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domenica 18 novembre 2012

Gotthard - Firebirth

Francamente pensavo che dopo il tragico 5 ottobre 2010, quando il cantante Steve Lee perse la vita in un assurdo incidente stradale, per i rocker svizzeri Gotthard fosse giunta l'ora degli addii. Troppo importante la voce carismatica e la presenza sul palco del fondatore della band, e invece il gruppo si è compattato intorno al chitarrista Leo Leoni e quasi subito ha scelto un nuovo frontman, lo svizzero australiano Nic Maeder. Ero piuttosto curioso di vederlo al lavoro sui pezzi della band, e dopo ripetuti ascolti devo dire questo Firebirth ha proprio il sapore di un nuovo inizio.

Fin dall'opener Starlight, anche grazie alla produzione di Paul Leni, si nota uno stile più asciutto e classico rispetto agli ultimi due - bellissimi - Need to Believe e Domino Effect. Uno stile decisamente più simile a quello dei dischi degli esordi dei primi anni 90. Un disco più semplice ed immediato, che colpisce subito grazie all'opener Starlight, e che continua ancora meglio con la trascinante Give me Real. Remember it's me è il primo dei tre lenti del disco, non male, tra le altre da segnalare la solare e trascinante Yippie Aye Yay e la splendida ballad Where are you, ovviamente dedicata al frontman scomparso. 

Due parole su Nic Maeder: timbrica ovviamente simile a quella di Steve Lee, ottima estensione vocale, una voce calda, decisamente rock, mi piace. Non ha ancora la personalità di Lee, ma sarebbe impossibile pretenderlo. Se continuerà con la band troverà la sua strada e la sua originalità. Il disco è piacevole fin dall'inizio, mai sorprendente, certo, ma devo dire che se all'inizio temevo in una scarsa longevità continuo invece ad ascoltarlo con piacere, ed anzi inizio ad apprezzare pezzi come S.O.S. che prima mi parevano sottotono.

La fenice dei Gotthard rinasce quindi dalle proprie ceneri, il gruppo torna alle radici, ai Led Zeppelin, ai Whitesnake, ad un hard rock che flirta con l'AOR, accantonando per un attimo l'approccio più moderno che aveva portato agli ultimi (capo)lavori. Non tra i migliori, ma si pone con assoluta dignità e non sfigura nella discografia del gruppo. Attendiamo il prossimo per la conferma, ma i Gotthard ci sono e rockeggiano ancora.

Starlight!



mercoledì 30 settembre 2009

Gotthard - Need to Believe


Faccio mea culpa: non avevo mai ascoltato con attenzione i Gotthard, salvo qualche pezzo sparso, e li avevo giudicato un buon gruppetto hard rock e niente più. SBAGLIATO. Le recensioni di questo ultimo Need to Believe erano tutte esaltanti e io non mi sono potuto esimere dal procurarmi il disco completo... signori, questo è un capolavoro e io il 24 Ottobre me li vado a vedere a Cesena, pregustando già l'orgasmo :D Need to Believe è un disco che fonde ritornelli zuccherosissimi (cantati alla grande da quel mago di Steve Lee), ritmiche serrate, orchestrazioni che riempiono il brano ma non lo svuotano di significato e una produzione modernissima ed esaltante firmata da Rick Chicky. Già dalla opener Shangri-La si capisce dove si andrà a parare: ritornelli da cantare a squarciagola e un hard rock trascinante, nostalgico ma allo stesso tempo moderno per suoni e concezione. La successiva Unspoken Words è il mio pezzo preferito del disco, parte carichissimo e ha il suo apice in una melodia strepitosa. Poi c'è la titletrack... oh, non riesco a parlare di un pezzo piuttosto che di un altro, sono tutti belli! Magari si poteva evitare la conclusiva Tears to Cry ma CHISSENEFREGA. Questo dei Gotthard è un capolavoro e io mi sono già procurato il resto della loro discografia ;)

Godetevi NEED TO BELIEVE!

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