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sabato 28 novembre 2015

Episodio uno: Mr. Robot

Solitamente in questa rubrica parlo di "episodi uno" usciti da poco, qualche giorno o al massimo poche settimane, ma per oggi farò un'eccezione. Avevo sentito parlare benissimo di questa serie ma ho deciso di lasciarla da parte, per gustarmela tutta insieme non appena avessi avuto tempo. Adesso ce l'ho, quindi è il momento di...

MR ROBOT


Elliot Anderson è un giovane newyorkese che lavora come ingegnere addetto alla sicurezza informatica per la Allsafe, che fornisce protezione verso gli attacchi ad una delle più grandi corporazioni mondiali, la E(vil) Corp. Elliot è ansioso, sociofobico, soffre di paranoia, è depresso, semi-dipendente dalla morfina e probabilmente almeno in parte autistico. Dopo aver sventato un grosso attacco ai suoi datori di lavoro viene contattato da un misterioso hacker anarchico, Mr. Robot, che vorrebbe reclutarlo per il suo gruppo di hacktivisti, la fsociety, per cancellare il 70% di tutto il debito esistente nel mondo...

Mr. Robot è in primis una serie attuale. Sicurezza informatica, corporazioni, complotti, gruppi simil-Anonymous con una propria agenda politica... sarebbe stato semplice buttarla tutta in vacca, buttandola sul complottismo spicciolo e infarcendo le puntate di hacker irreali capaci di tutto con la pressione di un singolo tasto. Ed invece Mr Robot è sicuramente la serie più amata dagli hacker, quelli veri e quelli presunti. Esistono in rete centinaia di articoli sul realismo di quanto Elliot e soci fanno, le operazioni sono presentate con cura per i dettagli e le rapide spiegazioni che vengono date, per quanto ovviamente semplificate, parrebbero corrette quasi al 100%. La critica potrebbe essere "ecchissenefrega, io non ci capisco una sega di hacker, a me va bene anche uno che entra nel sito della NASA con una playstation se la storia è buona!". Critica che tendo a fare mia, ma in questo caso... c'è anche la storia! Soprattutto c'è un protagonista affascinante che si muove come un fantasma, interagisce e conosce le persone grazie ai loro profili dei social network, è pieno di tic, malattie mentali, difetti... è un giustiziere, se vogliamo, ma anche una persona.

Non so ancora se Mr Robot è un capolavoro come ho letto in giro, ma sicuramente il primo episodio mi ha convinto a guardare anche i successivi. Domo arigatou, Mr. Robot!

Voto: ****

Continuerò a guardarla: si.

sabato 21 novembre 2015

Episodio uno: Into the Badlands

...vi aspettavate tutti Jessica Jones, eh? E invece no, vi beccate le arti marziali in un mondo quasipostapocalittico. UATTA'!

INTO THE BADLANDS


Mai, mai, scorderai
l'attimo, la terra che tremò.

No via, vi sto traendo in inganno. Si, il mondo della nuova serie AMC è stato devastato da una terribile guerra, bande di nomadi con l'ombretto terrorizzano le campagne e le controversie si risolvono a colpi di arti marziali, ma gli oceani non sono scomparsi, le pianure non hanno l'aspetto di desolati deserti, la razza umana è sopravvissuta... e il più cazzuto di tutti non è lui.


...ma lui.


Daniel Wu è Sunny (si, Sunny), un clipper dal passato misterioso, una specie di moderno samurai al servizio di uno dei sette baroni che comandano le Badlands. All'interno delle baronie i ruoli sono semplici: o ci si allena per diventare clipper, o si lavora nei campi o si cerca di scappare, vivendo come nobili o morendo alla ricerca di qualcosa di diverso. Ma quando Sunny recupera il giovane M.K., su cui la Vedova a capo di un'altra baronia aveva messo una taglia, capisce che qualcosa accomuna le loro origini, ed il loro futuro potrebbe prevedere qualcosa di diverso da una vita di servizio...

Into the Badlands è una serie che dimostra subito i suoi intenti: botte, combattimenti coreografati in maniera spettacolare, qualche protagonista spaccaculi... e ben poca introspezione o profondità. E mantiene quello che promette! E' divertimento scemino, inteso in senso assolutamente non negativo. Si intuiscono gli sviluppi della trama futura, si capisce quali potranno essere i cattivoni della serie, ma tutto sommato quello che aspetto di più della seconda puntata è vedere quanta gente alla volta Sunny riuscirà a far fuori, e magari cosa c'è fuori dalle Badlands. Non è molto, ma per ora mi basta!

Voto: ** 1/2

Continuerò a guardarla: si.

sabato 7 novembre 2015

Episodio uno: Flesh and Bone

Se c'è una cosa che mi fa paura è la danza classica. Non riesco a capire con che coraggio delle giovani mamme possano sottoporre le loro innocenti ed ingenue figlie a quel supplizio che nella migliore delle ipotesi le potrà condurre ad un futuro di anoressia, dita dei piedi rotti e allenamenti costanti e faticosissimi. Ho letto alcuni articoli corredati da foto esplicative davvero raccapriccianti. Quindi mi sono approcciato all'episodio uno della settimana come una persona normale si sarebbe approcciata a The Green Inferno, ed ecco cosa ho capito.

