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martedì 18 novembre 2014

Edge of Tom-tom (orrow)

C'era una volta Ricomincio da Capo, geniale film del 1993 in cui Bill Murray ripeteva in continuazione la stessa giornata. Secondo la maggior parte dei critici Edge of Tomorrow fa un po' la stessa cosa con Tom Cruise e gli alienoni cattivoni, ma la verità è un'altra... Edge of Tomorrow è un enorme videogame in cui il giocatore è costretto a ripartire dall'ultimo check-point ogni volta che muore nel gioco, senza conseguenza di rilievo sulla propria salute (ok, un pochino quella mentale si), e quindi va recensito come si recensirebbe un videogame!


TRAMA: 6. C'è qualche buco, ma tutto sommato quando si mettono di mezzo le invasione aliene e la salvezza della terra si va praticamente sul sicuro, soprattutto se ci si mette anche una classica storia di redenzione e formazione. L'inserimento della storia d'amore può apparire stucchevole, ma l'inserimento del personaggio di Emily Blunt addolcisce uno sviluppo che rischiava di banalizzarsi fin troppo. Il road trip per le strade della Francia però rompe un po' il cazzo!

ORIGINALITA': 4. E' uno spara spara contro i mostroni, e non si capisce perché gli alieni debbano ogni volta portare sulla Terra l'unica cosa che potrebbe sconfiggerli. Clichè!

GRAFICA: 9. Alienoni spettacolari, scene d'azione splendide, davvero niente da dire! Tom Cruise sembra proprio quello vero, anche se corre e salta come se avesse venti anni di meno!

SONORO: 7. BLAM! SBAM! KA-BOOM!

GIOCABILITA': 7.5. Videogiochi Blockbuster di questo tipo raramente riescono a deludere davvero, questo garantisce quello che promette, ovvero due orette di azione sfrenata e scarsissima riflessione.

Voto: ***

mercoledì 19 marzo 2014

Ender's VideoGame

Fin dall'anno dell'uscita del romanzo, 1985, Ender's Game è stato considerato un classico della fantascienza young adult, ha vinto qualsiasi premio letterario del genere ed ha dato vita a tre seguiti, tutti di grandissimo successo. Di una trasposizione in pellicola si parla ormai dagli anni 90, e quando un paio di anni fa arrivò finalmente l'ufficialità ed il nome del regista Gavin Hood, che pur senza mai brillare troppo si è dimostrato a suo agio sia con pellicola da Oscar come Tsotsi che con blockbuster come Wolverine - Le Origini, mi sarei sentito di scommettere su un successone anche ai botteghini.


Invece, a fronte di un budget superiore ai 100 milioni di $, negli USA Ender's Game ne ha incassati poco più di 60. Un tonfo. Dovuto più a fattori esterni che alla qualità del film.

Orson Scott Card, scrittore del romanzo, ha infatti pensato bene di esternare le sue idee anti-gay, sostenendo tra le altre cose che il matrimonio omosessuale sarebbe la rovina della nostra società e che servirebbero delle vere e proprie leggi anti-gay, sul modello di quelle di Putin. Un simpaticone. Queste dichiarazioni non sono passate inosservate, e varie associazioni hanno proposto un boicottaggio del film. 

Che non se lo meritava.

Aldilà delle dichiarazioni del simpaticone, che si è dimostrato una persona di merda, Ender's Game è un bel film di avventura, che aldilà di qualche domanda che rimane senza risposta (nel film, nel libro molto meno) mi ha appassionato e divertito.

La Terra ha subito il tentativo di colonizzazione di una razza aliena, i Formics, fermata solo grazie al sacrificio estremo dell'eroico Comandante Mazer Rackam. Cinquanta anni dopo i giovani della Terra sono inseriti in un duro e selettivo programma di addestramento per cercare il nuovo Mazer, poiché i Formics si stanno armando di nuovo ed un'altra invasione pare ormai prossima. Ender è una delle reclute più promettenti, e tra "giochi" che rivelano la sua attitudine al comando e prove sempre più dure il film segue la sua scalata fino al comando dell'intera flotta, ed allo scontro finale con gli alieni. 

La pellicola ben diretta da Hood è per forza di cose sbrigativa in alcuni passaggi, ma riesce bene a comunicare il senso di straniamento di un ragazzo, Ender, che per forza di cose è costretto a divenire uomo in fretta, inquadrato in una rigida struttura militare, ma riesce comunque ad esprimere la propria individualità ed a farne un punto di forza. Il film a suo modo è anche "progressista", e ho come la sensazione che lo scrittore lo avrebbe preferito diverso. Spesso sembra una metafora contro le varie guerre preventive degli USA... lo so, è una lettura a posteriori, ma è impossibile non pensarlo e il regista ha evidentemente usato la cosa a suo favore. Bravo l'attore protagonista Asa Butterfield, bravi Harrison Ford e Sir Ben Kingsley, è un peccato che il film non l'abbia visto nessuno, ci sarebbe stato abbondante materiale per proseguire la serie e per farne un caposaldo intelligente di quel genere young adult che è studiato per gli adolescenti ma che quando ben realizzato ha le carte in regola per piacere anche ai fratelli maggiori.

Voto: ***1/2

martedì 18 marzo 2014

La Gravità ti fa male, lo so!

Alzi la mano chi pensava che Sandra Bullock fosse un'attrice da Oscar! Si ok, ne ha vinto uno per The Blind Side (film che nemmeno ho mai visto, boh! L'academy a volte è strana...), ma Sandra Bullock per me è quella delle commediole da spernacchiare e di Speed, uno dei film che più hanno segnato la mia adolescenza :D E invece per Gravity ha rischiato di vincere, ed in un film di fantascienza dove tiene la scena quasi sempre da sola per 90 minuti, pensa un po'!


Fantascienza da oscar = lo devo vedere! Anche se il rischio noia potrebbe essere alto c'è pur sempre la regia di Alfonso Cuaron (grande talento!) e un cast di supporto che vede una sicurezza come George Clooney e... basta, sostanzialmente. Ma va bene così.

