo che ha dato vita al sito ilovezombie.it.

Tra i racconti spiccano System Error, scritto da Luca Pennati e Alessandro Undici, fresco e coinvolgente anche per l'alternarsi dei diversi stili dei due autori, il duro e controverso Copropoli, una visionaria denuncia delle ecomafie scritta da Michele Rubini, e Lazzaro deve morire del già citato Nicola Furia, ma francamente nessuna delle brevi storie presenti mi ha deluso, e se proprio si deve trovare un difetto alla raccolta dobbiamo citare l'introduzione un po' carente, o... il fatto che la lettura è veramente rapida, e si arriva all'ultima pagina volendo qualcosa di più. Ma a questo si potrà rimediare con Spaghetti Zombie 2, 3, 4 e via dicendo, giusto? ;)

Il volume è ordinabile sia in formato cartaceo (edito da Youcanprint) che in ebook, ad esempio da Amazon ma un po' in tutti i principali negozi online. Il costo è 2.49€ per l'ebook e 12.00€ per il cartaceo. Fatelo vostro!

Voto: **** 1/2

sabato 13 dicembre 2014

Zombeavers!

Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie!

Ormai si è capito che basta poco per far parlare la rete e per donare notorietà ad un film. Basta una piccola, fulminante idea per mettere in moto voci, per generare attesa, per attirare finanziamenti. Così nasce un piccolo successo come Zombeavers, che grazie ad un semplice gioco di parole (castori zombie, ma vi ricordiamo che beavers in inglese può indicare anche il sesso femminile...) ha ottenuto l'attenzione di tutto l'universo horror e non solo ed ha ottenuto la distribuizione nientemeno che dall'Universal!

Zombeavers 01

La storia è piuttosto semplice, come è giusto che sia. Tre belle ragazze se ne vanno in riva ad un lago sperduto a trascorrere un weekend che nelle loro intenzioni dovrebbe essere senza uomini, poiché una di loro è appena stata tradita dal fidanzato. Ma alla fine i loro compagni si presentano a sorpresa, spaventandole. Poco prima un camion che trasporta sostanze tossiche aveva perso parte del contenuto, che era finito proprio contro una diga costruita dai castori, trasformandoli in creature pericolosissime e inarrestabili...

Zombeavers 02

Il film di Jordan Rubin (all'esordio, ma già con una buona carriera come autore televisivo per MTV e non solo) parte molto bene, dimostrando di riuscire a prendersi in giro con buona intelligenza, proponendoci volutamente personaggi altamente stereotipati. Non è affatto facile ridere dell'horror rispettando i canoni e sfiorando il pecoreccio ma senza mai insistere troppo in tal senso, eppure le prime scene sono davvero divertenti. Tutte e tre le ragazze protagoniste sono piuttosto gnocche e non si vergognano certo di mettere in mostra i loro corpi, e i due autisti del camion del prologo mi hanno fatto scompisciare.

Zombeavers 03

La parte centrale del film perde però molto in efficacia. E' chiaro che il film è nato come uno scherzo, senza un minimo di storia alle spalle, lo si vede perché le sottotrame di bugie e tradimenti tra le ragazze ed i compagni sono piuttosto banali, buttate lì un po' a casaccio. Non aiutano certo gli attori che interpretano i fidanzati, tutti e tre piuttosto cani... Qualche battutaccia che fa ridere c'è, ma inizia a subentrare un po' di noia...

Zombeavers 04

Per fortuna il regista ha intelligentemente capito che il film non poteva certo reggere sulla lunghezza, Zombeavers dura infatti poco più di 70 minuti, comprensivi di titoli di coda e scena extra finale (che fa venire l'acquolina in bocca...). I momenti horror, con gli zombie costruiti in maniera ridicola e le scene di combattimento solo di poco più stupide di quelle di Birdemic, non sono certo granché, ma quantomeno Zombeavers torna a far ridere piuttosto di gusto. Fino ad un finale splendido!

zombeavers 05

I puristi zombisti non avranno molti motivi per cui essere felici, ma per chi invece cerca poco più di un'ora di intrattenimento trash, con un po' di splatter e qualche bella figliola, potrà accostarsi a Zombeavers senza timore, fiducioso di trovarlo almeno due o tre volte meglio ad esempio dei "capolavori" della Asylum che vanno di moda negli ultimi anni.

Voto: **

sabato 29 novembre 2014

Regole

Un breve racconto che ho scritto per I Love Zombie!


REGOLE



Carlo lo diceva sempre: seguite le regole!

Regola numero uno: evitare gli sprechi. Risparmiare oggi potrebbe voler dire sopravvivere domani.

Regola numero due: occhi sempre aperti. I morti non dormono.

Regola numero tre: il gruppo non si divide. La sicurezza sta anche nel numero.

Regola numero quattro: evitare i rischi inutili. Un gruppo forte non ha bisogno di eroi.

Regola numero cinque: noi siamo buoni. Non ruberemo da altri vivi né useremo violenza su di loro per primi.


Ripetevamo sempre queste regole come un mantra, ci davano coraggio, ci aiutavano a non perdere la speranza anche quando tutto sembrava perduto. Ci aiutarono a sopravvivere, molto più a lungo di quanto avremmo pensato. Eravamo deboli, in fondo, ragazzini cresciuti a romanzi fantasy e videogiochi, quelli che fallivano in tutti gli sport e che venivano ignorati dalle ragazze. Ma eravamo abbastanza intelligenti per capire che senza un piano saremmo morti subito, nel giorno in cui i morti si risvegliarono affamati.

Carlo era il nostro leader. Ci riunì, capì il contributo che ognuno di noi poteva dare e insieme a tutti noi scrisse le regole. E mentre attorno a noi la gente moriva e si risvegliava zombie noi sopravvivemmo, un giorno, una settimana, un mese.

Le regole crollarono una a una.

Avevamo una piccola scorta di medicinali, raccolti nei primi giorni. Sapevamo che avrebbero potuto salvarci la vita, un giorno. L’autunno era umido, le case non erano più riscaldate, qualcuno di noi si ammalò. Semplici raffreddori, ma la paura che si trasformassero in qualcosa di peggio ci spinse ad imbottirci di farmaci. Spreco.