FLESH AND BONE


...la danza è un horror. L'immagine della protagonista (bravissima) Sarah Hay che si toglie l'unghia dell'alluce devastata dall'esercizio è raccapricciante. Allora non sono il solo a pensarla così sulla danza... si, c'è già stato il Black Swan di Aaronofsky o come stracazzo si scrive, e Flesh and Bone ne è un po' la sua versione televisiva. Abusi, soprusi, lacrime, speranze... qualche tetta, ovviamente, visto che siamo su Starz ed il pubblico di riferimento chiede quello. Sarah è una giovane promessa della danza che fugge a New York un po' in cerca di un ingaggio ma soprattutto per sfuggire al fratello. Lì attrae l'attenzione di un grande direttore artistico che vuole farne la sua nuova stella. Il plot è un po' banale, ma se ci mettiamo un po' di droga, un po' di lap dance, qualche trombata qua e la e i momenti horror di cui sopra otteniamo qualcosa di buono, no?

Ni.

Perché alla fine Flesh and Bone è diretto benissimo, ha una protagonista (mi ripeto) bravissima e dei momenti di balletto che boh, sonasega io, però non mi sembrano male. Ma mi sa troppo di stereotipo per esaltarmi davvero. Anche oltreoceano la critica è divisa, grandi elogi e grandi pernacchie. Io onestamente non so ancora dove pormi, boh, ma il fatto che ci siano tette (anche se piccole) mi potrebbe spingere a guardare tutta la serie. In fondo sono solo 8 episodi, non è troppo dura, dai. A patto che non ci siano altri piedi devastati, non so se potrei reggere.

Flesh and Bone esce ufficialmente domani, ma il pilot è già in giro. 

Voto: * 1/2

Continuerò a guardarla: boh!

domenica 1 novembre 2015

Episodio Uno: Wicked City

La sfavillante e drogatissima Los Angeles del 1982, il Sunset Strip, tante ragazze facili, il rock'n roll, una aspirante giornalista, un detective che ha perso il partner ed al quale ne è stato appioppato uno con cui non va d'accordo, la stripper (forse?) con cui ha una relazione clandestina, un serial killer che sembra voler ripercorrere le tracce dello Strangolatore di Hillside e... che cerca l'anima gemella? Questi sono gli elementi che vanno a comporre...

WICKED CITY


La nuova serie ABC con Taissa Farmiga (ormai la vedo dappertutto!), Jeremy Sisto ed Ed Westwick pare partire da presupposti non esattamente originali. Ma in fondo è davvero necessario essere originali? Decine di serie tv e film ci hanno dimostrato che non è necessario a tutti i costi dire qualcosa di nuovo, basta dirlo in maniera nuova... o anche più semplicemente dirlo bene, per creare una narrazione solida ed avvincente.

...il problema è che Wicked City non è nulla di tutto questo. E' una sagra dello stereotipo che forse sarebbe potuta andar bene dieci anni fa... ma francamente ne dubito. E' una continua successione di dialoghi già sentiti, personaggi già visti, colpi di scena previsti già un quarto d'ora prima. Ed è strano per una serie del genere, che dopotutto coinvolge attori di notevole talento ma li convince (o costringe?) a recitare svogliatamente, quasi con la consapevolezza che Wicked City non verrà rinnovata, o più probabilmente verrà cancellata. E fatta eccezione per la spettacolare colonna sonora nessuno ne sentirà la mancanza...

Voto: :P:P:P

Continuerò a guardarla: assolutamente no.

sabato 24 ottobre 2015

Episodio Uno: Truth be Told

Cosa c'è di più triste e vecchio delle risate di sottofondo nelle sitcom? Sembra che siano messe lì apposta per comunicare al pubblico più idiota quando deve ridere. ECCO, LI', QUELLA E' LA BATTUTA! Come se non fossi in grado di capirlo da solo. Beh, forse qualcuno in grado di non capirlo da solo c'è, visto che ancora esce roba come...

TRUTH BE TOLD


Due coppie di amici ricchi. Mitch e Tracy sono bianchi (beh, lei è in parte asiatica, o polinesiana, o sonasega) e hanno una figlia di 4 anni, Russell e Angie sono neri. I quattro vanno d'accordo e sono vicini di casa. La trama di Truth be Told sembra essere questa, con l'aggiunta dei temi "pensano che io non possa essere ricco e guidare una Porsche solo perché sono nero" e "sono bianco quindi non posso dire la parole negro". Tutto qui. C'è qualche battutina a sfondo sessuale, Mitch e Tracy assumono una babysitter gnocca che forse ha fatto dei porno o forse no, c'è un po' di gelosia ma assolutamente immotivata perché Mitch ama Tracy ed è lui a farsi paranoie sulla gnocchitudine della babysitter, Tracy vive solo in funzione del marito e della figlia e non esce neppure quasi mai di casa, Russell è geloso dell'ex fidanzato di Angie ma lei gli parla solo per ottenere biglietti di concerti e backstage pass. Ora non dico che le sitcom nel 2015 non possano funzionare, ma personaggi così sarebbero stati vecchi anche nel 1990. E le risatine strappate sono talmente poche che davvero, non vale la pena di sprecare neppure 20 minuti del vostro tempo... se non per rivedere Mark-Paul Gosselaar ed esclamare "Ehi, ma è quello di Bayside School"! Non Screech. Screech ha fatto dei porno! (è vero, cercateli in rete!)

Voto: :P:P:P:P:P

Continuerò a guardarlo? Assolutamente no

sabato 17 ottobre 2015

Episodio Uno: Crazy Ex-Girlfriend

Chi di noi non ha avuto almeno una...

CRAZY EX-GIRLFRIEND


Sono sempre un po' scettico di fronte alle nuove serie che vanno sul CW Network. Il target di riferimento della rete è pur sempre quello dai 15 ai 21 anni, in prevalenza femminile, quindi ho sempre faticato ad approcciarmi anche alle novità, nonostante qualche sorpresa positiva come The 100. Crazy Ex-Girlfriend, inoltre, è arrivato totalmente inaspettato... non ne avevo mai neppure sentito parlare, ho scoperto solo in seguito che si trattava di un progetto inizialmente pensato per Showtime e solo successivamente passato sul CW.