Gli astronauti Ryan Stone (Sandra) e Matt Kowalski (George) lavorano sulla stazione spaziale internazionale, quando una pioggia di detriti li investe, distruggendo la loro navetta e rischiando di farli perdere nello spazio. E' Matt a salvare Ryan che stava rimanendo senza ossigeno, ma per farlo è lui ad andare alla deriva. Il ritorno a terra appare quasi impossibile, ma mai sottovalutare le risorse dell'uomo...

Gravity è un film profondamente umano, molto recitato, che può vantare effetti speciali di primissimo ordine e viste sullo spazio spettacolari, ma che non ne abusa (se non come ovvio sfondo) puntando invece sull'intimo dell'animo umano. I dialoghi sono molti ed insistiti, ma non mi sono mai risultati pesanti. E' l'uomo contro la natura, la storia più semplice se vogliamo, portata ai massimi estremi. Emozionante.

Oscar, a mio parere, meritati, Una sola cosa... bravina la Bullock, ma Clooney è sempre eccezionale.

Voto: **** 1/4

venerdì 7 giugno 2013

Iron Sky - Saranno nazi vostri (Vuorensola, 2012)


Iron Sky (terribile il sottotitolo "saranno nazi vostri") è un film fatto da un fan e da un malato di cinema. Questo è il suo pregio più grande, ma anche il suo più grande difetto. Il regista Timo Vuorensuola ha esordito nella sua Finlandia con un fan movie, uno spoof di Star Trek e Babylon 5 intitolato Star Wreck - In the Pirkinning. Pellicola incredibilmente curata fin nei dettagli, se pensiamo che, sostanzialmente, è stata girata in due stanze nei ritagli di tempo... e persino divertente, ricca di humour nero ed inside joke. Iron Sky è un po' la stessa cosa, fatta professionalmente e con attori veri, ma uno spirito molto simile. Non a caso la lavorazione è durata anni...

2012: gli USA tornano con una spedizione sulla Luna, ma scoprono che qualcuno abita già sul lato nascosto... i nazisti, scampati alla sconfitta della seconda guerra mondiale, hanno costruito sul nostro satellite una enorme base, dalla quale tramano per riconquistare la Terra.

Come è evidente, Iron Sky parte da un'idea (per me) vincente, e da lì cerca uno sviluppo quanto più possibile coerente. Ma è evidente come la storia venga posta in secondo piano di fronte alle idee, alcune delle quali a dire il vero geniali... i nazisti usano una versione estremamente tagliata de Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin per educare i bimbi ariani nella gloria di Hitler. L'astronauta di colore americano viene albinizzato per renderlo accettabile nella società nazista. La presidente degli Stati Uniti, una sorta di Sarah Palin, utilizza con grande successo i metodi dei nazisti per ottenere  il consenso della popolazione. Il film vive di questi momenti, con qualche fase di stanca nel mezzo... ma tutto sommato resta sempre gradevole, e non annoia (quasi) mai. Aiuta l'ottimo cast, nel quale spicca il sempre splendid Udo Kier nella parte del nuovo fuhrer, ma anche gli altri... non sono niente male.

LA FICA DEL FILM

Julia Dietze interpreta Renate Richter, la nazista perfetta... finché non scopre la verità sul proprio mondo. Discreta narda. Purtroppo non si mostra troppo nel film...




GIUDIZIO FINALE: non imprescindibile, ma divertente.

sabato 1 giugno 2013

Looper (Rian Johnson, 2012)



Quentin Tarantino ha definito Looper "uno dei pochi film veramente validi del 2012", un tale biglietto da visita non può che creare grandi aspettative su un (relativamente) piccolo film di fantascienza di un regista praticamente esordiente. 

Siamo nel Kansas, anno 2044, il futuro non è poi troppo diverso dai nostri tempi, anche perché viene usato il classico stratagemma della "moda del ventesimo secolo", per non esagerare troppo con il budget per gli effetti speciali. C'è qualche moto levitante in giro, e soprattutto alcune persone hanno sviluppato il dono della telecinesi, riuscendo a sollevare ed a far roteare piccoli oggetti. In questo contesto si muovono i looper. Assassini con il compito di uccidere uomini condannati a morte da una spietata organizzazione... nel futuro. Si, perché dopo trent'anni sarà inventata la macchina del tempo, immediatamente resa illegale per paura delle possibili ripercussioni sulla storia passata. Ovviamente, alle organizzazioni criminali non interessa che una cosa sia illegale... I looper hanno il compito di presentarsi ad un'ora prefissata in un luogo convenuto, ove apparirà, legato ed incappucciato, un uomo spedito dal futuro, che dovranno uccidere immediatamente per poi sbarazzarsi dei cadaveri. Finché un giorno non saranno costretti a chiudere il loop, uccidendo il se stesso del futuro, per poi ritirarsi dal mestiere.

Joe è uno di questi looper, il più giovane, ed uno dei più bravi. Risparmia ogni giorno, con lo scopo di ritirarsi in Francia concluso il suo lavoro. Ma quando si troverà di fronte se stesso nel corpo invecchiato di Bruce Willis (comunque pur sempre Bruce Willis)... qualcosa andrà storto.

Il principale merito di Rian Johnson è una sceneggiatura furba ed intelligente, che non si arrende alle tentazioni di uno sviluppo facile né a quelle ancor più forti di un finale consolatorio. E lo fa senza rinunciare ad una sana dose di azione ed adrenalina, che se pure non in primo piano rende più gradevole e divertente il tutto. La classica fisicità di Bruce Willis si abbina bene al piglio serio di Joseph Gordon-Levitt, ed il cast di contorno è comunque solido. Johnson, nel solco della fantascienza migliore, non rinuncia a mettere lo spettatore di fronte a domande che non hanno una facile risposta. Fin dove si spinge il libero arbitrio?

venerdì 5 ottobre 2012

David Ambrose - L'uomo che credeva di essere se stesso


Dopo qualche delusione finalmente la classica collana Urania ospita un romanzo moderno, ben scritto, appassionante. David Ambrose è uno scrittore e sceneggiatore inglese e questo è stato, nel 1993, il suo esordio. Il romanzo era già stato pubblicato in Italia dalla Meridiano Zero in una edizione ormai a quanto ne so introvabile, un'opera di recupero che fa piacere e che spero dia i suoi frutti.