Dopo due mesi si ammalò anche Francesco, era il più piccolo del gruppo e sembrava aver resistito meglio di tutti alla piccola epidemia. Ma quando arrivò il suo turno, non c’era più neppure un’aspirina. Continuò a fare il suo dovere, sempre più stanco e spossato, finché durante uno spostamento si fermò, sfinito. Si appoggiò ad un albero e chiuse gli occhi, aveva solo bisogno di riposare un attimo. Ma i morti non hanno bisogno di riposo, e non riuscimmo ad impedire loro di afferrarlo. Distrazione.

Fu la prima morte del gruppo. Ci segnò. Cominciammo a discutere tra di noi, Marianna e Filippo insistevano per andare a cercare altri farmaci, sapevano dove abitava il medico del paese e cercarono di convincerci ad entrare in casa sua. Ma per Carlo era troppo pericoloso, era lontano e quelle strade pullulavano di morti. Ma Marianna e Filippo si offrirono volontari, e non riuscimmo a dir loro di no. Partirono, e non li abbiamo più visti. Separazioni.

Due scomparsi, un morto, ora eravamo pochi, e le tensioni aumentavano. La paura ci bloccò troppo a lungo, e le provviste cominciarono a scarseggiare. Cercammo di dare l’assalto ad un piccolo supermercato, nonostante dentro ci fossero dei morti. Morirono quasi tutti. Troppo rischioso.

Riuscii a fuggire, illeso, ed a portar via con me anche Carlo, nonostante lui si fosse ferito durante la fuga. Avevamo perso tutto, i nostri compagni, le nostre provviste, ogni nostra speranza ed anche le regole. Ci era rimasta solo la fame, troppa fame. E così mi ricordai. Carlo era buono…

domenica 21 settembre 2014

Pro Wrestlers vs. Zombies!!!

Recensione originariamente pubblicata su Orgoglio Zombie!

E' passato più di un anno da quando vi abbiamo presentato il trailer di Pro Wrestlers vs. Zombies, film diretto da Cody Knotts e finanziato interamente tramite Kickstarter. Finalmente siamo riusciti a mettere le mani sulla pellicola, quindi... ecco cosa ne pensiamo!
Pro-Wrestlers-vs.-Zombies

Pro Wrestlers vs. Zombies è, piuttosto chiaramente, il sogno bagnato di un fan. Cody Knotts non è un esordiente (ha al suo attivo altri due piccoli horror) ma almeno per questa pellicola il regista ha lasciato in gran parte spazio all'appassionato, e la cosa si vede. PWvZ ha come protagonista "The Franchise" Shane Douglas, wrestler statunitense noto nell'ambiente soprattutto per essere stato il primo campione della ECW, l'innovativa federazione che a metà anni 90 ha cambiato radicalmente il mondo del wrestling. Durante un combattimento per una piccola federazione Shane uccide il suo avversario con un piledriver male eseguito dopo che questi gli aveva trombato la fidanzata negli spogliatoi, il fratello del defunto giura di vendicarsi e riesce a stringere un patto con un demone, che gli fa acquisire il potere della necromanzia. Un'orda di zombie viene risvegliata e mandata contro Shane Douglas e gli altri lottatori chiamati a combattere per uno show privato dentro un ex carcere in disuso...
PWVZ

Tra gli altri protagonisti del film sono molti gli altri wrestlers. Il più noto, anche al cinema, è sicuramente Rowdy Roddy Piper, già protagonista del capolavoro di Carpenter Essi Vivono. Pur non essendo più di primo pelo Roddy si mantiene ancora benino ed è di gran lunga il migliore attore del cast, anche se si diverte a gigioneggiare e a dire cazzate. Come lui si mantiene bene un'altra vecchia gloria come "Hacksaw" Jim Duggan, che gli spettatori della prima ora (dei tempi di Dan Peterson!) non potranno certo essersi dimenticati. Sembra mio nonno, ma mena molto di più. Accanto a loro altri lottatori più giovani che offrono il loro corpo per la causa, dai più titolati Matt Hardy e Kurt Angle ai meno noti Thomas Rodman, Sylvester Terkay, Reby Sky e numerosi altri, anche nella parte di semplici zombie.

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Cody Knotts non fa fatica a scegliere il suo pubblico di riferimento: quello degli appassionati di wrestling. Il film è infarcito di citazioni, situazioni che strizzano l'occhio a cose successe sui ring, catchphrase, attacchi tipici dei lottatori. Mi sono molto divertito a vedere Matt Hardy usare la scala, Shane Douglas accennare agli assegni a vuoto di Paul Heyman, Roddy Piper rompere una noce di cocco sulla testa di uno zombie e così via. C'è persino un perfetto heel turn a cambiare radicalmente la trama, ma per uno spettatore che non sappia nulla di wrestling molte delle battute andrebbero perdute. Ed è un peccato, perché sono la parte migliore del film.

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Per il resto, il meglio che si possa dire di PWvZ è che il ritmo incalzante non annoia mai. Ci sono continui attacchi di zombie e la varietà di lottatori presenti aiuta a far si che questi non siano troppo ripetitivi. Purtroppo la tecnica di ripresa è piuttosto amatoriale, il sangue usato è palesemente finto e gli effetti gore sono atroci, quasi tutti aggiunti successivamente alle riprese. Probabilmente il budget non permetteva molto di più, ed infatti la maggior parte delle uccisioni di zombie avvengono appena fuori scena. Fare esplodere teste in maniera credibile costa, e il regista è stato saggio a non tentare la sorte.

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Altro punto di forza da sottolineare è la splendida colonna sonora rock, composta praticamente per intero di pezzi scritti appositamente per il film. Probabilmente il budget è stato speso quasi completamente per colonna sonora e cachet dei lottatori, ma ne è valsa la pena! PWvZ in questo modo riesce ad elevarsi sopra la massa dei film con le solite musichette tutte uguali. A volte i dettagli fanno la differenza...

Concludendo, il film è imperdibile per i fan del wrestling, che si faranno un sacco di risate. Per tutti gli altri, non è consigliato. A meno che non vi siate già visti tutti i film realizzati in maniera davvero professionale e non vogliate fare un salto nell'amatorialità.... di discreto livello!

Voto: **

venerdì 19 settembre 2014

Z Nation: la recensione della prima puntata


Non posso certo dire che la notizia dell'arrivo su SyFy di Z Nation, giusto un mese prima dell'inizio della nuova stagione di The Walking Dead, mi abbia colto di sorpresa. Voglio dire, TWD continua a macinare ascolti ed a riscuotere un successo sempre crescente, e come dimostrano gli ultimi sette miliardi di pellicole con i morti viventi produrre un qualche cosa con gli zombie non è poi così difficile, bastano un truccatore decente e una decine di comparse in grado di muoversi barcollando. O correndo. Gli appassionati digeriscono di tutto. E come ben sanno gli appassionati di Romero con gli zombie si può raccontare qualsiasi storia, dall'horror più claustrofobico all'action nobrain, dal western al sentimentale, dal fantascientifico al porno.