Ma non potevo non guardare una serie con Rachel Bloom :)

Non sapete chi sia Rachel Bloom? Forse il nome non vi dirà nulla, ma se siete su internet da più di qualche anno probabilmente visto questo video da lei dedicato a Ray Bradbury per il suo novantesimo compleanno...


Crazy Ex-Girlfriend è la SUA serie, da lei scritta ed interpretata, e lo stile è esattamente questo, una commedia ironica e sfrenata con inserti musical. Ma in quanto serie televisiva deve necessariamente unire agli sketch musicali almeno un minimo di trama... Rachel interpreta Rebecca, una giovane avvocatessa single la cui vita è stata segnata e guidfata in ogni più piccolo passo dall'influsso dell'implacabile madre. L'unico barlume di libertà risale a quando Rachel, appena maggiorenne, aveva trovato un fidanzatino durante un campo estivo. Il fidanzato in realtà l'aveva presa come una serie estiva da dimenticare il giorno dopo... ma lei no. E quando casualmente per le strade di New York, pochi istanti dopo aver saputo che il suo studio voleva promuoverla, il fidanzato riappare dal nulla dicendole che stava per trasferirsi di nuovo nella sua piccola cittadina natale californiana... Rachel decide di cambiare vita e trasferirsi pure lei.

Un comportamento da stalker disperata? Certo che si! Ma anche foriero di momenti esilaranti. I problemi della serie sono tutti lì, quasi indistinguibili da pregi se vogliamo... si ride, e molto, ma per qualcuno assumere il punto di vista di un personaggio ovviamente negativo ma positivo solo ai suoi occhi sarà dura. La serie mette comunque le basi per una crescita notevole e con qualche piccolissima modifica potrebbe diventare di culto. Se poi continuano ad inserirvi canzoni come questa...


Voto: ****

Continuerò a guardarla: si

domenica 11 ottobre 2015

Episodio Uno: The Bastard Executioner

Ho completamente e colpevolmente ignorato per anni Sons of Anarchy prima di recuperarla all'inizio del 2015, guardandomi tutte le stagioni in sequenza e scoprendo un capolavoro di narrazione, capace di crescere costantemente insieme ai suoi personaggi, farli cambiare senza mai perdere di vista la loro natura. Chissà se succederà la stessa cosa anche per...

THE BASTARD EXECUTIONER


Bastano i primi minuti per capire dove andrà a parare il pilot (doppio) della nuova creatura di Kurt Sutter: violenza, brutalità, sangue, momenti onirici chissà quanto reali. Arti mozzati, budella che escono dal corpo, teste tagliate, bimbi sgozzati, neppure i feti si salvano dalla furia degli uomini. La violenza, in The Bastard Executioner, si fa a tratti quasi insostenibile, e questo ha portato a numerose critiche negli USA e anche da noi.

La storia è quella di Wilkin Brattle, un guerriero che nel Galles del quattordicesimo secolo ha giurato di non prendere più in mano la spada dopo un tradimento avvenuto sul campo di battaglia. Ma quando il barone Ventris gli fa fuori moglie, figlio non ancora nato e tutto il villaggio che l'aveva accolto la sete di vendetta si fa più forte. E il destino ha in serbo ancora molto altro per lui, costringendolo a vestire i panni del boia e ad appropriarsi di una nuova famiglia che non è la sua...

La serie è evidentemente figlia della narratica iperrealistica che Sutter aveva portato a livelli sublimi in Sons of Anarchy, ma richiama anche altri modelli: il medioevo mistico dell'Excalibur di Boorman, la violenza di Game of Thrones, il mix di realismo e mito di Vikings. Senza lo stesso successo, almeno in partenza. TBE fa un po' fatica ad ingranare, colpa forse dei troppi personaggi introdotti, di eventi che si susseguono fin troppo rapidi intervallati da momenti di rarefazione inconsueta, di attori che non sembrano troppo espressivi (salviamo Katey Sagal, che in un primo momento non avevo neppure riconosciuto fuori dai panni di Gemma Teller)... Un episodio pilota deludente per quelle che erano le mie aspettative, ma che non pregiudica la mia curiosità sul prosieguo della serie. Sutter mette molta carne al fuoco, e forse era necessario che fosse così. La sensazione è che la vera storia debba iniziare dall'episodio tre, che questo doppio esordio sia stato solo una lunga, necessaria premessa. Dipanare la matassa non sarà facile, ma resto fiducioso.

Voto: **

Continuerò a guardarlo: si

sabato 3 ottobre 2015

Episodio Uno: Humans

Dove scopriamo che si fanno serie tv di fantascienza anche in Svezia, mentre in Italia c'è Don Matteo.

HUMANS


C'è chi ha definito Real Humans, appunto la serie svedese di cui questo Humans è il remake, il miglior programma sugli androidi dopo Blade Runner. Onestamente sono piuttosto curioso di guardarla, e farò in modo di recuperarla presto... per adesso però ho messo le mani sul remake inglese, coprodotto da Channel 4 con l'americana AMC. Com'è?

E' bello.

In una realtà alternativa non troppo distante dalla nostra i Synth, avanzati androidi praticamente indistinguibili dall'uomo, sono divenuti indispensabili alla società. Sono badanti, infermieri, operai, tate, prostitute e chi più ne ha più ne metta. La famiglia Hawkins ne compra uno ricondizionato, ma pian piano scopre che le sue capacità sono decisamente maggiori di quelle previste, e noi spettatori veniamo a conoscenza dell'esistenza di Synth in grado di pensare autonomamente e provare emozioni...