La storia

Rick Hamilton è un giovane editore di successo, la sua azienda va a gonfie vele, sua moglie è bellissima e follemente innamorata, suo figlio uno splendido bambino. Ma qualcosa, ovviamente, è destinato ad andare storto. Durante un incontro con la banca per ottenere un finanziamento Rick ha un presentimento, prende l'auto e guida come un pazzo fino al luogo di un incidente. L'auto di sua moglie si è appena scontrata con un camion, il figlio, legato sul sedile posteriore, è illeso, ma lei è morta... Oppure no, è lei che è uscita illesa dall'auto, mentre il figlio è sparito nel nulla. Ma perché lei continua a sostenere che, semplicemente, suo figlio non è mai esistito? Forse Rick è impazzito?

Il giudizio

Il romanzo parte come un noir, vira a trasformarsi in ottimo romanzo di fantascienza sugli universi paralleli e infine si rivela come buonissimo lavoro quasi mainstream, nel senso più nobile del termine, scritto in stile molto cinematografico. Breve e ricco di dialoghi interiori, scelta stilistica non facile soprattutto se consideriamo che ambrose mantiene sempre il ritmo sostenuto e le vicende del suo protagonista appassionanti. Mi ha ricordato (bestemmia!) il giovane Richard Matheson, e questo è un gran complimento. L'unica pecca, se vogliamo, è una soluzione finale un po' semplicistica, ma forse inevitabile per mantenere il libro fruibile a tutti i livelli. Lettura molto consigliata, e vediamo un po' se riesco a trovare qualche altro suo romanzo...

lunedì 24 settembre 2012

Source Code (Duncan Jones, 2011)


Chi pensa (e sono tanti) che non si facciano più film di fantascienza decenti dovrebbe dare un'occhiata alle pellicole di Duncan Jones. Dopo il filosofico esistenzialista Moon il bimbo di David Bowie decuplica il budget ed arruola il lanciatissimo Jake Gyllenhaal e quella bella passerona senza puppe di Michelle Monaghan per un filmettino che, dietro una locandina che fa molto The Cube + Matrix + Bourne nasconde una bella storia di fantascienza con cuore e coglioni.


Colter Stevens (Gyllenhaal), un pilota di elicotteri dell'esercito americano, si risveglia dentro una specie di capsula spaziale umida e malfunzionante, senza ricordarsi come è finito lì. Il suo unico contatto col mondo esterno è uno schermo dal quale la Colonnello Goodwin (Vera Farmiga) gli chiede di entrare nel mondo virtuale del Source Code e di indagare sull'esplosione di un treno che ha provocato oltre un centinaio di morti. Stevens entrerà nel corpo di uno dei deceduti sfruttando la memoria residua della sua mente, ed avrà solo 8 minuti prima che il treno esploda, e lui sia costretto a ricominciare da capo.

ma senza marmotte
Nel Source Code Stevens si scontrerà con l'impossibilità di cambiare il passato, e troverà anche il tempo di innamorarsi della donna che si trova davanti quando apre gli occhi...
Abbiamo già il protagonista!

Source Code non è un capolavoro né un filmone che ricorderemo tra 20 anni, ma è una bella boccata d'aria fresca nello stantio panorama sf mainstream. Sfruttando un'idea piuttosto semplice e senza un budget esagerato Duncan Jones porta per la seconda volta a casa un bel risultato, un film che affronta argomenti difficili (la morte, il destino, gli universi paralleli) o ad elevato rischio banalità (l'innamoramento con la bella sconosciuta, il rapporto con il padre, lo stesso terrorismo) con personalità e maturità. A Duncan Jones manca probabilmente solo il colpo grosso, un vero blockbuster di classe per essere considerato uno dei registi su cui puntare per il futuro prossimo.


martedì 18 settembre 2012

L'alba del pianeta delle scimmie (Rupert Wyatt, 2011)

Una premessa è doverosa: per me un film con le scimmie è un capolavoro a prescindere. Bene, possiamo cominciare con la recensione.


VIVA LE SCIMMIEEEEEEEEEE!!!


Diciamo la veritá: dal sequel/reboot del Pianeta delle Scimmie nessuno si aspettava piú di un'onesta pellicola fanta-action. Cosí all'uscita il film ha colto tutti di sorpresa, e il successone ai botteghini americani ne è la conseguenza. Rupert Wyatt è un talentone (riguardarsi L'Escapista!), gli sceneggiatori hanno fatto un gran lavoro di sintesi di tutto ció che la saga è stata guardando comunque al futuro, e alla fine il risultato è nettamente migliore di quella cagatona di Tim Burton, ad esempio.
Il  film inizia come una perfetta rivisitazione moderna di Frankenstein, con GLINGEGNIERI che testano sulle scimmie una cura per l'alzheimer. Ovviamente ci sono delle complicazioni e altrettanto ovviamente uno degli INGEGNIERI ha il babbo con l'alzheimer, quindi decide di prendere la cura, sebbene sperimentale ed assolutamente non autorizzata, per lui. Ed insieme alla cura porta anche un cucciolo di scimmia la cui madre era una delle cavie del test. Il cucciolo dimostra fin da subito una intelligenza superiore, ed inizierà a soffrire il fatto di non essere trattato come un essere umano.


Ovviamente questo è solo l'incipit: a una prima parte con protagonista l'uomo ed il suo rapporto con le "razze inferiori" ne segue una seconda che è un vero e proprio Spartacus nel 2011. La rivolta degli schiavi! Gli sceneggiatori poi sono molto bravi a lanciare indizi sui futuri sequel del film riuscendo comunque a focalizzarsi sempre sul presente.

Il film è chiaramente un semi-blockbuster (non ha avuto un budget esagerato ma parliamo comunque di 93 milioni di $... spesi bene), ha il classico buonismo che accompagna i film da botteghino (notare come le scimmie si fermino sempre prima di scatenare la vera violenza) ma ha un intelligenza e un'attenzione ai particolari che manca al 99% degli altri esempi dello stesso genere. Poi, come dicevo, Wyatt si rivela un talentone... Bravissimo nel gestire i movimenti di camera e sorprendente nella scelta delle inquadrature. Un regista da seguire per il futuro, considerato che è del 1972.


