La fantasy è un genere commerciale, e lo sappiamo benissimo. Vende anche e soprattutto a un pubblico di adolescenti, che al di là di un'apparente ribellione vogliono sempre e soltanto le solite cose. Sempre i soliti elfi bellissimi, i nani lavoratori, gli orchi brutti e cattivi e l'eroe di cui parlano le profezie tornare quando davvero c'è bisogno di lui. Esistono decine di buoni scrittori che con questi ingredienti hanno pubblicato un sacco di buoni romanzi. Poi esistono degli onesti artigiani, capaci di qualche spunto di qualità, e anche tra la loro produzione si trova qualcosa che vale la pena di leggere. Il resto, e si parla di milioni di pagine di robaccia, è merda che vende tre copie solo perché ha un drago in copertina.
Eppure la fantasy dovrebbe permettere un utilizzo sfrenato dell'immaginazione. Certo, c'è chi ha osato qualcosa di diverso, ci sono stati libri con orchi protagonisti, libri dove l'eroe non è quello previsto dalle profezie, parodie più o meno riuscite... ma non si potrebbe osare di più?
Michael Swanwick è uno di quelli che hanno osato di più. E il suo "segreto", come ha dichiarato lui stesso in una intervista, è che scrive solo di ciò che conosce. L'autore medio americano (ma anche quello italiano, visto che sono pochissimi gli esperimenti di fantasy che partano dal nostro folklore... anche perché l'autore fantasy italiano medio ha 16 anni...) non sa nulla di castelli, lande incantate e circoli di pietra, anzi vive tra fabbriche e locali di lap dance, tra autostrade trafficatissime e supermercati. Si può fare fantasy partendo da tali elementi?
"I draghi del ferro e del fuoco" (che in realtà sono due romanzi messi assieme per l'edizione italiana, anche se condividono solo l'ambientazione) dimostra che si può, eccome. Il nostro mondo è solo la base di partenza, uno spunto, ma anche se nell'universo di Swanwick si trovano abiti di Valentino e Porsche quello NON E' il nostro mondo. e' più un universo parallelo, popolato da MIGLIAIA di razze diverse. Migliaia non è un'esagerazione. Qualsiasi creatura di miti, leggende o simili è presente, e oltre alla classica mezza dozzina di elfi e nani abbiamo fate, gargoyle, orend, tokoloshe, oni, fantasmi, gnomi... e questo solo sfogliando una decina di pagine a caso. Oltre ai draghi, naturalmente. E i draghi di Swanwick sono tutto tranne che i nostri classici draghi fantasy. Creature biomeccaniche, prodotte in infernali fabbriche dove si sfrutta il lavoro minorile, sono creature crudeli, malvagie, che possono prosperare solo in una sorta di simbiosi con il loro pilota e portano anch'esso verso il male più assoluto.
QUESTA è fantasy. QUESTO è dare libero spazio alla fantasia. E attenti, non è che Swanwick abbia aggiunto un elemento all'altro a casaccio, tanto per il gusto di farlo. Il mondo da lui creato è coerente e - a suo modo - realistico. Non uno spillo è fuori posto. La magia è gli strip club possono trovare un punto d'incontro.
I due romanzi (La figlia del drago di ferro e I draghi di Babele) sono stati scritti uno nel 1993 e l'altro nel 2007. Gli anni trascorsi in qualche modo si vedono, perché seppure anche il primo sia scritto molto bene nel secondo lo stile appare leggermente migliore, più perfezionato nei dettagli. D'altro canto dal punto di vista della storia ho preferito leggermente il primo. Entrambi partono dal rapporto tra un mezzo umano e il drago con cui sono venuti a contatto, per poi andare a parlare di mille altre cose differenti, senza un freno ma con un ben preciso filo logico. Difficile riassumere la trama. Anche perché non ne ho voglia. :P
L'importante è che passi il messaggio: LEGGETE I LIBRI DI MICHAEL SWANWICK! Non quelli di Licia Troisi o Chiara Strazzullo o dell'autore fantasy diciassettenne #84. Non ve ne pentirete. Neppure se siete dei diciassettenni pure voi.
Info:
Michael Swanwick - I draghi del ferro e del fuoco
(The Iron Dragon's Daughter, 1993 - The Dragons of Babel, 2007)
Urania Millemondi #54 - Febbraio 2011
638 pagg., 7,50€
In edicola