Non è stato una sorpresa neppure il nome dell'emittente: SyFy è ormai ben (tristemente?) nota per puttanate come i film sugli squali e sui megapiranha, ha già trasmesso un sacco di film tv sugli zombie (tutti orripilanti) ed ha già donato qualcosina alla serialità sull'argomento con il decente Helix.


Purtroppo accanto al nome di SyFy campeggia quello della Asylum, la tristemente nota casa produttrice di Sharknado e di dozzine di mockbusters, ovvero quei film che sembrano idee geniali (ai cretini come me) ma che poi sono talmente noiosi e malfatti da risultare indigeribili. Così le mie aspettative su Z Nation erano alquanto bassine... Ciò nonostante la visione degli ultimi trailer mi aveva un po’ rinfrancato, così mi sono piazzato sul divano armato di birra, popcorn e rutto libero, con qualche minima speranza di guardare qualcosa di guardabile.

Il responso dopo i primi quarantacinque minuti? Insomma, dai.

Dopo un breve prologo che narra della diffusione del virus zombie e del rapido disfacimento della società Z Nation ci fa conoscere il tenente Hammond (Harold Perrineau, noto soprattutto per Lost), che ha il compito di scortare in un laboratorio della California lo staff medico che sta testando un possibile vaccino per il virus zombesco. Il laboratorio è però preso d’assalto dagli infetti, e i ricercatori fanno appena in tempo ad iniettare l’ultima dose di vaccino sperimentale ad un detenuto (Murphy) non troppo volontario che i morti fanno irruzione. Hammond riesce a scappare con la dottoressa, mentre Murphy viene lasciato legato al lettino e un'orda di zombie accorre per divorarlo. Arriva l’elicottero che dovrebbe salvare i nostri eroi, ma Hammond chiede di aspettare, e torna indietro…


Un altro salto temporale e siamo al terzo anno dopo lo scoppio dell’epidemia, e scopriamo che Murphy è sopravvissuto ai morsi degli zombie, ma che la dose iniettatagli era l’unica prodotta del vaccino ormai andato perduto con la scomparsa dei ricercatori. L’unica speranza per la razza umana è che la cura venga sintetizzata a partire dal suo sangue, quello dell’unica persona divenuta immune allo zombismo. Per giungere al rendez-vous con un altro gruppo, Hammond chiede aiuto ad un accampamento messo in piedi da due ex Guardia Nazionale, che sebbene un po’ restii decidono di accompagnarlo…

Fin dai primi minuti della trama è chiaro su cosa l’Asylum e SyFy hanno intenzione di puntare: l’azione. Gli assalti di zombie si susseguono, sono violenti, ben girati ed anche piuttosto vari. Si intuisce che nelle prossime puntate vedremo vari tipi di infetti: già nella prima appaiono zombie più veloci ed altri più lenti (anche se non Romeriani), e si può intuire come alcuni infetti abbiano mantenuto un’intelligenza più alta della media, essendo in grado di ricorrere a tecniche di caccia non scontate (il fingersi morti salvo aprire gli occhi all’ultimo istante ed assaltare la preda umana). La varietà di personaggi e situazioni potrebbe rivelarsi un punto di forza, costringendo noi poveri spettatori a rimanere incollati davanti alla tv per vedere cosa si sono inventati in ogni puntata.


Il cast è di discreto livello, denotando uno sforzo anche produttivo non indifferente. Perrineau è sicuramente il volto più noto, ma c’è anche DJ Qualls (Supernatural) nella parte del Cittadino Z, sorta di stupiderrima voce narrante e guida del gruppo da una base militare nell’Artico (credo, boh). La recitazione è soddisfacente. I dialoghi un po’ meno, si nota una certa tendenza all’esagerazione ed all’uso eccessivo della battuta ad effetto, tipica dei prodotti Asylum.

Tipico della Asylum è anche l’uso non troppo parco dell’effetto speciale digitale. E’ difficile farne a meno in produzioni a budget non elevatissimo come questa, ma certe volte la finzione è troppo evidente e un tantino fastidiosa. Gli schizzi di sangue a seguito dei colpi di arma da fuoco, ad esempio, avrebbero potuto essere migliori, così come le poche esplosioni o la tremenda scena in esterni nell'Artico (o nell'Antartico? O...???). Anche in questo settore, comunque, pensavo peggio.

Dove invece Z Nation pecca decisamente è nello svolgimento della trama, ancora troppo in bilico tra horror, action e soluzioni quasi (involontariamente?) comiche, ma soprattutto insensate. Senza fare troppi spoiler il momento chiave del primo episodio gira intorno ad un bambino che un instante prima è tranquillo nella sua culla, e quello dopo si è trasformato senza motivo in un esseraccio famelico (in computer grafica). Ma potremmo citare anche il pullman pieno di zombie ragazzini comodamente ai loro posti, oppure l’uso spropositato di pallottole quasi senza motivo un minuto dopo che ognuno si era raccomandato di risparmiarle. Ma anche le tecniche di caccia degli zombie, che ho ottimisticamente inserito tra i pregi, potrebbero ricadere in questa categoria se nei prossimi episodi il tema non sarà sviluppato a dovere.

Giudizio finale: i film zombeschi della Asylum sono terribili, noiosissimi da affrontare fino in fondo, ma la struttura a telefilm ha sicuramente giovato alla prima puntata di Z Nation, che ha offerto qualche bel momento adrenalinico ed in fondo è passata senza annoiare. Non posso dire di esserne stato esaltato, ma un minimo di curiosità mi è rimasta, anche a causa di alcune soluzioni coraggiose adottate nel finale che proprio non mi aspettavo. La scelta di una serie on the road aiuterà probabilmente a mantenere Z Nation sempre piuttosto fresca e vivace, garantendo un cast in continua evoluzione e location sempre nuove, ma per evitare una bocciatura la produzione dovrà decidere se puntare con decisione sul lato action o buttarla in vacca, come ahimè temo. Per adesso è un ni, poi vedremo!

Voto: **

domenica 14 settembre 2014

Nemo

Un mio racconto breve, pubblicato originariamente su I Love Zombie! Sono graditi commenti anche negativi :)


Ci siamo. E’ il momento. Non sarai mai più pronto di così. Buttati nella mischia. Devi andare dall’altra parte, dobbiamo farlo.