Gli attori passano un po' in secondo piano di fronte all'"umanità" della scimmie, animate perfettamente in motion capture grazie a ottimi attori (Cesare, il protagonista, è Andy Serkis). Bravo comunque James Franco, bravissimo John Lithgow, gnocca Freida Pinto, anche se speravo di vedere una scena di sesso true interracial e invece niente, vabbè!

L'Alba del Pianeta delle Scimmie è un film bello, affascinante, coinvolgente anche emotivamente e con scene d'azione trascinanti. E' un remake ma ha un'originalità superiore alla media. Non è facile trovare molti film migliori nel 2011.

(bonus: sulla rete si trovano decine di poster realizzati benissimo con scimmie protagonista laddove siamo abituati a vedere esseri umani... trovate molti esempi qui!)



mercoledì 12 settembre 2012

Raphael Lafferty - Maestro del Passato


Nel XXVImo secono Astrobia è l'unico pianeta colonizzato dall'uomo oltre alla vecchia Terra. I suoi primi abitanti volevano costruire un utopia dove la vita fosse perfetta, ma ben presto le cose cominciarono ad andare male. Molti abitanti perdevano la voglia di vivere, altri si ribellavano trasferendosi nella decadente Cathead, preferendo una vita breve e durissima all'ozio e alla ricchezza delle altre città. Per capire come risolvere i problemi del mondo i Maestri di Astrobia decidono di richiamare dal passato colui che ha scritto l'Utopia originale, Tommaso Moro, e di renderlo Presidente del pianeta. Moro però si rivelerà una figura meno malleabile del previsto, e troverà dei compagni d'avventura piuttosto bizzarri...

Quella di Lafferty non è decisamente una classica space opera, anzi. E' più vicina a I Viaggi di Gulliver che alla fantascienza classica, e probabilmente gli amanti della sf hard dovrebbero tenersene lontani. Thomas More intraprende un viaggio ricco di simbolismi ed allegorie, in cui tutto rimanda a qualcos'altro. Lafferty ha una prosa frizzante e anche divertente, ma mai semplice e diretta, e se questa rende il libro comunque leggibile lo rende purtroppo a mio parere anche noioso. Sono arrivato a fine della storia con fatica e solo perché comunque ero curioso di vedere come sarebbe andata a finire... ma persino il finale mi ha deluso.

Probabilmente leggerò altri romanzi di Lafferty se appariranno un giorno su Urania, ma per questo il giudizio è piuttosto negativo. Sconsigliato.

lunedì 27 agosto 2012

Sono il numero quattro (DJ Caruso, 2011)

Dai, ho avuto un'ideona, facciamo Twilight con gli alieni!!!

DJ Caruso è un altro di quei registi che avevano cominciato bene. Disturbia, seppure figlio in maniera evidente dell'estetica da MTV, era una rielaborazione più che discreta de La Finestra sul Cortile, ma anche Eagle Eye era un filmetto d'azione niente male. Con Sono il numero quattro, però, si becca un fottio di pernacchie. PRRRRRRRRRRRRRRRRRRRR!

Lavoratoriiiiiiii!

GLI ALIENI ESISTONO!!!

E questo lo sanno tutti, no? Esistono e sono uguali spiccicati a noi, almeno i Loreniani, che sono buoni e bboni, e alcuni c'hanno pure i poteri. Però i mogadoriani, che sono grossi, cattivi, c'hanno le zannine e i tatuaggi, hanno distrutto il loro pianeta ed ucciso tutti gli abitanti tranne 9, che sono scappati sulla Terra. Ora, siccome i mogadoriani sono famosi per fare le cosine per bene, hanno deciso che non possono permettersi questa fuga, e prima di invadere il prossimo pianeta devono ammazzare anche sti ultimi 9 pori disgraziati (più i loro aiutanti/guardiani/mezzeseghe). I primi due l'han fatti fuori tempo prima, il terzo nel prologo del film (che presenta degli effetti speciali oribbbili), il quarto è il bellone Robert Pattinson Alex Pettyfer, che proprio mentre si stava per trombare una passerona scopre della morte del terzo, e per reazione gli vengono le mani luminose.

Se mi facessero trombare di più non sarei costretto a farmi tutte queste seghe!!!
Visto che il mondo non deve sapere dell'esistenza degli AGLIENI il guardiano/protettore di Alex Pettyfer lo fa trasferire in Ohio, e gli fa cambiare nome in John Smith perché QUESTO SI CHE E' UN NOME CHE PASSA INOSSERVATO!

In Ohio John Smith incontra una superhipster che non contenta di usare Instagram ha deciso di spendere MIGLIARDI E MIGLIARDI in macchine fotografiche vintage. Dianna Agron, a quanto pare era una di Glee, ma purtroppo non ha neppure una foto di nudo online. Comunque c'era poca ciccia. Comunque la tipa è troppo intelliggente e sensibbile e quindi l'ex fidanzato bullo e gli amici tonti l'hanno lasciata da sola. Lei per sfogare il suo animo artistico ha aperto un sito di fotografia dove anche la peggio merda della scuola è immortalata ventimila volte. Ovviamente già il primo giorno John Smith attrae la sua attenzione, e il povero guardiano è costretto a rimuovere le sue foto da internet perché CAZZOTI HO DETTO CHE DEVI PASSARE INOSSERVATO JOHN SMITH!!!

Oltre alla bella biondina John Smith fa amicizia con un nerd che viene picchiato ed umiliato, ma è un personaggio totalmente inutile ai fini del film anche se poi se lo portano sempre dietro, quindi scelgo di umiliarlo anche io e non scrivere neppure il suo nome. Tiè. Anche perché non me lo ricordo. Comunque il suo babbo scomparso credeva negli AGLIENI e tutti lo scherzavano per questo motivo (oltre che per le dimensioni del suo pene).