Se avete visto il delizioso Ex Machina potrete intuire quali sono le domande che ci fa porre Humans. Quando un cervello artificiale può dirsi davvero umano? E' giusto spingere la scienza così oltre? La capacità di provare emozioni può davvero essere creata, o forse solo simulata? La paura del progresso può essere giustificata se questo non segue delle regole?

La prima puntata di Humans ci pone di fronte a questi quesiti e li accompagna ad una trama thriller avvincente recitata da un ottimo cast. Non ci da risposte, ma a quelle, onestamente, dovremmo pensare da soli...

Voto: ****

Continuerò a guardarla? Si.

sabato 26 settembre 2015

Episodio Uno: Heroes Reborn

Come (quasi) tutti, ormai troppi anni fa, anche io mi sono esaltato guardando la prima stagione di Heroes, una serie tv divertente, piena di azione, intrighi e personaggi affascinanti. L'idea di avere dei supereroi con i poteri più disparati nel nostro mondo di tutti i giorni era tutto sommato piuttosto ovvia, ma come si poteva non guardarla? 

Come (quasi) tutti, ormai troppi anni fa, anche io mi sono rotto il cazzo già durante la seconda stagione, ed ho resistito solo fino a metà della terza prima di abbandonare la serie. Ora esce il reboot che è anche un sequel... che facciamo, la guardiamo?

HEROES REBORN


Onestamente non ho idea di cosa sia successo nella terza e quarta stagione di Heroes, quindi BOH! Probabilmente almeno alcuni degli eventi e dei personaggi di questo prequel erano già presenti o quantomeno accennati nell'originale, ma io cose ne so? Heroes Reborn è ambientato quattro anni dopo i fatti dell'ultima stagione, ma in realtà cominciamo con uno sguardo a cosa è successo un anno fa, quando un grande meeting per la pace tra evo ed umani ad Odessa era stato interrotto ancor prima di cominciare dallo scoppio di un gigantesco ordigno che aveva ucciso quasi tutti i partecipanti. Tra i pochi sopravvissuti una faccia conosciuta: Noah Bennet, si proprio il papà (adottivo) della cheerleader che doveva essere salvata per salvare il mondo.

Warning: nell'articolo sono presenti gif piuttosto pesanti. Ma io avevo voglia di inserirle perché mi piacevano, va bene? Ooohhh!

sabato 19 settembre 2015

Episodio Uno: Limitless

Ho apprezzato il film, mi è piaciuto anche di più il romanzo, volevate che non guardassi la serie tv? Ufficialmente uscirà il 22 settembre, ma il primo episodio è già online, quindi... vediamo un po' se varrà la pena guardare... 

LIMITLESS


Brian Finch è un trentenne che sta fallendo nella vita. Il suo sogno di divenire musicista si sta infrangendo contro la dura realtà di questo mondo... E' bravo, ma non abbastanza per sfondare, così passo dopo passo tutti i suoi compagni nella band lo abbandonano per cercare lavori veri, mentre lui continua imperterrito, fino ad apparire sui palchi da solo, davanti ad un pubblico sempre più sparuto. Poi suo padre si ammala, una malattia che nessun dottore riesce a diagnosticare, e persino la musa creativa scompare. Per mesi Finch non riesce a scrivere neppure un pezzo, e l'unico lavoro che riesce a trovare è un terribile e ripetitivo impiego da stagista in una banca d'investimenti. La stessa banca d'investimenti dove sta trovando un grande successo un amico che suonava con lui molti anni prima, e che gli propone una soluzione che potrebbe cambiare la sua vita: una semplice pillola trasparente, che ha il potere di potenziare al massimo il suo cervello, rendendogli immediatamente disponibile ogni ricordo, ogni conoscenza, ogni idea che abbia avuto nel corso della sua vita.

Ed in meno di un giorno, effettivamente, tutto cambia.

Finch riesce a completare in meno di un giorno il lavoro che avrebbe dovuto impiegargli due settimane, trovando al contempo la soluzione per riorganizzare in maniera nuova e funzionale il personale della banca, riscopre il suo talento alla chitarra, vince gare di scacchi, torna a casa ed in poche febbrili ore di letture capisce quale è la malattia genetica di cui soffre il padre.

Il giorno dopo, però, queste capacità scompaiono. Finch va a casa dell'amico per avere altre pillole, ma lo trova cadavere, e si ritrova inseguito dall'FBI che lo crede colpevole dell'omicidio...

Se avete visto il film, avrete una sensazione di deja-vu. Lo spunto iniziale fino all'arrivo in casa dell'amico è assolutamente identico, e francamente ho iniziato a sospettare che si trattasse di un remake identico dell'originale. Ma con mia sorpresa non si tratta di un remake, bensì di un vero e proprio seguito! Qualche scena dopo, infatti, torna in scena anche Bradley Cooper, interprete del film originale che riprende il suo personaggio quattro anni dopo. Anni che - senza fare spoiler - ha impiegato nella maniera più proficua possibile. 

Proprio la sostituzione di Bradley Cooper come protagonista era la cosa che più mi impensieriva di questa nuova serie targata CBS. Non era facile trovare un altro attore dotato dello stesso carisma e della stessa capacità di trasformazione rimanendo comunque la stessa persona. Ed in effetti... no, non ci sono riusciti fino in fondo, il protagonista Jake McDorman non ha assolutamente lo stesso carisma, ma probabilmente sarebbe pretendere troppo. Ma riesce comunque a fare il suo apparendo lo stesso credibile! Coprotagonista della serie sembrerebbe divenire l'agente dell'FBI interpretata da Jennifer Carpenter, che tutti conosciamo come la sorellina di Dexter Morgan. Confesso di avere un debole per lei, ma allo stesso tempo devo ammettere che nel pilota non spicca granché. Ovviamente non era su di lei che si doveva concentrare, ma c'è da sperare che nei prossimi episodi anche il suo personaggio abbia modo di crescere e di farsi apprezzare, altrimenti questo lato della serie potrebbe rivelarsi un po' debole.