Respira piano. Grugnisci. Cammina lentamente, un passo alla volta, un lentissimo passo alla volta. Tieni la testa bassa, controlla i battiti del tuo cuore. Non permettere al tuo corpo di tremare. Procedi barcollando, come se non avessi una meta. Sei in mezzo a loro, sono centinaia, migliaia forse, un intero branco che si muove alla ricerca di cibo. 

Il puzzo di morte ci entra nelle narici, non vomitare. Non permetterti di vomitare, cazzo! Urtagli una spalla, non evitarlo o capirà che sei vivo. Non evitarlo. Non si accorgerà di nulla se sarai bravo abbastanza. Ecco, toccalo, cambia appena direzione. Cazzo, ci sta guardando, ringhia nella tua direzione! Alza la testa, ringhia a tua volta… ecco, così, bravo, piano, senza prestargli troppa attenzione. Gettarsi addosso litri di sangue e frattaglie è servito, è stato orribile ma è servito. Un altro lentissimo passo, non guardare quella cosa, NON GUARDARLA! Come vorrei non avere mangiato oggi. Testa bassa, non respirare nemmeno. Non sei vivo, non sei vivo. Convinciti. Ok, è passato. Ce ne sono solo altri duecento tra te e la porta. Come facciamo a scavalcarlo? Cambia direzione… lentamente, sii naturale. Cazzo, sta facendo rumore, attirerà l’attenzione di tutto il branco. Tre passi di lato, ok, così, fai un cerchio più ampio possibile, eviterai lo strisciante e anche l’automobile parcheggiata. E’ sempre più vicino, stai tranquillo, sta andando tutto bene, tutto bene. Ma questa puzza, oh, è impossibile sopportarla. Trattieniti, trattieniti, non toccarti il naso, non ripulire la faccia, lascia che il sangue scorra, sopporta il fastidio, il bruciore, la nausea, ne varrà la pena. Ne varrà la pena. Devi salvarlo. Non sarai più solo. E’ tutto il giorno che ci prepariamo, ce la faremo. Ne sono sicuro. Dieci metri, non di più. Sono tutti lì intorno al vetro, maledetti, devi raggiungere la porta e non farti notare. Per fortuna conoscevi il padrone del negozio, Franco, sapevi dove abitava. Siamo andati a casa sua, abbiamo rotto il vetro e siamo entrati. Fuori non c’era nessuno, era una strada che il branco aveva evitato. Franco è morto il primo giorno, ma in casa c’era la madre. La madre. Non è stato difficile ammazzarla, era sola, vecchia, debole, non aveva mai mangiato nessuno. E’ bastata la spranga, non c’è stato bisogno della pistola. Tre colpi sulla testa, l’hai fatta cadere. Le chiavi del negozio erano accanto alla tv, c’è una targhetta, negozio, non avrai bisogno neppure di fare prove. Non puoi fallire. Sii naturale. Continua. Hai il sangue e le budella della mamma di Franco addosso. Te la ricordi quando giocavamo insieme da bambini, e lei ci preparava pane e nutella per merenda? Ora voleva mangiarci, ma l’abbiamo uccisa noi. Era già morta, come tutti, ma l’abbiamo uccisa di nuovo. Ci servivano le sue budella, il Sergente ci ha insegnato che le budella confondono i mostri. Poi è morto anche lui, povero Sergente, era solo un ragazzo ma ha salvato tante vite. Ha fatto scappare tutti. Tranne te. Tranne noi. Colpa di Martina, dovevi salvare Martina, ma lei è morta. E’ morta. E ora siamo soli. Ma non saremo più soli, lo salveremo. Tre metri, allunga le braccia, fai finta di volerlo prendere… Ignora i loro grugniti, la puzza, la paura. Non puoi fallire, non devi fallire. Spingili, senza far loro accorgere che siamo vivi. Raggiungi il vetro. Ci guarda. Ci implora. Dobbiamo salvarlo. Lui lo sa, non è come loro. Allunga le braccia, tieni le chiavi in avanti. Infiliamole nella toppa… così. Come farai ad aprirla ed entrare senza fare entrare anche loro? Dovrai essere rapido, forte. Impossibile, non ce la faremo. Ma dobbiamo farcela, o moriremo da soli. 

E’ entrata, la chiave è entrata! Dobbiamo andare ancora avanti, loro sono concentrati sul vetro, non si sono accorti, dobbiamo farci spazio! Devi salvarlo. Finirà il cibo, lì dentro, e morirà. Dobbiamo salvarlo. Nasconderci nel retro, in silenzio, se non sentirà rumori e non ci vedrà il branco ricomincerà a muoversi, si allontanerà e noi potremo uscire. Non saremo più soli. Sei alla porta, si! Prendi la maniglia! Gira la chiave, non fare rumore! Devi allontanare i mostri dietro di te, non far loro accorgere che sei vivo! Ondeggia le braccia all’indietro… falli allontanare. Non guardare indietro, se ne accorgeranno, ci scopriranno! Ecco, bravo, siamo stati bravissimi, abbiamo spazio, spazio per aprirla, per entrare, dovremmo richiuderla dietro di noi ma ce la faremo. Ce la faremo. Lui lo sa, lo sa! Si muove, ci guarda, non venire da noi! Abbaia a loro, ecco, bravissimo, così li distrarrà ancora. Apriamo la porta…

Siamo dentro! La porta è chiusa alle nostre spalle!
Vieni Nemo, abbracciami, leccami il viso. Sei un bravo cane. Sei un bravo cane.

domenica 20 luglio 2014

The Coed and the Zombie Stoner

Qualche volta mi chiedo perché lo faccio. Ok, per il blog, scrivere recensioni su supreme cazzate mi ha sempre attratto. O per gli zombie, che dopotutto sono pur sempre gli zombie, cazzo, un film con gli zombie SI DEVE vedere! Oppure per le tette. Ma forse per quelle basterebbe Youporn o Xhamster o Xvideos o qualsiasi altro sito che conoscerete benissimo. Ma troppo spesso tutte queste cose non bastano, e si arriva a fine film chiedendosi PERCHE' CAZZO, PERCHE'!!!! Eppure sono arrivato in fondo a un film come The Coed and the Zombie Stoner.