Insomma l'AGLIENO e la biondina si innamorano, e il bello è che i loreniani (sfigati dimmerda) si possono innamorare solo una volta nella vita. Quindi FREGATO. Anche perché pochi giorni dopo John Smith conosce la numero 6, che guida una Ducati ed è dotata di fuciloni a pompa che non sono niente male.

Mimportaunasegadelcasco!
Comunque andiamo in ordine:

Quante puppe ci sono? Quanti morti spappolati? 

Puppe? Stiamo scherzando? Questo è un film per adolescenti e ragazzine hipster che hanno amato Twilight e pensano che i rettiliani stiano per arrivare! Però attenzione, il film è prodotto da Michael Bay ed in quanto tale deve avere delle scene di azione e casino totale, vedi il finale con pipistrelli alieni di 8 metri, mastini infernali, onde kame-hame-ha, hadouken, gente che scompare e il nerd (IL NERD!) che ammazza un alieno ipercattivo e dice anche una frase da figo. Stammerda. Il problema è che ste scene (che di per sè non sarebbero malissimo):

1- hanno effetti speciali in CGI penosi
2- manco una goccia di sangue!!! Gli alieni che diventano polvere appena uccisi... che cazzo di metabolismo hanno?
3- sono l'unica attrattiva del film, che quindi è inutile.


Il film è tratto da una serie di romanzi, e nelle intenzioni dei produttori avrebbe dovuto essere (ovviamente) il primo di una lunga serie. Ma giustamente ha incassato due lire, quindi la saga non si fa! Bene bene!

sabato 25 agosto 2012

In Time - Andrew Niccol (2011)



Marzia Gandolfi, su MyMovies, scrive sulla sua recensione di In Time: "La teoria del film è manifestazione dell'umanesimo che resiste al culto del capitale".

Ma sti cazzi?

A parte i francesismi, la parola del giorno è PECCATO.

venerdì 12 agosto 2011

Paul (Greg Mottola, 2011)

Mi aspettavo grandi cose da Paul, film diretto da Greg Mottola (SuXbad) ma soprattutto scritto ed interpretato da Simon Pegg e Nick Frost, le menti dietro Shaun of the Dead e Hot Fuzz. In Italia, poi, la voce di Paul è di Elio, e il trailer faceva presagire un film divertente, sboccato, scorretto. Un ET in acido.

Non è proprio così. Pegg e Frost interpretano due nerd inglesi in vacanza negli USA per visitare il Comic Con e i più famosi luoghi di avvistamento UFO. Lungo la strada si imbattono in Paul, alieno scappato alla custodia del servizi segreti americani e decidono ovviamente di aiutarlo nella sua fuga. Paul però non è il classico alieno che conosciamo... ama dire le parolacce, si mostra nudo un po' a chiunque, non ha vergogna né rispetto.

Sembrerebbe un grande, il problema è che il film non fa (troppo) ridere.

Fondamentalmente si tratta di un road movie sgangherato, con alcuni segmenti azzeccati (soprattutto quando entra in scena il personaggio della fondamentalista cattolica di cui Pegg si innamora) ma troppo debole per convincere. E il problema forse sono proprio i protagonisti, Pegg e Frost, che se in Shaun of the Dead e anche Hot Fuzz funzionavano alla grande qui sono troppo... loro stessi per riuscire bene. Probabilmente si sono molto divertiti a girare il film, ma un film deve piacere al pubblico, non agli attori... :)

Pro:

- I nerd fanno sempre simpatia
- Umorismo sboccato
- Qualche personaggio ben  riuscito

Contro:

- L'umorismo è troppo spesso forzato
- I nerd non fanno poi così tanta simpatia
- E' simpatico sentire la voce di Elio, ma non è proprio il miglior doppiatore del mondo
- Trama troppo debole per reggere un film senza gag esilaranti.

Su IMDB gli han dato 7... io non andrei oltre un 5 e mezzo.


domenica 31 luglio 2011

Robert J. Sawyer - WWW1: risveglio


Robert Sawyer - cito la quarta di copertina - è l'unico scrittore canadese di fantascienza a tempo pieno. E, aggiungo io, forse il mio scrittore di fantascienza contemporaneo preferito. Ho letto quasi tutti i suoi romanzi apparsi su Urania, tutti più che apprezzati, in particolare l'originale ciclo del Neanderthal Parallax che ipotizza il contatto con una terra parallela dove la specie dominante è quella degli uomini di Neanderthal. I suoi romanzi sono il felice e raro connubio tra accuratezza delle fonti e attenzione al lato umano dei personaggi, in un panorama che si divide sempre di più tra "fredda" hard sf e narrativa più personale Sawyer è un ponte tra i due mondi che conserva i lati migliori di entrambi.

WWW1: Risveglio è il primo capitolo di una trilogia sul risveglio (appunto) di una coscienza del web, e ha come protagonista Caitlin, una ragazza neppure sedicenne trasferitasi a Toronto, cieca a causa di una rara condizione genetica. A Caitlin viene offerto di fare da cavia per un esperimento dell'università di Tokyo, una micro telecamera viene impiantata sulla sua retina con il compito di trasmettere le immagini al suo cervello. L'esperimento inizialmente pare un fallimento, ma improvvisamente Caitlin vede qualcosa. Connessioni, segmenti luminosi, nodi... è il world wide web. Caitlin può vedere la rete intorno a sè, e sullo sfondo nota una certa interferenza, qualcosa che non dovrebbe esserci e che sembra contenere informazione...