Il dubbio è proprio su di lei, e sulla possibilità che una serie che potrebbe fornire infiniti spunti su etica, morale, edonismo (tutti temi toccati dal film ed ancora meglio dal romanzo, ma non certo esauriti) e via dicendo possa diventare un banale (?) buddy cop serial con un partner superintelligente ed uno più portato verso l'azione. Andrà così? L'apparizione di Cooper mi rincuora a riguardo, la storyline che lo vedrà protagonista e le domande che il pilot porta a farsi sul suo conto sono già la parte più interessante della serie. Speriamo non faccia solo comparsate... ma sono fiducioso!

Voto: *** 1/2

Continuerò a guardarla: si

sabato 12 settembre 2015

Episodio Uno: Blunt Talk

Lo confesso fin da subito: ho guardato l'Episodio Uno di questa settimana solo per vedere Patrick "Jean-Luc Picard" Stewart alle prese con una sitcom sboccata... detto questo...

BLUNT TALK


Walter Blunt è un vecchio giornalista inglese, ossessionato dal suo passato di soldato nella guerra delle Falklank e dal suo presente di conduttore di talk show di successo negli USA... anche se di successo è una parola grossa, visto che l'audience sta calando fin troppo rapidamente. Dopo una serata triste in cui ha alzato il gomito un po' troppo Blunt viene sorpreso dalla polizia mentre sta succhiando le tette ad una prostituta transex, e reagisce andando fuori di testa e mandando all'ospedale un agente. Rilasciato dietro pagamento di cauzione convince il network a lasciarlo andare in onda un'ultima volta, con una auto-intervista in cui spiegherà la sua versione dei fatti.

Blunt Talk è... sboccato e fuori di testa, come si conviene ad una serie prodotta da Seth McFarlane. Il vero motivo d'interesse è appunto vedere Patrick Stewart che con aria compassata da vero gentiluomo inglese succhia le tette ad un transessuale, si droga, sviene a causa di pasticche errate, dice cose assurde e così via. Il problema è che questo è anche l'unico motivo d'interesse. Personalmente sono arrivato in fondo alla prima puntata facendomi qualche risata, ma anche senza nessuno stimolo a guardare le successive. Una serie così, da sbirciare nei tempi morti. Ma chi li ha, tempi morti?

Voto: * 1/2

Continuerò a guardarla: no.

domenica 6 settembre 2015

Episodio Uno: Narcos

Netflix è in arrivo anche in Italia. Francamente ho qualche dubbio che la loro proposta possa essere vincente, in un paese in cui la banda larga è ancora un sogno e troppo spesso anche quella media... Noi italiani, inoltre, siamo abituati a scegliere quando possibile le cose gratis, anche quando non sono esattamente legali. Cambieremo? Probabilmente si, ma dubito che questo succederà in tempi brevi, nonostante Netflix ci tenti con proposte come...

NARCOS


Ci sono, nella storia contemporanea, personaggi, eventi, situazioni che sembrano essere fatti apposta per essere raccontati in un film... o meglio ancora in una serie tv. Quella di Pablo Escobar e della incredibile ascesa del narcotraffico colombiano è una di queste. Soldi, potere, trovate criminali geniali, personaggi carismatici ed altri che sembrano usciti da una parodia... e sangue, tanto sangue. L'interesse per la sua figura sembra esploso negli ultimi tempi, dopo che per anni le sue vicende erano apparse solo in qualche film tv di scarso interesse. Lo scorso anno c'è stato il discreto Escobar: Paradise Lost, in cui Pablo era interpretato da Benicio del Toro, nel 2016 è atteso l'Escobar di Javier Bardem di cui si innamorerà la giornalista Penelope Cruz ed infine, nel 2017, arriverà anche El Patron con John Leguizamo. Oltre ovviamente a Narcos, di cui è già stata confermata una seconda stagione.

Narcos non è solo la storia del più famoso boss del narcotraffico, ma anche della caccia che gli è stata data per anni dalla DEA. Protagonista tanto quanto lui è infatti l'agente Steve Murphy, interpretato dal poco conosciuto - ma piuttosto bravo - Boyd Holbrook. Altrettanto poco conosciuto da noi è Wagner Moura, l'attore brasiliano che interpreta Pablo... e che è ancora più bravo. Quando è presente lui si mangia le scene... Possiamo definire la prima puntata come una introduzione a quanto avverrà in seguito. Ci racconta come Escobar è divenuto il dio della droga e come la DEA si sia decisa a contrastarlo, i primi successi nel contrabbando ed i primi delitti. La serie ha un taglio poco americano, probabilmente perché si tratta di una coproduzione con la Gaumont e il regista è José Padilha, quello di Tropa de Elite. Mi ha ricordato più cose come Romanzo Criminale che - tanto per fare un esempio a caso - Homeland... non è una serie che mi ha acchiappato fin dal primo istante, non usa trucchetti per catturare spettatori, è seria, coerente, lineare, ben recitata. Mi ha dato la sensazione di essere una serie che crescerà di puntata in puntata... o almeno spero. L'argomento, comunque, resta dannatamente interessante, quindi il consiglio è... guardatela! Che sia su Netflix quando arriverà da noi o... dove vi pare ;)

Voto: *** 1/2
Continuerò a guardarla: si

sabato 29 agosto 2015

Episodio Uno: Fear the Walking Dead

ZOM-BIE! ZOM-BIE! ZOM-BIE! ZOM-BIE!!!