Magari potevano bastarmi le due singole frasi riportate in copertina oltre al titolo: FROM THE GUYS THAT BROUGHT YOU SHARKNADO e SEX, DRUGS AND THE WALKING DEAD. Produzione Asylum, quindi, e la certezza di vedere tante gag su sesso & droga. Purtroppo, ahimè, manca il rock'n roll... anche se sapete, probabilmente la colonna sonora è la parte migliore del film, piena com'è di momenti genuinamente easy-rock che non stonano affatto in una pellicola ambientata nel mondo delle confraternite.

E cosa si fa nelle confraternite? Si fa festa, si tromba (o si prova a trombare) e ci si fanno le canne. Il film è tutto qui, nella storia di Chrissy, una superintelligentona (ma gnocca) che deve trovarsi un fidanzato membro di una confraternita entro 24 ore, o sarà espulsa dalla propria confraternita diretta da Bambi, una tettona iperrifatta. Chrissy corre nel laboratorio dove spende la maggior parte delle sue giornate e lì scopre che il professore teneva nascosto da 20 anni uno zombie inavvertitamente creato a causa di una macchina per allungare indefinitamente la vita scambiata dal tizio troppo fumato per una doccia. Visto che lo zombie era belloccio, Chrissy decide di innamorarsene e farne il suo fidanzato, perché PERCHE' NO??? Lo zombie era tenuto sedato nelle sue pulsioni più mordaci dal continuo uso di cannabis, Chrissy tenta di riportarlo nel mondo reale senza che nessuno si ponga troppe domande, ma Bambi, gelosa, lo stuzzica insieme al suo nuovo fidanzatino tonto. Rigo (lo zombie) si incazza, morde il fidanzatino e il contagio zombie riprende. Solo l'invenzione di Chrissy, uno spray a base di marijuana e lip-gloss, potrà fermarlo.

Il film ha come freccia principale al proprio arco la presenza di tre o quattro ragazze che fanno le oche, corrono nude e fanno ballonzolare le tette. Anche la protagonista Catherine Annette (già vista nuda nel ben migliore Lucky Bastard) le fa vedere, brevemente, e tutti siamo contenti. Altre due tizie, Bunny e Bibi, evidentemente scarti di qualche produzione di Playboy, non esitano neppure a mettere in mostra la propria patata depilata. E poi?


E poi sostanzialmente basta. Il film ha DUE cose che fanno ridere: la prima è la scritta che segue il prologo, dove si vedono gli zombie inseguire le due donne nude, 28 GIORNI PRIMA, che almeno mi aveva fatto sperare in un film pieno di citazioni fatto da appassionati del genere (un po' come Warm Bodies, evidente fonte d'ispirazione). La seconda è l'idea che gli zombie collegiali restino intontiti e rallentati dalla visione delle tette. In un film del genere è una trovata carina.

Il resto del film è una merda, con attori terrificanti (Jamie Noel, che fa Bambi, è forse la più atroce. Forse per questo il regista Glenn Miller l'ha presa anche come protagonista del suo film successivo), pieno di buchi di trama e battute che più triviali non si potrebbe. C'è di meglio persino in casa Asylum. 

Momenti horror? Assenti.
Dettagli splatter? Assenti. Velo pietoso sulle teste che esplodono in computer grafica.
Trucco? Lasciamo perdere, un po' di cerone e due vene disegnate a rilievo.
Il film è sostanzialmente un Porkys girato anche con una tecnica accettabile ma senza un minimo di sensibilità o sentimento. che è necessario anche e soprattutto per fare un buon film porcellone.


Chi potrebbe apprezzare The Coed and the Zombie Stoner? Forse un tredicenne, che potrebbe esaltarsi per le donne nude (ma i tredicenni di oggi hanno già visto almeno un paio d'ore di triple penetrazioni). Oppure una persona tanto strafatta di maria da potersi identificare nel personaggio di P.J.. 

No. Proprio no.

Voto: :P:P:P:P


martedì 8 luglio 2014

Ex - Supereroi vs Zombie

Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie!

Los Angeles è invasa dagli zombie! I sopravvissuti si sono rifugiati negli studios hollywoodiani e da lì cercano lentamente di ripartire, mentre al di fuori i morti li assediano, affamati, e poco lontano una ex gang da strada di latinos ha acquisito potere nella città e si fa sempre più pericolosa. Trama non originale? Ops, dimenticavo un dettaglio... a difendere i vivi ci sono i supereroi!

cover_supereroivszombie

Gorgon, Stealth, Mighty Dragon, Regenerator, Cerberus, sono questi gli eroi che hanno tentato di impedire che l'epidemia zombesca si diffondesse incontrollata. Ma anche loro non hanno potuto nulla contro il contagio dei morti, ed anzi alcuni di loro sono diventati ex... ex-umani, come li ha definiti il Governo centrale prima di scomparire. Gli eroi sopravvissuti non si sono persi d'animo, e nonostante mille problemi hanno cercato di recuperare una parvenza d'ordine e di salvare più umani possibile. La minaccia della gang dei Seventeen, poco lontano, si fa sempre più pressante. Gli eroi hanno deciso che non uccideranno umani vivi se non strettamente necessario, ma forse il giorno in cui ci sarà bisogno di farlo si avvicina...

ex-patrioti-front
Peter Clines ha scritto il primo libro della trilogia degli Ex-Heroes (si, ovviamente è una trilogia!) in poco più di due mesi, utilizzando in questa ambientazione zombesca i supereroi che lui stesso aveva inventato da bambino. E devo dire che il gioco funziona, Clines ha costruito degli eroi direi Marveliani, dei "supereroi con superproblemi", che soffrono per amore, rimpianti, segreti oscuri e rapporti difficili con i "normali". Sono loro,

 probabilmente, la cosa migliore del romanzo. Resta il dubbio di molte storie di questo genere, ovvero perché l'infezione ha vinto? Un paio degli eroi sono praticamente invulnerabili e capaci di far fuori centinaia di Ex in pochi secondi. E' vero che a Los Angeles i morti, secondo l'autore, sono sei milioni, ma resta difficile pensare che tutti siano concentrati nel piccolo spazio in cui la storia è ambientata. Ma usufruendo di una piccola (tutto sommato) sospensione dell'incredulità tutto o quasi funziona a dovere. Gli zombie fanno paura, le scene d'azione sono ben congegnate e le battaglie più campali sono davvero coinvolgenti.

