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domenica 15 giugno 2014

Her... si, proprio Lei!



Ho adorato il regista Spike Jonze fin dal suo primo film: Essere John Malkovich. Fin dall'inizio dimostrava quella innata capacità che vorrei tanto avere anche io, essere un tantino fuori fase ma allo stesso tempo riuscire a comunicare qualcosa a tutti. Beh, a quasi tutti. Essere John Malkovich (se non l'avete visto CORRETE A GUARDARLO!) partiva dall'assurda idea che un passaggio nascosto dietro ad un mobile portasse per quindici minuti nella testa di John Malkovich. La mente dietro al progetto era ovviamente quella dello sceneggiatore Charlie Kaufman, ma la simbiosi col regista era davvero perfetta, come dimostrato anche nel successivo (e sempre bellissimo) Il Ladro di Orchidee, che più che una trasposizione del romanzo omonimo era la storia della trasposizione del romanzo da parte dello sceneggiatore, un programma metafilmico che non si può dire originalissimo in sé, ma che venne usato in maniera innovativa e con risultati eclatanti.


Successivamente il rapporto tra Jonze e Kaufman si è interrotto, e sono passati sette anni prima di rivedere un nuovo film del regista. Nel Paese delle Creature Selvagge era l'adattamento di un libro illustrato di Maurice Sendak, sceneggiato dallo stesso regista insieme a Dave Eggers. Il risultato fu visivamente sublime, ma il film nel suo complesso risultava un po' incompiuto. Adorai anche quel film, ma mancava quella magia che i lavori precedenti con Kaufman avevano saputo creare.


Oggi, quattro anni dopo (la pellicola è del 2013), è il turno di Her, il primo film di cui Jonze scrive soggetto, sceneggiatura e firma la regia tutto da solo. Il film è meno visivamente impressionante e ricco dei precedenti, ma qua e la si vede il tocco di Jonze. Le scene in cui Joaquin Phoenix (l'eccellente protagonista) balla da solo per le strade, con la camera che gira intorno a lui, sono puro Jonze, ma qui il regista lavora più per sottrazione che per addizione. Spegnendo la luce nel momento più intimo, ad esempio. Ma soprattutto prendendo la più bella e desiderata attrice del momento e toglierle corpo, viso, tutto. Lasciare solo la sua voce e saperla rendere evocativa, complice, eccitante, vera.


Her è la storia di Theodore, un uomo che per vivere scrive toccanti lettere per conto di sconosciuti. Da quando l'ex moglie l'ha lasciato Theodore è un uomo solo, che può contare solo sull'affetto di una coppia di amici, per il resto pensa solo al lavoro e prova a distrarsi con videogiochi e chat telefoniche più o meno erotiche... Un giorno tornando a casa nota la pubblicità di un nuovo sistema operativo che saprebbe evolvere una propria personalità, adattandosi alle richieste ed alle esigenze del cliente. Theodore lo compra, lo installa e nel computer emerge la personalità di Samantha, con la voce di Scarlett Johansson. Samantha è amica, complice, sa riorganizzare la vita e il lavoro di Theodore, lo incoraggia e lo stimola. Lui resta affascinato dalla sua intelligenza curiosa, e tra i due cresce un sentimento che diventa via via sempre più intimo...


Lei è un film retto soprattutto dalla straordinaria interpretazione di Phoenix, goffo poeta anche imbruttitosi per la parte (sembra Leonard di Big Bang Theory :D) ma capace di riuscire vero e naturale anche quando parla da solo in mezzo alle strade, unico attore sulla scena per gran parte della pellicola. Ma il film è un successo soprattutto per il tocco lieve di Jonze, che sa prendere un argomento delicato e difficile e lo tratta con rispetto, deferenza, senza cadere né in facili compatimenti né in giudizi di merito che potrebbero apparire anche molto facili. La sua è una fantascienza light (il film potrebbe essere ambientato tra cinque o dieci anni), estremamente poetica, con una perfetta colonna sonora. Potrebbe essere il film ideale per far piangere la vostra fidanzata, ecco, una pellicola con sentimenti forti che non ha paura di esprimerli.


Un film che avrebbe potuto essere perfetto... con venti minuti in meno di pellicola. Nella parte finale emerge infatti forse la piccola inesperienza di Jonze come scrittore in proprio (comunque... ha vinto l'Oscar per questa :D), e qualche piccolo momento ridondante o troppo esplicitamente sentimentale avrebbe potuto essere limato. Insomma, nella mia personale classifica dei suoi film non batte Il Ladro di Orchidee, la mano di un Kaufman avrebbe potuto essergli utile anche oggi. Resta comunque un quasi capolavoro ed uno dei film dell'anno. Sembra poco?

Voto: **** 1/2

martedì 3 novembre 2009

Nel paese delle creature selvagge (Jonze, 2009)


Where the wild things are è un libro illustrato scritto e disegnato da Maurice Sendak nel 1963, e l'autore molto probabilmente non avrebbe mai immaginato che potesse divenire un film. Forse un cortometraggio animato, ma un film vero, con attori in carne e ossa... Spike Jonze invece, patito del libro fin da bambino, ha sempre avuto il sogno di trasporlo su pellicola e finalmente ce l'ha fatta. Rimanendo fedele come più non si poteva all'opera originaria.

Il libro comincia con "quella sera Max si mise il costume da lupo e ne combinò di tutti i colori". Max fa proprio così, non sa trattenersi anche se a volte si pente, ha problemi di autocontrollo e persino sua mamma glielo dice, chiamandolo "mostro selvaggio". "E io ti sbrano", risponde lui, e comincia una fuga , nella foresta, lungo il fiume che poi diventa un mare, verso un mondo immaginario popolato da giganteschi bestioni famelici che lo incoronano re. E che finiscono per porlo di fronte a questioni molto simili a quelle che deve affrontare una famiglia.

Il paese delle creature selvagge è un mondo ritratto con linee nette, dove deserti che si estendono a perdita d'occhio confinano direttamente con le foreste e il mare, ritratte con estrema semplicità nel sud dell'Australia. Il design delle creature è deciso, praticamente uguale al libro e reso con tratti semplici ed espressivi. Il film scorre così tra esplosioni di aggressività e momenti dolci o introspettivi, una storia di crescità che affascinerà chi non ha bisogno di chiedere troppi perchè. Secondo l'autore "deve piacere soltanto ai bambini", ma probabilmente lo apprezzeranno di più i grandi... che sono rimasti bambini dentro.

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