FEAR THE WALKING DEAD


Commento in sintesi: CHE PALLE!!!

Spiegazione del commento in sintesi: era talmente noioso che mi sono addormentato.

Commento un minimo più articolato: ok, me lo potevo aspettare. Avevo anche letto da qualche parte che lo spinoff di The Walking Dead sarebbe stato incentrato MENO sugli zombie rispetto alla serie originale, visto che è ambientato all'inizio dell'epidemia quando ancora i morti non hanno il dominio delle strade. Però cavolo, non mi aspettavo una cosa così! In parte è anche dovuto all'ambientazione Losangelina (di cui riparlerò in seguito), ma persino visivamente (luci, trucco, LE FACCE DEGLI ATTORI!) Fear the Walking Dead sembra una soap opera. La scelta è voluta e sicuramente pagherà, visto il mega ascolto del primo episodio e la seconda stagione (di quindici episodi) già confermata prima ancora dell'inizio di questa, ma per un appassionato dei vecchi e cari zombie c'è di che piangere. Chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere e uno stereotipo dietro l'altro. C'è la madre divorziata che si innamora di un padre divorziato, le due famiglie che fanno resistenza ad unirsi, il contrasto tra il figlio ribelle e drogato a cui nessuno crede e la figlia bella e brava che andrà a Berkeley (zombie permettendo)... che però ha un fidanzato di colore. E sappiamo tutti che fine fanno i neri negli horror ed in The Walking Dead in particolare. Poi ci sono le autorità che vogliono tenere la cosa sotto silenzio e nascondono la verità, come da cliché. E anche un paio di zombie, ma giusto un paio eh! Che viene da pensare.. se già la popolazione è infetta, non c'è tipo una nonna che sia morta in casa, o la vittima di un incidente stradale, o di una sparatoria in qualche ghetto ad aver fatto scoprire alla popolazione che qualcosa sta succedendo? In fondo siamo a Los Angeles, mica in un paesino di campagna dove non succede mai nulla...

Le uniche cose un minimo interessanti sono la scena iniziale, che mi aveva fatto sperare in qualche balzo di adrenalina, e l'ambientazione urbana che è una novità benvenuta rispetto alle campagne e ai paesini dell'originale. Ah, anche quella milfona di Kim Dickens!

Continuerò a guardarlo? Per forza cazzo, ci sono gli zombie! Ma mi gireranno parecchio le scatole se continua così.

sabato 22 agosto 2015

Episodio Uno: Sex&Drugs&Rock&Roll

Dopo la pausa estiva si ricomincia (forse) a tempo pieno con le rubriche più amate del Cumbrugliume. No, lo so che il Venerdì Gnocca non si è mai interrotto, ma... come dite? Vi piace solo quella? E allora farò del mio meglio per inserire della gnocca anche nell'Episodio Uno di questa settimana, ovvero...

SEX&DRUGS&ROCK&ROLL


YEEEAAAHHH. SESSO DROGA E ROCK'N ROLL!!! Una serie tv selvaggia, dove si vedono un sacco di tette, la gente si sniffa di tutto e si sfoga in party selvaggi che... ah no scusate ancora, mi dicono che quello è Ballers. Tralaltro... guardate Ballers, ne vale la pena! Poi c'è The Rock sempre più gonfio. Ma non divaghiamo! Sex&Drugs&Rock&Roll è la serie comedy estiva di FX, scritta e interpretata da Dennis Leary, star di Rescue Me e perfetto volto rock... soprattutto con quella pettinatura. Leary interpreta Johnny Rock, ex frontman dei leggendari (?) The Heathens, gruppo scioltosi nel 1990 una settimana dopo l'uscita del primo disco. Per venticinque anni Johnny ha cercato di barcamenarsi nel mondo del rock senza troppe fortune, finché dal suo passato non spunta fuori una figlia, Gigi, di cui non sapeva nulla ma che pare intenzionata a riuscire dove lui ha fallito: divenire una rockstar, con l'aiuto tralaltro della vecchia band riformatasi per l'occasione...

aspetta un attimo, quella nello sfondo...
S&D&R&R (cazzo l'abbreviazione è quasi più complicata da scrivere del titolo) (soprattutto se poi dietro ci metto tutte queste parentesi!) (ma cosa faccio, parlo da solo?) (si) ha dei momenti molto carini, soprattutto quando la nostalgia del vecchio rock ha il sopravvento sul resto. Leary è bravo ed ha davvero il phisique du role per interpretare il vecchio leone che non ha mai ruggito davvero, la figlia è topa e canta bene, il resto del gruppo regge bene, soprattutto l'amico/nemico Flash (chitarrista della band). Andando avanti con le puntate (si, l'ho visto tutto) si impongono poi come personaggi comici il batterista Bam Bam ed il bassista Rehab, che offrono alcuni siparietti da schiantare... che altro c'è da segnalare? Qualche battuta sull'età che avanza, la droga che imperversa ma insomma, non sembra neppure che faccia così male, qualche diverbio... ed un po' troppo buonismo. Ok che non è più il rock dei bei vecchi tempi, ma insomma... Se vi aspettate una serie che racconti episodi alla Motley Crue siete completamente fuori strada. S&D&R&R (stavolta non mi ha fregato, ho fatto copia e incolla) (doh!) è una simpatica serie estiva che si guarda in due giorni, ma che vi dimenticherete di aver visto tra una settimana. Ho detto. Augh.

...se non fosse per le tette di Elizabeth Gillies, ovviamente. 


Non che il culo sia da sottovalutare...


