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domenica 4 ottobre 2015

Venti anni fa #16: Se7en

Il 1995 fu l'anno in cui Kevin Spacey divenne improvvisamente il miglior cattivo della storia del cinema, grazie a I Soliti Sospetti e...

SEVEN


Oggi tutti gli appassionati di cinema conoscono David Fincher, uno dei candidati più forti al titolo di miglior regista vivente, ma nel 1995 Fincher era "solo" quello di Alien 3, pellicola con il senno di poi molto buona, ma troppo diversa dai precedenti capitoli della saga per piacere davvero ai fan. Ma chissenefrega dei fan, quello che Fincher aveva in mente era un cinema diverso da tutto quello che c'era stato fino a quel momento. Seven (o Se7en) era già nel 1995 il perfetto prototipo di thriller del 2000, per la rappresentazione tra l'iperrealistico ed il grottesco della violenza, per la tensione tra i protagonisti, per la fotografia oscura ed immersiva, per la struttura a capitoli della storia che accompagna lo spettatore in un viaggio indimenticabile ancora, figuriamoci all'epoca.

La storia del serial killer che segue i peccati capitali per i suoi delitti, tratta da un romanzo di Andrew Kevin Walker, ci porta in un mondo di violenza indicibile e ci avvolge in un turbine di rapporti umani inedito, fino all'indimenticabile e sorprendente finale. La cosa bella di Se7en è che è allo stesso tempo un film di attori e un film indissolubilmente legato al proprio regista. E' impossibile immaginarlo interpretato da altri che non siano Brad Pitt (nel ruolo della vita), Morgan Freeman (perfetto) e Kevin Spacey (spaventoso in tutti i sensi), ed è altrettanto impossibile immaginarlo diretto da un qualsiasi altro regista. E' uno di quei rarissimi casi di film forse non perfetto in assoluto (qualche lungaggine che avrebbe potuto essere evitata, qualche momento che sconfina nell'eccessivamente grottesco) ma perfetto per il momento e la situazione in cui è uscito. Se7en ha segnato un'epoca.

Voto: **** 1/2

domenica 6 marzo 2011

The Social Network (Fincher, 2010)


Nel bene o nel male è innegabile che un "semplice" sito internet, Facebook, abbia cambiato la nostra società. Un ragazzo di una ventina d'anni, sfigato, con un notevole complesso d'inferiorità e qualche problemino nei rapporti umani, partendo da una stanzina ad Harvard è diventato in soli 7 anni uno degli uomini più importanti del pianeta. Ma come dice la frase di lancio... non arrivi a 500 milioni di amici senza farti qualche nemico.

The Social Network, di David Fincher, è la storia della nascita di Facebook e dei misteri che la circondano. Di chi è stata effettivamente l'idea? Come si è arrivati da poche università americane, seppure prestigiose, al fenomeno globale di adesso? Fincher ce lo racconta in un film rigoroso che apparentemente non prende posizione, ma ha fatto discutere per la durezza e l'onestà con cui ci presenta le varie posizioni. Ci si può chiedere se davvero valeva la pena di fare un film su Facebook adesso, se non si tratta solo del frutto della moda. Ma forse mancava davvero un film del genere, che mostrasse il volto meno umano della nuova imprenditoria online, il lato "sociopatico" dei nuovi geni, cosa si nasconde dietro i miracoli della nuova net economy.

La pellicola è tutta nelle spalle della regia rigorosa e formalmente perfetta di Fincher, qui al suo meglio anche in un film che non permetteva chissà quali colpi di classe, e dell'interpretazione di Jesse Eisenberg/Mark Zuckerberg, quasi miracolosa per come riesce ad esprimere la... mancanza di espressività, quasi di emozioni del protagonista. Bravissimi anche tutti gli altri interpreti, persino Justin Timberlake che fa il creatore di Napster :D

Una storia non spettacolare ma tiratissima, che si segue con grande piacere. Forse il miglior film del 2010. Da vedere... sia che siate patiti di Facebook che tra i pochi snob rimasti senza un profilo.


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