L'edizione Multiplayer.it è come al solito di discreto livello. Ottima la carta e la sovracoperta, prezzo (14.90€) abbordabile, traduzione discreta pur con qualche pecca che mi fa storcere il naso. A parte un paio di refusi (non dovrebbe succedere, ma succede) mi è capitato un paio di volte di vedere l'errore che più odio in assoluto, ovvero soggetto e verbo separati dalla virgola. Una cosa su cui francamente è difficile passare sopra... Nonostante questo, però, vale la pena di leggere questo romanzo, anche e soprattutto per una delle migliori spiegazioni del virus zombie che abbia mai letto! Il seguito, Ex2 - Patrioti, uscirà a settembre.

 

Voto: ***

mercoledì 11 giugno 2014

Il Libro Italiano dei Morti



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Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie


A volte si parla della necessità di trovare una "via italiana" agli zombie. Non che manchino ottimi esempi di romanzi italiani sul tema (il mio preferito resta quello di Nicola Furia!), ma è senz'altro vero che il morto vivente è una tematica fondamentalmente americana, sia per le proprie origini che per la caratterizzazione data al genere un po' da tutti. Un approccio interessantissimo, e potenzialmente uno spunto per tanti potenziali scrittori, è però quello del romanzo "sui generis" di Niccolò Ammaniti: Il Libro Italiano dei Morti.


Scrivo "sui generis" perché il romanzo è apparso a puntate sulla rivista Rolling Stone dal 2005 al 2007, e presenta bene in evidenza il suo carattere di appuntamento mensile. Brevissimi capitoletti introdotti da un "riassunto delle puntate precedenti" per non far perdere il filo neppure ai lettori occasionali, situazioni gestite in maniera rapida, divertente, descrizioni schematiche, approcci esagerati e toni quasi da farsa più che da tragedia.

Il romanzo prende le mosse da un evento di mille anni fa, quando sugli Appennini un cavaliere aveva fatto resuscitare la sua donna da tre streghe dopo averla uccisa. Ma non appena ebbe visto l'orribile creatura alla quale aveva ridato la vita aveva deciso di seppellirla viva... Quasi mille anni dopo un soccorritore alpino non troppo sveglio libera inavvertitamente la creatura, che prima lo soggioga e poi lo usa per un incantesimo grazie al quale i morti - tutti i morti - della vallata torneranno in vita affamati di carne umana.

Pur non essendo troppo vecchio il romanzo ricorda l'Ammanniti degli esordi, quello considerato forse il più promettente del movimento Cannibale. Estremamente splatter, pulp, introduce personaggi volutamente assurdi e li sballotta qua e la senza troppa grazia, mettendoli di fronte a situazioni sempre più bizzarre. E quindi abbiamo il cantante neomelodico in rovina, l'industriale mafiosetto, il prete ammazza zombie e così via. Tragicomico, ma divertentissimo, si ha costantemente la sensazione che l'autore finisca per sbracare in un delirio insensato, ma... Ammanniti conserva sempre una coerenza di fondo e un talento innegabile che mi ha divertito in ogni momento.

Un difetto? Oltre all'evidente origine seriale, il fatto che... il romanzo non è finito. Non so se la cosa era prevista fin dall'inizio o più probabilmente Ammaniti ha perso interesse o... Rolling Stone ha deciso di smettere di pagarlo. Ma rimaniamo in sospeso proprio quando il gioco si fa duro ed i nostri improbabili eroi dovranno affrontare direttamente la minaccia zombesca.

Consigliato lo stesso? Si. Se lo trovate. Il libro non è stato mai raccolto in libreria, e dovrete ricercare i vecchi arretrati di Rolling Stone, oppure curiosare in rete per trovarlo... ne vale la pena!

Voto: *** 1/2

sabato 24 maggio 2014

Gangsters, Guns & Zombies

Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie

Gangsters, Guns & Zombies! Il titolo sembrerebbe dire già tutto. Prendiamo come ambientazione una Inghilterra sconvolta da un virus che crea zombie, un gruppo di delinquenti pronti ad approfittare della situazione per portare a termine la rapina della vita, tante armi e un gusto per la narrazione molto tarantiniano: cosa può andare storto?

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Il film inizia con la rapina già effettuata ed il gruppo in fuga. Una situazione frenetica, uno di loro è ferito, gli altri non si rendono conto davvero della situazione che si è creata nel paese, e... zzz...

Mi sono addormentato. Strano, perché la narrazione è frenetica, il sangue non manca, il gruppo si trova assediato dai morti viventi più che dalla polizia e.... zzz.....

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Ecco, ho capito cosa può andare storto. Il film è NOIOSO DA MORIRE, girato senza troppo talento, con effetti speciali caserecci ed un make up zombesco inesistente. Scordatevi Nicotero, ma neanche la più squallida zombie walk di provincia: praticamente i contaminati sono persone normali con un po' di sangue alla bocca. Perlomeno corrono...

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Al terzo tentativo sono finalmente riuscito a guardare il film fino in fondo, con somma fatica, scoprendo con grande sorpresa che il finale, dopo l'incontro dei fuggiaschi con una strana accoppiata nonna-nipote, non è neanche malaccio. Il regista, l'esordiente Matt Mitchell, aggiunge alla mescolanza dei generi anche una robusta dose di commedia e il film, quantomeno, scorre. Non basta comunque a strappare neppure una risicata sufficienza: l'immensa noia iniziale è imperdonabile, e rende a mio parere il film non consigliabile neppure ad un pubblico di maniaci del genere.

Voto: :P:P:P

domenica 18 maggio 2014

Battle of the Damned: zombie. robot e Dolph Lundgren!

Recensione originariamente pubblicata su Orgoglio Zombie

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Mentre i cosiddetti film d'essai molto spesso si costruiscono per sottrazione, per quelli di azione la regola è diversa: più roba c'è e meglio è! Così Christopher Hatton, che non è fratello di Oliver ma regista del dimenticabile Robotropolis, ha pensato bene di prendere più roba possibile ed infilarla dentro il suo Battle of the Damnes! Zombie del genere contaminati, robot malfunzionanti che spuntano dal nulla, una città asiatica chiusa un po' alla fuga da New York, una donzella da salvare e Dolph Lundgren nella parte dell'eroe! Come dite, vi pare eccessivo?

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Non mi fate incazzare Dolph!

Battle of the Damned è puro b-movie d'azione al confine con la serie C. C'è una città asiatica senza nome (probabilmente perché le comparse costavano meno) in cui ha preso piede una terribile infezione simil-zombesca. Il governo, di comune accordo con la società che ha creato il virus (anzi, il BATTERIO!) ha deciso di mettere in quarantena la città con tutti quelli che vi erano rimasti dentro. Ma tra questi c'è Jude, figlia proprio del capoccia della società supercattivona. Cuore di papà quindi paga un godzillione di euro al Maggiore Max Gatling (Dolph) ed alla sua squadra di mercenari per salvarla e riportarla in città.