Risveglio è un ottimo romanzo che non tradisce la tradizionale accuratezza di Sawyer (la pagina dei ringraziamenti contiene un miliardo di nomi, tra psicologi, studiosi dell'occhio umano, delle reti di computer, persino di primatologia visto che nella storia hanno un ruolo anche... le scimmie :D) ma che soprattutto parla con una delicatezza sorprendente di condizioni come la cecità e l'autismo in maniera persino toccante. I personaggi diventano vivi, è facile immedesimarsi in loro ed entrare nelle loro menti, anche quando sono lontanissimi dalla nostra esperienza. Quella di Sawyer è una fantascienza ottimista e attraente anche per il pubblico non appassionato del genere, e francamente non vedo l'ora che il secondo libro della trilogia arrivi in edicola :)

lunedì 4 aprile 2011

Joe Haldeman - Pace Eterna

Pace Eterna è il "seguito/non seguito" di Guerra Eterna, classico moderna della fantascienza scritto da Joe Haldeman nel 1974 prendendo ispirazione dalla sua esperienza in Vietnam, dove ha combattuto per due anni ricevendone in cambio una onorificenza (il Purple Heart) e una grave ferita. Parlo di seguito/non seguito perché così vuole l'autore, trattandosi di un romanzo che riprende le tematiche dell'originario ma che non ne è il diretto proseguimento. Haldeman ha detto per anni di non voler scrivere un vero Guerra Eterna pt. II ma si è infine smentito con Missione Eterna, del 1999, libro carino ma a mio parere inferiore agli altri due citati.
Siamo nel 2043, il mondo è diviso in due: da una parte gli stati "bianchi" che hanno tutto, con un sistema pseudosocialista che provvede ai bisogni di qualsiasi persona grazie all'invenzione della nanoforge, speciali macchinari capaci di fornire qualsiasi cosa partendo semplicemente dagli elementi chimici necessari; dall'altra ci sono invece gli stati "neri", gli Ngumi, che non disponendo della nanoforge soffrono la fame e patiscono ancora dei resti del colonialismo. Una guerra tra i due schieramenti impazza da anni, tenuta in qualche modo sotto controllo dai paesi "bianchi" grazie ai soldierboy, sorta di esoscheletri comandati a distanza tramite jack installati direttamente nel cervello e praticamente invulnerabili alle armi normali. Dentro uno di questi soldierboy presta servizio, una settimana ogni tre, Julian Class, giovane scienziato di colore americano. Insieme alla sua fidanzata, Amelia Harding Julian fa una scoperta che cambierà le sorti del mondo... se di mondo si potrà ancora parlare, visto che se si avviasse il Progetto Giove (praticamente un acceleratore di particelle del Cern in versione ipervitaminizzata) il mondo finirebbe inghiottito in un'istante da un buco nero. Pare impossibile, ma qualcuno, nelle elite militari, vedrebbe bene la fine del mondo... avvertire l'umanità dei rischi che sta correndo non sarà facile, specie se il piano dei due scienziati non prevede solo questo, ma addirittura la fine di tutte le guerre nel Pianeta Terra. Per sempre!

Scritto nel 1997 e premio Hugo nel 1998 Guerra Eterna è l'ennesimo ottimo romanzo di Joe Haldeman, autore che probabilmente non ha mai raggiunto le vette del suo esordio fantascientifico ma che ci ha sempre offerto ottima narrativa (vedi ad esempio "I Protomorfi", Urania 1530). Forse parlare di classico riferendoci a un libro che dopotutto non ha ancora 15 anni è eccessivo, ma questo volume di Urania Collezione offre comunque la possibilità di recuperare un romanzo che vale e che forse non ha ottenuto l'attenzione che meritava. Personaggi che restano in testa, trama ben congegnata, ma soprattutto uno stile semplice, scorrevole (persino troppo veloce in certi passaggi), che si legge con piacere. L'originale traduzione di Urania era stata a suo tempo criticatissima, quindi i curatori hanno deciso di proporne una nuova, a mio parere di buon livello. Da avere.

Info: 

Joe Haldeman - Pace Eterna
(Forever Peace, 1997)
Urania Collezione 97 - Febbraio 2011
420 pagg., 5,50€
In edicola

sabato 19 febbraio 2011

Robert Silverberg - Shadrach nella fornace


Partiamo subito da un assunto fondamentale: Robert Silverberg è uno dei grandissimi della letteratura (fantascientifica e non solo) e difficilmente si resta delusi da un suo romanzo. Qualsiasi cosa troviate comprate pure a scatola chiusa! Anche perché molto di ciò che ha fatto si trova anche a prezzi stracciati nelle bancarelle. Shadrach nella fornace è uno dei romanzi del suo periodo maturo, scritto nel 1976, e in qualche modo chiude un ciclo nella sua produzione, visto che dopo una pausa di 4 anni nel 1980 riprenderà con Il castello di Lord Valentine, fantasy che inaugura la serie delle cronache di Majipoor.

La trama

Dopo un decennio, gli anni 90 del XX secolo, di guerre batteriologiche che hanno rischiato di provocare la fine dell'umanità, nel 2012 la Terra è unita sotto la dittatura di Genghis II Mao IV Khan, che dalla capitale Ulan Bator domina il mondo intero e regola la somministrazione dell'unico vaccino capace di bloccare i mortali effetti della degenerazione organica. Il sogno di Genghis, che ha superato i 90 anni ed ha un corpo per la maggior parte non suo, visto che innumerevoli trapianti gli hanno garantito di restare sano fino ad ora, è la vita eterna. Shadrach Mordecai, il suo medico personale, sovrintende a tre progetti ambiziosi: Fenice, che vuole ottenere la rigenerazione della sue cellule; Talos, che vuole costruire un robot capace di ospitare la mente del dittatore; Avatar, per trapiantare la sua mente nel corpo ospite di un altro essere umano.

Il progetto in fase più avanzata è senza dubbio l'avatar. Ma quando Mangu, successore (e corpo ospite) designato del Khan, muore cadendo dalla finestra, tutto cambierà. E Shadrach capirà che deve fare qualcosa per proteggere se stesso e il futuro del mondo.

Il giudizio

Shadrach nella fornace è a mio parere uno dei migliori romanzi di Silverberg. Il suo stile, qui, raggiunge l'apice. La lettura è semplice e scorrevole ma non è mai banale, anzi mai come in questo romanzo l'autore appare aulico ed ispirato. Sicuramente il contesto storico politico degli anni 70 ha enormemente influito sull'ispirazione di Silverberg che ci offre tramite il suo protagonista riflessioni non banali perfettamente integrate in una trama avvincente e ricchissima di spunti.

Basta una parola per definirlo: capolavoro. Compratelo!