Voto alla serie: * 1/2

Voto al culo: *****

sabato 11 luglio 2015

Episodio Uno: Zoo

Allo zoo...?


ZOO

No, Benigni non c'entra niente. E per fortuna, vista la piega presa negli ultimi anni dal mio concittadino ex-bestemmiatore. Zoo è la nuova serie televisiva della CBS tratta da un romanzo di James Patterson. 

Trama del romanzo (o almeno della serie): quando gli animali si incazzano.

Svolgimento: è un casino. Soprattutto se ad incazzarsi sono degli affamati leoni appiccicati alle scene in computer graphic. I grossi micioni iniziano ad attaccare l'uomo, sia a Los Angeles che in Africa, e come se ciò non bastasse sembrano iniziare a collaborare per farlo. Gli animali si coalizzano contro gli umani? Sicuramente è colpa dei koala! 

Ad indagare ci sono:

-in Africa: uno zoologo americano che organizza safari fotografici il cui defunto padre era uno zoologo davvero famoso prima che andasse fuori di testa ed iniziasse a parlare di alcune bizzarre teorie sul comportamento animale, ed una turista francese interpretata da Nora Arnezeder, un'attrice della quale potrei tornare a parlare un venerdì, ma già che ci sono le tette ve le faccio vedere ora.


-a Los Angeles: un patologo animale che odia la gente e una giornalista complottista che pensa sia colpa delle multinazionali interpretata da Kristen Connolly, che non è certo fica come la Arnezeder ma visto che ci ha già mostrato le tette in House of Cards...


Insomma, l'umanità è messa male. La serie... insomma. E' abbastanza chiaramente una trashata estiva, ma in fondo è divertente, e il ribaltamento (almeno apparente) del consueto schema animali = bene, umanità = cacca potrebbe offrire qualche spunto interessante. Aspetterò di vedere altri animali che si incazzano prima di dare un giudizio definitivo, quindi continuerò a guardarlo, almeno per un po'. La seconda puntata potrebbe essere incentrata sui gatti, a giudicare dall'assurdo finale della prima... spero non siano solo i felini, perché io vorrei proprio vedere un gorilla scatenato.


Voto: ** 1/2

Continuerò a guardarlo: si

sabato 4 luglio 2015

Episodio Uno: The Royals

...mi spiegate perché riesco sempre ad auto-convincermi a guardare le peggiori cazzate? Ad esempio...

THE ROYALS


Diciamo che non avevo grosse aspettative per The Royals. La serie parla di una disfunzionale ed immaginaria moderna famiglia reale inglese, con principino più interessato a scoparsi la figlia del capo della sicurezza che a difendere il buon nome della famiglia e la sua sorella gemella che si fa fotografare senza mutande in discoteca. Il re e la regina possono consolarsi con il figlio maggiore, che quantomeno non provoca disastri e non porta ulteriore vergogna alla corona, ma quando viene ucciso in un incidente il ruolo di erede al trono passa a Liam... 

In giro avevo letto recensioni che parlavano di The Royals come della peggior serie della storia, ma anche qualche pazzo che la descriveva come un guilty pleasure. Dopo aver visto il primo episodio lasciatemi dire che capisco la parte GUILTY, ma qui di PLEASURE non c'è nulla, salvo forse una godibile Elizabeth Hurley nel ruolo della regina. Mi aspettavo quantomeno tette & culi, ma niente, appena un paio di belle gnocche in lingerie. E la cosa non basta. The Royals è una soap di cattivo gusto trasmessa negli USA sul terrificante E!. E per una volta una serie è esattamente come me l'aspettavo: una merda.

Voto: :P:P:P:P:P


sabato 27 giugno 2015

Episodio Uno: Ballers

La mia adorazione per Dwayne "The Rock" Johnson cresce quasi di pari passo col suo fisico.


Non potevo quindi certo lasciarmi sfuggire la prima serie televisiva in cui è sia protagonista che produttore esecutivo...

BALLERS


Dwayne Johnson è un campione di football americano che, arrivato a fine carriera, cerca di aiutare altri giocatori a gestire le proprie finanze con un minimo d'intelligenza. Il primo, breve episodio (le puntate sono di 30 minuti) è un interessante mix di humour e momenti più seri: l'ambientazione floridiana (a Miami) offre mare, location alla moda, feste, auto lussuose e tante ragazze seminude, un panorama che non deve essere troppo diverso dalla realtà vissuta da molti ragazzi cresciuti nella povertà quasi assoluta che si ritrovano dopo il college ad avere stipendi di svariati milioni di dollari e decine di sanguisughe che in un modo o nell'altro cercano di vivere alle loro spalle. In parte mi ha ricordato il sottovalutato Power, in parte Californication. Il carisma esplosivo di The Rock potrebbe rendere la serie una piccola grande sorpresa. Per ora l'esordio è positivo, anche se per un pubblico italiano il mondo - realistico - di Ballers potrebbe apparire fin troppo assurdo...

Voto: ***

Continuerò a guardarlo? Si.


sabato 20 giugno 2015

Episodio Uno: Sense8

Mettiamo insieme Netflix, gli autori di Matrix, una storia di fantascienza ambientata contemporaneamente in tutto il mondo con personaggi connessi mentalmente per misteriosi motivi, il coreografo di The Millionaire, delle tette, delle lesbiche, uno strap-on, Daryl Hannah, Naveen Andrews... capolavoro?

SENSE8


No, capolavoro no. Per ora non so neppure se mi piace. Anzi, è un gran casino. Pensare che di elementi interessanti ce ne sarebbero moltissimi, addirittura più di quelli sopra citati. La regia, ad esempio... splendida. Il montaggio avvolgente. La colonna sonora... no, quella no, è sicuramente particolare ma non mi è piaciuta affatto.