Mi chiederete: ma se in città sono morti tutti, come fanno a sapere che lei è ancora viva? Non rompete le palle, un papà queste cose se le sente.

Dolph va quindi in città con l'elicottero. E mi direte: ma non potevano sorvolare la città con gli elicotteri in cerca di sopravvissuti? Uffa quanto scocciate, ma non potete godervi il film?

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Film che tralaltro comincia alla grande, con Dolph che mena fendenti a destra e a manca col suo coltellone. La sua squadra è già dimezzata, poi un cinesone si sacrifica (non so quanto volontariamente) per agevolare la fuga agli altri, e il gruppo capisce che è finita, non ce la faranno. Anche perché ANCHE LA TIZIA FOSSE VIVA la città pare una mega-metropoli, dove cazzo vai a scovarla? Quindi si torna al punto di raccolta. Solo che un altro compagno viene morso da uno zombie e riesce a scappare prima che Dolph lo faccia fuori. Rimangono solo in due, arrivano all'elicottero (in digitale, perché la produzione non aveva i soldi per un elicottero vero) e Dolph dice che resterà in città da solo, lui ha una missione da compiere!

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Nella scena successiva vediamo Jude, che guarda un po' era viva davvero! Sta razziando una farmacia e gli zombacci stanno per acciuffarla, quando... COLPO DI SCENA! Si ritrova davanti Dolph che la salva e la porta via su una super moto.

Evviva, ora si va via! No, perché Jude presenta Max/Dolph agli altri sopravvissuti: il suo fidanzato scienziato, un cinese cazzuto, una cinese che corre in maniera strana, una fica bionda inutile e il capo, un tizio che sembra Aldo Agroppi e che non lo prende in grossa simpatia.

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Senza fare troppi spoiler sul resto del film vi chiederete... ma i robot cosa c'entrano? Effettivamente, nulla di nulla. Solo che a un certo punto spuntano lì sostenendo di essere arrivati a piedi e di attendere ordini. E Dolph da loro ordini, finché alcuni non impazziscono.

Avevo letto recensioni pessime su Battle of the Damned, ma alla fine il film non è poi malissimo. Mi ricorda molto quegli action senza cervello anni 80, ed in effetti la scelta di Lundgren come protagonista è azzeccata, anche se il cinquantaseienne gonfissimo ormai fa un po' fatica a correre ed a muoversi agilmente. Le sue scene di lotta serrata contro gli zombie paiono un po' al rallentatore, ma ci si passa sopra. Come si passa sopra ai giganteschi buchi di trama ed agli effetti speciali che passano dal quasi sufficiente (gli zombie, l'elicottero) al penoso (il fuoco terribile nella scena finale).

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.
Buon film? No, per nulla, ma visto che non mi ha annoiato, che la regia è doverosamente frenetica (gli zombie sono di quelli che corrono!) che contiene sane dosi di autoironia e che la recitazione è stranamente decente come popcorn movie alla fine può andare!

Voto: * 1/2


martedì 6 maggio 2014

Colson Whitehead - Zona Uno

Recensione originariamente pubblicata su Orgoglio Zombie

Quando una casa editrice di indubbio prestigio come Einaudi decide di pubblicare un romanzo non solo di genere, ma addirittura di zombie, l'appassionato deve per forza drizzare le orecchie. Tanto più che l'autore, Colson Whitehead, è considerato uno dei nomi emergenti della letteratura a stelle e strisce, giornalista, esperto di musica, saggista, romanziere già finalista della sezione narrativa del Pulitzer. Cosa aspettarci da Zona Uno, il suo primo romanzo zombie?

zona uno

Il protagonista del romanzo è Mark Spitz, un "ripulitore" incaricato dal nuovo governo americano con sede a Buffalo di ripristinare insieme alla sua squadra l'ordine nella "Zona Uno" di New York, la prima parte della città recuperata dall'assedio dei morti viventi. La speranza del governo è ovviamente che alla zona uno ne seguano una due, una tre e via di questo passo, fino al successo completo.
Ambientazione non originale, quindi, ma il punto di vista lo è, e la cosa è interessante. Mark è qualcosa di diverso da un classico sopravvissuto e allo stesso tempo non è il solito militare. Il suo punto di vista è inedito, brillante, e le situazioni in cui si viene a trovare mettono in luce un'America molto particolare, nella quale certi forse anacronistici valori del mercato non hanno perso importanza come ci si aspetterebbe, e continuano ad influire sulla vita di ogni giorno. I personaggi del romanzo hanno quasi tutti chi più di meno i segni dell'apocalisse zombie, e cercano di scrollarsi di dosso il trauma per ricostruire lentamente le loro vite, tra piccoli drammi e grandi tragedie.
Il romanzo, è bene dirlo, non è certo privo di splatter o scene di azione. Anzi è forse persino troppo frenetico, dopo un inizio un po' spiazzante, nel suo andare avanti e indietro tra passato e presente e tra scena e scena. Le morti non mancano, i colpi di scena pure. Cosa manca? Il divertimento.
Forse è colpa della traduzione, non so, fatto sta che Zona Uno è davvero pesante, non per il numero di pagine che anzi sono pochine, ma per l'inadeguatezza dello stile narrativo. La "serie B", la letteratura di genere, non è cosa per tutti, anzi, bisogna saperla fare. E saper coniugare una trama "di genere" ad una scrittura lirica è lavoro da grande scrittore. Whitehead forse è un buon scrittore, ma sicuramente non è grande. E Zona Uno provoca soprattutto sbadigli, anche quando la trama è più incalzante. L'autore torni a fare l'autore nella sua New York e lasci gli zombie agli onesti artigiani dell'orrore ed ai veri appassionati, l'impressione che se ne ricava è di un romanzo scritto così, senza convinzione, magari per cercare di sfruttare l'hype di The Walking Dead.
Francamente ho fatto davvero fatica ad arrivare alla fine del libro... e sono uno che divora qualsiasi cosa. Mille volte meglio la semplicità finanche esagerata di un Bourne di questa roba. Acquisto sconsigliato a tutti.

Voto: :P:P:P

venerdì 4 aprile 2014

Zombie Massacre!