Info:

Robert Silverberg - Shadrach nella fornace
tit. orig.: Shadrach in the furnace, 1976
Urania Collezione 095 - Dicembre 2010
376 pagg., 5,50€

mercoledì 16 febbraio 2011

Allen Steele - Galassia Nemica


A volte un libro piacevole, scorrevole, senza troppe pretese è quello che ci vuole. Allen Steele è uno scrittore di fantascienza avventurosa, New Space Opera la chiama qualcuno, piuttosto apprezzato in Italia. Urania ha già pubblicato numerosi dei suoi romanzi e questo Galassia Nemica (a proposito, il titolo non c'entra un cazzo con la trama. Costava molto lasciare l'originale Galaxy Blues, o al limite tradurre ne "Il Blues della Galassia"?), se avrà successo, potrebbe dare il via alla pubblicazione della "Saga del Pianeta Coyote", di cui è un'appendice comunque leggibile separatamente.

La quarta di copertina

Jules Truffaut doveva raggiungere la Federazione di Coyote - la luna maggiore del pianeta Orso, sistema 47 Ursae Majoris - come un semplice clandestino. Per questo si era imbarcato a bordo dell'astronave Robert E. Lee, e certo non sospettava che i suoi piani potessero essere sconvolti fino a questo punto. Adesso, mentre gli alieni della coalizione Talus stanno per sottoporre a giudizio il nostro pianeta, il miliardario Goldstein pretende che Jules lo guidi a una misteriosa base in fondo allo spazio. La situazione è difficile sotto molti punti di vista, ma Jules Truffaut non si perde d'animo: sa di essere nato per riscattare le sorti dell'umanità intera.

Il giudizio

Come dicevo prima, il romanzo non ha grosse pretese, la trama è semplice, i personaggi sono piuttosto stereotipati e nessuno di essi è particolarmente approfondito. Nonostante questo ho letto il libro con molto piacere e in brevissimo tempo, probabilmente perché raramente si trovano autori moderni che scrivono così, senza prendere per il culo il lettore con masturbazioni pseudo tecnologiche intellettuali, ma col solo scopo di intrattenerlo, farlo divertire. Chiaro che non ci troviamo di fronte a un capolavoro, ma come lettura estiva... ops, siamo in inverno... beh, diciamo come lettura da cesso questo libro va alla grande! E non perché faccia cacare :)

Tre stelline e mezzo!

Info:

Galassia Nemica, di Allen Steele
tit. orig.: Galaxy Blues
Urania 1566 - Gennaio 2011
299pagg., 4,20€
IN EDICOLA

venerdì 15 ottobre 2010

Harry Harrison - Il Pianeta dei Dannati

E dove la trovo un'immagine decente della copertina di questo libro? :D Il Pianeta dei Dannati, nella bella edizione dei Classici della Fantascienza Cosmo del 1983, è capitato tra le mie luride manacce dopo una visita a un mercatino dell'usato appena aperto qui ad Arezzo, per la modica cifra di 3,50€. E' sempre un piacere poter acquistare un classico della fantascienza, uno dei primi romanzi di un autore che mi piace moltissimo, a un prezzo così basso. Tenete sempre d'occhio i mercatini, sono spesso forieri di belle sorprese!
La trama

Su Anvhar, uno dei mondi più inospitali della galassia conosciuta, si tiene ogni anno un’eccezionale competizione: un incredibile evento sportivo che dura un anno intero ed e composto di venti gare diverse che vanno dalla scherma alla composizione poetica, dal sollevamento pesi agli scacchi. Brion Brandd è uno dei vincitori dei « Venti », nome sotto cui è universalmente noto questo contesto atletico e intellettuale. Per queste sue enormi capacita. fisiche e mentali Brion viene contattato dalla Fondazione per le Relazioni Culturali, un organismo che tenta di ristabilire i legami tra i pianeti colonizzati dagli umani e rimasti abbandonati a se stessi dopo le lunghe e tremende guerre che sono seguite al tracollo dell’Impero Terrestre. Cosi Brion diventa un agente speciale e viene inviato sui pianeti più ostili a risolvere le questioni più spinose. In questo volume, che raccoglie i due romanzi del ciclo di Brion Brandd vedrete Brion all’opera su due mondi estremamente diversi ma parimenti ostili e pericolosi. Dapprima, in Pianeta dei dannati, su Dis, selvaggio e desolato, i cui repellenti abitanti umani hanno risolto l’ostacolo della sopravvivenza subendo un massiccio processo di adattamento alla complessa relazione simbiotica che unisce tutte le forme di vita indigene; e poi, in Pianeta senza ritorno, su Selm-ll, mondo in apparenza idilliaco, ma popolato di terribili macchinari bellici automatizzati, residui di antiche battaglie ancora in grado di lanciare mortali attacchi contro gli incauti visitatori.

L'autore

Harry Harrison, nato il 12 Marzo 1925, è uno dei principali autori/ponte tra la vecchia fantascienza classica dell'età dell'oro e quella della rinascita del genere negli anni 60 e 70. Harrison, anche illustratore e autore di fumetti, esordì con romanzi di avventura spaziale piuttosto classici come i due contenuti in questo volume, ma è poi divenuto famoso con le sue opere successive, che in gran parte spaziavano dalla commedia alla satira vera e propria. Il suo romanzo più famoso, almeno in Italia, è sicuramente Largo! Largo! (Make Room! Make Room!), che ho recensito qualche mese fa al momento della sua uscita nella Collezione Urania, e da cui è stato tratto il film 2022 i Sopravvissuti.