Il problema di Sense8 è che in troppi momenti è... troppo, per lo spettatore. Le storie parallele sono troppe e si sviluppano troppo lentamente, il primo episodio alla fine non fa altro che farci un elenchino dei personaggi senza però andare in profondità per raccontarci nessuno di loro. E la trama che li accomuna resta nel buio più totale. E la recensione si riferisce al pilot, ma non è che nel secondo episodio le cose cambino...  Tante idee ma confuse, con qualche momento genuinamente ridicolo sia che venga preso fuori dal contesto che dentro. Il musical bollywoodiano, ad esempio... che sarebbe? Ed anche il cast varia decisamente come talento. Se alcuni attori sorprendono in positivo altri offrono una prestazione piuttosto piatta, ed alcuni... decisamente negativa. Alla fine si ha quasi la sensazione che l'unica storia ad interessare davvero i Wachowski sia quella della blogger transessuale... forse perché in gran parte autobiografica?

Credo che continuerò a vederlo, ma per adesso faccio fatica a non bocciarlo.

Voto: *


sabato 13 giugno 2015

Episodio Uno: No Offence

Nella storia della tv sono state mandate in onda esattamente 2375546 serie catalogabili come procedural crime. Ve lo giuro, le ho contate! Trovarne di nuove che vale la pena di vedere, quindi, è una piccola impresa. Ma ogni tanto qualcosa salta fuori, e sempre più spesso dal vecchio e caro Regno Unito. Ad esempio...

NO OFFENCE


La detective della polizia di Manchester Dinah Kowalski commette un errore nel suo giorno libero dal lavoro che le costa la promozione a sergente, ma è la prima a notare che nell'arco di pochi mesi una ragazza con sindrome di Down è stata ritrovata uccisa, un'altra è annegata in quello che è stato ritenuto un incidente e una terza è scomparsa. Ci potrebbe essere un serial killer in giro...

Serial killer piuttosto particolare, ma a leggere la descrizione della trama sembra difficile aspettarsi qualcosa di più di una serie "normale", come dicevamo prima. E invece No Offence è stata scritta da Paul Abbott, creatore anche dell'originale inglese Shameless, che ha portato in un genere così inflazionato tutta la sua originalità e facilità di scrittura. Ci sono molte scene divertenti, parti bizzarre ed altre ai confini del cattivo gusto nel primo episodio, sebbene la barra sia sempre dritta e gli elementi comedy mai soverchianti sui polizieschi. Soprattutto Abbott sa dipingere persone che evidenziano elementi forse anche caricaturali, ma comunque realistiche, e le sa far interagire con dialoghi frizzanti e svolte inaspettate. Il personaggio della capo dei detective Viv Deering, in particolar modo, è un vero spettacolo, tra canzoni cantate a squarciagola in bagno e deodoranti spruzzati nel posto sbagliato; potrebbe apparire una macchietta, ed invece è efficace, autoritaria, intelligente... ed interpretata splendidamente dalla brillantissima Joanna Scanlan. Mi aspetto grandi cose dal secondo episodio, dico davvero!

Voto: ****

Continuerò a seguirla: assolutamente si!

sabato 6 giugno 2015

Episodio Uno: Aquarius

Il male, si sa, affascina molto più del bene. Si, magari esistono ottimi film su Gandhi, Schindler o Mandela, ma diciamolo, ognuno di noi prova una scomoda attrattiva verso il lato oscuro, vuole capire la storia che ha portato Darth Vader ad essere Darth Vader o la follia di Caligola, la violenza di Ted Bundy o i misteri dietro Pacciani. Quindi come potevo lasciarmi scappare...

AQUARIUS


Si, perché sostanzialmente Aquarius viene "venduta" come la serie su Charles Manson. NBC l'ha scelta come prima serie ad essere distribuita interamente (tutte le 13 puntate) nello stesso momento sulla loro app mobile e sulle piattaforme di video on demand, oltre naturalmente che in maniera tradizionale in tv (l'esordio, con un audience tutto sommato discreta, è stato il 28 Maggio). Quello di Charles Manson è ovviamente il nome di richiamo, ma il protagonista della serie è David Duchovny, sergente della polizia di Los Angeles che indaga nel caso di una sedicenne scomparsa che, niente spoiler, si scopre da subito, è entrata a far parte del giro di Manson. Per aiutarlo nell'indagine Duchovny si avvale dell'aiuto di un poliziotto hippie (Gray Damon) che potrà infiltrarsi negli ambienti della controcultura del 1967 e scoprire cosa c'è dietro...

Il primo impatto, francamente, è deludente. La storia è un semplice procedural crime, il tutto è piuttosto edulcorato e Manson (Gethin Anthony, Renly ne Il Trono di Spade) appare come un aspirante santone neppure troppo carismatico, impegnato più a trovare vendette personali o a cantare le proprie canzoni che nel cambiare il mondo. Sarà stato davvero così? In qualche modo tendo a dubitarne... Aquarius appiattisce tutto, gli anni 60 sono ridotti a qualche ragazzina con i capelli lisci che vive in una comune, due canne e qualche volantino "Stop the war". Troppo poco. Gli attori fanno il loro, ma Duchovny è inquartato, di Manson-Anthony abbiamo già detto, Gray Damon appare troppo cool e costruito per essere vero ed alla fine ciò che resta più impresso sono gli occhioni da bambina innocente di Emma Dumont, che non dirà molto ma ha davvero la faccia giusta per interpretare la vittima di un gioco più grande di lei.

Voto: *

Continuerò a seguirlo: un paio di puntate si, poi vedremo.


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