Recensione pubblicata originariamente su Orgoglio Zombie

Gli empolesi Luca Boni e Marco Ristori hanno scelto una propria rispettabile via al "successo" cinematografico, e se il loro obiettivo era avere una visibilità internazionale va dato loro atto di esserci riusciti in pieno. Il loro esordio, Eaters, era una pellicola evidentemente girata con pochi mezzi, con tanti limiti ma anche spunti e potenzialità interessanti. In primis il modo di girare dei due registi, davvero internazionale. Ed infatti il film ha attratto l'attenzione di un guru dei B-movies come colui che è considerato (immeritatamente) il peggior regista del globo: Uwe Boll! Il tedesco ha assoldato Boni e Ristori per dirigere una nuova pellicola zombie. Ancora con pochi soldi, sebbene più che nel loro esordio, ma con una esposizione decisamente maggiore.

Il risultato è Zombie Massacre... ed è un risultato pessimo sotto quasi ogni punto di vista.

zombie massacre

Il film inizia... come qualsiasi altro film di zombie. Il tentativo di creare il soldato perfetto va a rotoli e ne escono fuori orde di zombie. Il presidente degli Stati Uniti (Uwe Boll, e chi se no?) ordina ad un gruppo di improbabili mercenari di provvedere a insabbiare il tutto, caos & shit happens. Se la trama è banale i personaggi sono disastrosi. Sia per la caratterizzazione (la samurai che nemmeno è giapponese, il capellone pseudo religioso) che soprattutto per la recitazione. I dialoghi sono ridicoli e noiosi, le scene di combattimento... non ne parliamo. La samurai sventola la katana lentissimamente e gli zombie le cadono davanti senza essere stati sfiorati. Bah.

Cosa ancora peggiore, il film non è annoverabile tra gli z-movies brutti ma divertenti. No. Per gran parte dei 90 minuti di durata non succede nulla o quasi, c'è solo noia, noia e dialoghi irritanti. Anche le scenografie sono orride, risentono del budget comunque risicato e non mettono in mostra nulla di originale.

Si salva qualcosa?

Si, si salvano i movimenti di camera che fanno apparire il film comunque più "ricco" di quello che è. Si salva in parte il trucco... non gli effetti digitali, quelli sono abominevoli. E si salva il finale ultra-trash con le tettone zombie. E ci si chiede... non si poteva fare tutto il film così, buttarla sul trash? Si doveva per forza mantenere questo tono ultra serioso come se fosse un film vero? Misteri... Da Boni e Ristori ci aspettiamo molto di meglio per il loro prossimo seguito!

Voto: :P:P:P:P:P

venerdì 14 febbraio 2014

Cinque film romantici di zombie

Oggi, 14 Febbraio, è San Valentino, il giorno in cui anche gli zombie hanno un cuore. E' quindi il giorno giusto per la nostra top five dei cinque film di zombie più romantici! L'occasione ideale per introdurre le vostre sdolcinate fidanzatine al sanguinoso mondo dei morti viventi!

5- MY BOYFRIEND'S BACK

Ci credete se vi dico che il primo film della carriera di Matthew Fox e di Matthew McConaughey è stata questa commedia zombie in cui il protagonista, Johnny, torna dalla tomba per un appuntamento con la fidanzatina Missy McCloud? E nel film ci sono anche Philip Seymour Hoffman e, in una particina tagliata, Renee Zellweger! Peccato che i protagonisti principali siano invece tali Andrew Lowery e Traci Lind. Il film è un tentativo di dark comedy romantica con attori e regia penosi, come da copione negli horror di serie b di inizio anni 90!

romantic rating: 3/10

4- DELLAMORTE DELLAMORE


Il film di Michele Soavi con Rupert Everett nella parte di NONE'DYLANDOG è considerato un cult negli Stati Uniti, ma solitamente riceve in Italia sonore pernacchie. Non ho capito mai perché, eppure solo le tette di Anna Falchi valgono tutto il film! E al di là dell'umorismo da fumetto c'è anche una certa componente di romanticismo superficiale, ok, ma a mio parere sottovalutata. Soavi dimostra ancora una volta di essere forse il miglior regista horror italiano, almeno tecnicamente, da quando Argento è rincoglionito.

romantic rating: 5/10

3- WARM BODIES


Ok, lo so, gli appassionati di zombie ODIANO Warm Bodies, lo sputtanamento del genere ai livelli di Twilight. Ma, è un sospetto, in molti l'odio è nato senza neanche aver mai visto il film. Perché Warm Bodies, più che un clone di Twilight coi morti viventi, ne è una parodia, che dimostra esplicitamente di non prendersi sul serio. Non che sia un capolavoro, ma il film a tratti risulta anche divertente, e Nicholas Hoult nella parte del morto vivente riesce ad essere quasi inespressivo quanto Robert Pattinson. Non era facile!

romantic rating: 7/10

2- SHAUN OF THE DEAD


.Quando pensiamo a Shaun of the Dead (mi rifiuto di chiamarlo col titolo italiano!) ad ognuno di noi vengono in mente la birra, gli omaggi agli horror che adoriamo e le risate. Eppure Shaun of the Dead è anche una bella e romantica storia d'amore, e l'amore vince tutto, soprattutto per San Valentino! Quindi perché non ritirare fuori il dvd di questo capolavoro diretto da Edgar Wright in questa magica serata? Se non avete ancora visto il film e siete scettici ve lo prometto, non vi annoierete, c'è la birra!

romantic rating: 8/10

1- ZOMBIE HONEYMOON


Ok lo ammetto ho un debole per Zombie Honeymoon. L'ho visto quando appena era uscito e mi è piaciuto tantissimo! Forse ero io ad essere un ingenuo poppante, non lo so, ma mi è sempre sembrata la commistione perfetta di amore romantico e disperato con una sana dose di gore. E la scena del morto vivente che esce dal mare mi è sempre rimasta nel cuore! Lo so, è sostanzialmente un film di serie b con recitazione scadente e regia non sempre all'altezza. Ma è romantico, ecco! E io sono un tenerone.

romantic rating: 9/10

domenica 7 aprile 2013

Zombie Walk Arezzo... terza edizione!


Ce la chiedevate a gran voce... cosa potevamo fare, se non tornare a zombizzarci ed a spaventare le vecchiette nel centro di Arezzo? L'appuntamento è per il 23 Giugno, in orario da stabilirsi... 

Per informazioni vi ricordo la pagina facebook dell’evento e il gruppo ufficiale degli zombie aretini. SPARGETE LA VOCE!

venerdì 1 marzo 2013

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