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lunedì 30 marzo 2009

Gran Torino (Clint Eastwood, 2008)


Walt Kowalsky è un veterano della Guerra di Corea, che dopo la morte della moglie vive solo con il cane in un sobborgo americano dove ormai di americani non ce ne sono più... lui è rimasto praticamente l'unico, tra gang di ispanici, neri e soprattutto di cinesi hmong, etnia alla quale appartengono anche i suoi vicini di casa. Walt non ha praticamente alcun rapporto con i figli, vive in un proprio personale mondo fatto di disprezzo per tutto ciò che è diverso (neri, gialli, ma anche i giovani) e l'unico suo "amico" è un barbiere italiano con il quale passa tutto il tempo a battibeccare. Ma è anche una persona onesta, di solidi principi, capace di ravvedersi dei propri errori. E quando il giovane e timido Tao, che per una "prova di iniziazione" aveva tentato di rubargli la sua amata Ford Gran Torino del 1972, viene costretto dalla sua famiglia a lavorare per Walt per scusarsi, il vecchio reduce si affeziona a suo modo al ragazzo, tenta di farne un uomo, di allontanarlo dalle cattive compagnie e diventa per lui un modello di vita.

Qualche deficiente ha parlato di film razzista che alimenta la paura per il diverso. Deficienti, appunto. Walt apostrofa per tutta la durata del film i suoi vicini come musi gialli del cazzo o altri epiteti del genere, ma è proprio da loro, dai diversi, che impara qualcosa, che trova il modo di redimersi, è grazie a loro che sotto la scorza da Ispettore Callaghan invecchiato intravediamo un uomo d'oro. Clint è straordinario, per come rende il suo personaggio che da alcuni è stato interpretato come un riassunto di tutti quelli della sua carriera, ma che in realtà ha a mio parere qualcosa in più, delle sottigliezze evidenziate alla perfezione (il gesto della pistola fatto con la mano) che lo rendono ancora più vivo. Da regista si dimostra ancora una volta forse più bravo che da attore... ma se è vero che questo sarà l'ultimo film in cui apparirà davanti alla telecamera abbiamo perso uno dei più grandi. Speriamo che ci sforni ancora almeno altri cento film della portata di questi, perchè da Mystic River ad oggi ci ha regalato un capolavoro dopo l'altro. Dio ce lo preservi!

lunedì 17 novembre 2008

Changeling (Clint Eastwood, 2008)


Ve lo sareste mai aspettato un film come "Changeling" dall'Ispettore Callaghan? Eppure ormai non dovrebbe essere una sorpresa: dopo Million Dollar Baby e i due film su Iwo-Jima il vecchio Clint Eastwood dimostra ancora di essere in una forma creativa impressionante, e ci propone un altro gran pezzo di cinema. Cinema bello, vero, che non ha bisogno di pietismi o trucchetti per suscitare emozioni. La storia è quella (vera) di una mamma single negli anni 20 a Los Angeles il cui figlio improvvisamente scompare da casa. Qualche mese dopo la polizia la chiama: suo figlio è stato ritrovato. Solo che... non è lui. La donna insiste, i poliziotti si sono sbagliati, ma questi continuano a dire che il figlio è proprio lui, che il trauma ha provocato dei cambiamenti e che... etc. etc.

Eastwood è aiutato qui da una Angelina Jolie mai così intensa (oscar in vista?) e da un cast di supporto notevole (tra gli altri John Malkovich nella parte di un predicatore che aiuta mamma Angelina nella sua lotta). Con una storia verissima risalente a quasi cent'anni fa il regista ci regala uno dei film più "politici", ma forse sarebbe meglio dire etici. Tutto in difesa dei diritti umani e dei più piccoli in generale, e con la massima simpatia per chi, da solo, pare battersi contro i mulini a vento. Emozionante e consigliato.
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