Il giudizio

I due brevi romanzi (Il Pianeta dei Dannati e Il Pianeta senza Ritorno) contenuti in questo volume formano la mini-saga di Brion Brandd, e rappresentano un piacevole tuffo nel passato della fantascienza, con storie semplici e ben narrate, e con in più una certa attenzione ai dettagli che spesso negli autori di quel genere veniva messa un po' da parte. Il libro non è di difficile reperibilità ed è sicuramente consigliato, anche se chi mangia pane e Greg Egan a colazione potrebbe sentirsi catapultato improvvisamente nel medioevo :D

giovedì 16 settembre 2010

Pat Frank - Addio Babilonia


Uno dei temi della fantascienza classica del dopoguerra è sicuramente l'incubo del dopobomba. E' difficile immaginare come si doveva vivere in quei giorni, con l'incubo costante di una guerra nucleare che poteva scoppiare in ogni momento, con ancora negli occhi le immagini ed i reportage della distruzione operata dagli americani ad Hiroshima e Nagasaki. I libri che trattano questo argomento direttamente o per metafora sono innumerevoli, ed uno dei principali esponenti della categoria è proprio questo Addio Babilonia, scritto nel 1959 da uno scrittore che dell'argomento doveva intendersene davvero, visto qualche mese dopo è divenuto anche consulente governativo americano. 

domenica 12 settembre 2010

Warehouse 13 - Prima serie


Ogni tanto una serie tv leggera e di puro intrattenimento ci vuole. Warehouse 13 è uno dei più grandi successi della storia del network americano SyFy channel, una sorta di X-Files che non si prende troppo sul serio, decisamente ben fatto pur senza rinunciare ad una certa estetica cheap tipica di molte produzioni del network.

I Mulder e Scully del caso sono gli agenti segreti Myka Bering (joanne Kelly, decisamente non male) e Pete Lattimer (Eddie McClintock), i quali sono chiamati in South Dakota per essere riassegnati ad una misteriosa divisione... il Magazzino 13. Nell'immenso locale sperduto nel deserto, progettato da Thomas Edison, Nikola Tesla e Cornelius Escher, vengono conservati e tenuti al sicuro i più potenti artefatti mai creati dall'umanità, oggetti che hanno assunto poteri misteriosi che in mani sbagliate rischierebbero di provocare chissà quali sconvolgimenti. Responsabile del magazzino è Artie Nielsen (Saul Rubinek), aiutato dalla sensitiva (nonchè padrona del bed & breakfast dove alloggiano tutti gli agenti) Leena (Genelle Williams) e in seguito da Claudia (Allison Scagliotti), un giovane talento della scienza sorella di un ex agente del magazzino. Tutti quanti sono agli ordini della signora Frederick (Cch Pounder, la ricorderete in The shield e non solo) e di misteriose "alte sfere".

Scopo del gruppo è radunare quanti più artefatti possibili e recuperare quelli sconosciuti di cui si ha notizia. Ma una trama più ampia si svela con l'arrivo di James McPherson, un ex collega di Artie che ha lasciato il gruppo per divergenze sul possibile uso degli oggetti. McPherson compete con Pete e Myka per il ritrovamento degli artefatti e contrariamente a loro non disdegna l'uso delle maniere forti...

La serie è piuttosto divertente, ricca di inventiva e di scene brillanti. Ovviamente il punto di forza sono i vari artefatti, qualcuno davvero gustoso (la penna di Edgar Allan Poe, lo specchio di Lewis Carroll...). Caratteristica principale della serie, come già detto, è lo spirito "allegro" e "per famiglie" che permea ogni puntata. Anche nei momenti di maggiore tensione e pericolo non è raro vedere i personaggi ridere o pronunciare battute apparentemente fuori luogo, e non c'è mai eccessiva violenza. Un piccolo neo è rappresentato dagli effetti speciali digitali di livello piuttosto basso, ma visto lo spirito dell'iniziativa è un difetto su cui si può passare sopra.

La prima serie, in dodici episodi, è apparsa anche in Italia sul canale Steel ed è facilmente reperibile, con doppiaggio di discreta fattura, mentre negli USA dovrebbe essere stata appena trasmessa l'ultima puntata della seconda serie.

venerdì 28 maggio 2010

Jack Vance - Pianeta d'acqua


Chi è il migliore scrittore di fantascienza della storia? Gli intellettualoidi a questa domanda risponderebbero in massa Philip K. Dick, il "grande pubblico" probabilmente Asimov, Ray Bradbury avrebbe la sua nicchia di estimatori... io, come al solito, sono indeciso. Di solito a questa domanda rispondo Sheckley. Anche io ho avuto il mio periodo Dick e quello Asimov. Formalmente adoro Arthur C. Clarke e qualche volta pendo dalla parte di Fritz Leiber, o di Heinlein. Ma ogni volta che finisco di leggere un libro di Jack Vance mi dico "cavolo, non so se è il miglior scrittore di fantascienza della storia ma sicuramente è quello che leggo con più piacere".

Jack Vance da sempre l'idea di divertirsi un mondo quando scrive. I suoi romanzi sono in massima parte piuttosto semplici, fantasiosissime avventure in mondi strani e descritti con qualche libertà ma anche con un livello di dettaglio elevatissimo. Pianeta d'Acqua non fa eccezione. Il romanzo narra di una nave spaziale piena di detenuti diretta verso una colonia penale che fa naufragio - o forse, chissà, viene dirottata - in un pianeta coperto interamente d'acqua, dal quale emergono solo delle sorte di ninfee galleggianti ancorate al fondo dell'oceano non si sa bene come. Senza metalli i naufraghi tornano velocemente ad una società senza tecnologie, divisa in caste e piuttosto bene organizzata. Dodici generazioni dopo la piccola civiltà conta ormai cinquantamila persone che vivono in una sorta di paradiso, con un unico pericolo che minaccia però il benessere di tutti. L'unica razza di predatori dell'isola, i giganteschi crostacei semiintelligenti kragen, sono tenuti a bada dal più grande di tutti, l'enorme Re Kragen, adorato come un dio... un dio affamato, però, che esige tributi di cibo sempre più pesanti per saziare i suoi appetiti. La maggior parte degli abitanti del pianeta pensa che sia impossibile cambiare le cose, ma una rumorosa minoranza, guidata dal "Pataccaro" Sklalr Hast, è fermamente intenzionata a liberarsi, una volta per tutte, del Re.

La trama non è forse originalissima ma Pianeta D'Acqua è un romanzo che avvince, scritto benissimo, che si legge in un lampo. Un capolavoro? No. Una chicca che rischiava di finire nel dimenticatoio, sommersa tra tanti romanzi di Vance più famosi, ed accompagnata in questa edizione anche dal racconto "Il Kragen" che è stato la base per il romanzo che l'ha seguito.

Info:
Jack Vance - Pianeta d'Acqua
(Blue World, 1966)
Urania Collezione
324 pagg., 5.50€
In edicola
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